Visualizzazione post con etichetta escursionismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta escursionismo. Mostra tutti i post

2 febbraio 2016

A piedi sulla "Via degli Dei"


Il nostro viaggio nella natura prosegue a piedi sull'Appennino da Bologna a Firenze camminando lungo la "Via degli Dei".


Tra storia, natura e arte camminando sulla “Via degli Dei”. Un itinerario sull'Appennino da Bologna a Firenze attraverso monti brulli o boschi ben curati, che si arrampica su una serie di pendii che prendono il nome da alcuni antichi Dei romani.  Una via che si lega anche alla storia, ripercorrendo tratti (alcuni ottimamente conservati) dell'antica via Flaminia Militare, utilizzata dalle legioni per spostarsi senza rischio di agguato e per presidiare un territorio non facile. Ma il cammino si interseca anche con tratti della via Gotica, costeggiando luoghi come Marzabotto, ed attraversandone altri come Monte Adone o Brento, teatro di battaglia della Seconda Guerra Mondiale, così come alcune trincee nei pressi dell’Osteria Bruciata, senza dimenticare il Cimitero Germanico del Passo della Futa. Un percorso poco transitato, non difficilissimo ma comunque impegnativo, con i suoi continui saliscendi, non sempre ben segnalato (in alcuni punti in Emilia le indicazioni tendono a perdersi, in Toscana le “du bal zal”, le due palle gialle simbolo del percorso, sono praticamente inesistenti), ma paesaggisticamente molto interessante. Va detto che bisogna essere previdenti visto che i paesi non sono così frequenti e soprattutto siccità e vari lavori ad Alta velocità e Variante di Valico hanno contribuito a far scomparire le fonti d’acqua, per cui specialmente in periodi di grande caldo, una buona scorta d’acqua è d'obbligo. Il cammino che alterna alcuni pezzi di asfalto (pochi per fortuna) a strade bianche e sentieri, difficilmente resta in quota, offrendo continui sali scendi, che, per chi sceglie di farlo in 3 giorni, rischiano di farsi sentire. Cinque giorni di cammino possono essere sufficienti per prenderlo in completo relax. Senza trascurare la buona ospitalità (per chi non deciderà di farlo con la tenda) e la gastronomia che s'incontra sui due versanti dell’Appennino, entrambi vocati alla ristorazione.
Nel nostro cammino, anche se l’itinerario canonico prevede la partenza da Piazza Maggiore a Bologna e l’arrivo in Piazza Signoria a Firenze, abbiamo voluto escludere i tratti cittadini, per levarsi un po’ di asfalto, partendo dal piccolo abitato di Badolo, lungo il Contrafforte Pliocenico nel comune di Sasso Marconi, per chiudere con l’ascesa al Santuario di Monte Senario che protegge il Mugello e la vallata di Firenze.  
Da Badolo, subito in salita, parte il sentiero per  CAI n° 122 con le palle gialle  e la scritta BO-FI (una delle poche costanti). Subito decisa l’ascesa al Monte del Frate da dove si può ammirare un bel panorama verso la val di Setta. Dopo una discesa si torna, attraverso una larga strada bianca tra fattorie ed agriturismi, che di colpo diventa uno stretto viottolo in salita, si torna a salire verso il costone roccioso che domina il monte Adone dove solo sulla vetta ci si riposa, prima di una netta discesa verso Brento che ospita un'osteria che promette molto bene e una fonte d’acqua. Da qui si riparte su strada asfaltata, ma ancora una volta in continuo saliscendi, verso Monzuno, distante 5-6 chilometri, paese più grande, ricco di servizi e che ospita in estate numerose manifestazioni, possibile sede anche di tappa. Da qui, sempre più su strada asfaltata, si sale rapidamente (e con poche indicazioni), verso Montevenere che si nota anche da distanza per una grossa torre della Telecom. Salita impegnativa, specie in pieno giorno, verso una vetta che consente di scorgere un bel panorama, anche se solo l’ultimo pezzo è attraverso sentieri sterrati. Da qui si scende, attraverso una larga strada sterrata fino alle case di Le Croci e, dopo una tranquilla (visto le precedenti) risalita al Monte del Galletto si scende su Madonna dei Fornelli, nostro posto tappa. Paesino carino, molto ospitale dove ci sentiamo di segnalare, per dormire, il Bad & Breakfast “La Balestra” ed il ristorante “I Fornelli” specialmente per i primi piatti.
Poco sopra la chiesetta di Madonna dei Fornelli, parte subito la ripida salita lungo il sentiero CAI 19 fino al monte dei Cucchi. Attraversando una bellissima foresta si scende fino al quadrivio di Pian di Balestra da dove si segue l'asfalto fino al suo termine. Le indicazioni BO-FI e strada Romana ci portano direttamente nel bosco, appena dopo il culmine del Monte Bastione si trova il confine fra Emilia e Toscana. Qui sono visibilissime (tra l’altro in zone in cui sono state costruite eleganti villette nel bosco) tracce molto ben conservate di Flaminia Militare, ma anche cave, e segni dell’intervento dell’uomo. Bellissimo il panorama che si apre a Faggeta, dopo un cancello con la vallata del Setta che, ai piedi dell’ampio pratone, mostra il meglio di se. Si supera il Casone e si arriva alla Piana degli Ossi ed in località Passeggere, dopo il bivio per Bruscoli si risale in maniera impegnativa fino ai 1200 metri delle Banditacce “Cima Coppi” dell’escursione. Bella, anche se non sempre ben segnalata, la discesa verso la Futa dove, al Camping o alla Bottega poco più sotto, consigliamo di rifornirsi abbondantemente di acqua, visto che non se ne ritroverà fino a Sant’Agata. Costeggiato il cimitero tedesco della Futa (magari uno può pensare anche ad una visita, pur essendo ben visibile anche da fuori) luogo di grande riflessione, dalla strada che porta a Firenzuola, poco dopo la rotonda,  sulla destra dopo una cabina dell’Enel, riparte il sentiero, non leggero, che attraverso numerosi saliscendi conduce al Monte Gazzarro (che uno può raggiungere sino alla vetta oppure aggirare secondo le due vie che portano all’Osteria Bruciata). La discesa, tutta nel bosco, non sempre ben segnalata, è impegnativa, con appigli non facili, specialmente in caso di pioggia, attraverso lo 00. Dal cippo in pietra dell’Osteria Bruciata (la fonte è secca!) si trova l'indicazione CAI 46 per Sant'Agata. Bella la discesa che offre ampi squarci sul Mugello, in particolare sulla zona di Marcoiano, con la bella visione del Bilancino, che risplende soprattutto nel pomeriggio. Il sentiero scende fino a Montepoli (volendo c’è acqua al cimitero) passando dai ruderi delle case di Riarsiccio. A Sant’Agata, oltre ai vari servizi, meritano una visita i tre musei (arte sacra, archeologico e quello sulla civiltà contadina di Leprino) e l’antica Pieve. Dal ponticino che arriva da Montepoli, se non si vuol visitare Sant’Agata, si gira a destra, in direzione Galliano e dopo neanche un chilometro, sulla sinistra, si trova il bivio per Gabbiano che attraverso una strada abbastanza pianeggiante, prima sterrata, poi asfaltata, bei campi ed alcune belle villette, si riscende su San Piero a Sieve costeggiando il campo di golf. Qui, fine della nostra seconda e durissima tappa, ci sono varie possibilità per dormire e mangiare: campeggio, pensioni, vari ristoranti e pizzerie, anche se nel nostro caso ringraziamo la Polisportiva per la possibilità immediata di fare docce e di cenare al campo sportivo.  
Da San Piero, o via asfalto o salendo prima alla Fortezza di San Martino e poi al Trebbio, si arriva all’abitato di Campomigliaio, dove, accanto al circolo SMS, parte la strada che porta al cimitero e da li sale verso Montesenario. Sentiero CAI non sempre ben segnalato, ma che, almeno nella prima parte, è difficile sbagliare visto l’ampiezza della strada principale. In un bosco molto bello che si lascia apprezzare malgrado la salita ripida attraverso Caselline, si arriva, dopo un difficile aggiramento di una fattoria, alla strada che da Bivigliano porta alla Tassaia. Qui la si segue verso sinistra fino ad un bivio sulla destra, nei pressi di un parcheggio sterrato (pochi metri più avanti, se si ha voglia di una piccola deviazione la bella Badia di Buonsollazzo) da dove parte un sentiero deciso verso Monte Senario. In poco più di 40 minuti si arriva tranquillamente al bel santuario dove, magari gustando un Gemma d’Abeto, si può godere, oltre che della tranquillità e magari di un attimo di raccoglimento, di un panorama bellissimo. Da qui, per chi continua, rapidamente attraverso le quattro strade e Fiesole (via strada quasi tutta) si scende su Firenze.

18 novembre 2014

Pedalate nella storia e nella natura della Montagna fiorentina con "La leonessa"

Nei giorni 25 e 26 aprile del 2015 di scena "La Leonessa". pedalata ciclostorica non agonistica che si svilupperà su quattro differenti distanze lungo suggestivi percorsi sterrati della Montagna fiorentina.


L’idea de “La Leonessa” nasce tra il 2013 e il 2014, in seguito all’analisi di antichi percorsi oggi poco battuti, o quasi del tutto dimenticati che toccano molte delle principali architetture rurali della zona (di origine sia religiosa, come piccole chiese e pievi, che militare come castelli e torri) risalenti in gran parte al Basso Medioevo; molte di queste vecchie strade attraversano parti assai ricche di coltivazioni caratteristiche come viti e oliveti, transitano presso vecchi edifici di campagna e si inerpicano fino alle meravigliose foreste vallombrosane, antiche di secoli. Il tutto avviene consentendo numerose vedute panoramiche di particolare pregio paesaggistico, con variazioni continue di punti di vista e percezioni sempre diverse del territorio della Montagna Fiorentina. Proprio per questo motivo si spiega il coinvolgimento della Facoltà di Architettura di Firenze fra gli enti promotori dell’evento: una volta verificata la possibilità tecnica di inserire un percorso idoneo per un evento come una ciclo-storica, la proposta progettuale è stata fatta al Comune ed alla Pro Loco di Pelago, che hanno colto le potenzialità dell’iniziativa ed hanno deciso di portarla avanti.
A chi vorrà partecipare a “La Leonessa” saranno offerti anche dei particolari pacchetti turistici, che permetteranno di visitare le bellezze storiche, culturali ed ambientali della Valdisieve Valdarno, grazie ai servizi di accompagnamento e di visite guidate che la Proloco di Pelago proporrà per l'occasione. Saranno coinvolti attivamente i molti agriturismi e ristoranti presenti sul territorio e che sono i depositari dell'antica cultura dell'ospitalità che ha caratterizzato, nella storia, il territorio della Montagna Fiorentina.
Sul sito www.prolocopelago.it/ciclostoricalaleonessa è già possibile iscriversi on line e consultare i tracciati dettagliati con le distanze e le altimetrie. Sempre sul sito si potranno anche vedere i requisiti che dovranno caratterizzare le biciclette che devono essere da corsa su strada ed essere state costruite prima del 1987. Info: www.prolocopelago.it -
leonessaciclostorica@libero.it - Per info turistiche e prenotazioni: prolocopelago@gmail.com.
Facebook, Twitter ed Instagram:   https://www.facebook.com/groups/LaLeonessaCiclostorica/  
https://twitter.com/leonessadepoca - http://instagram.com/leonessadepoca
Pao. Ma.

25 ottobre 2014

A cavallo dall'Acquerino alla Val di Luce

Tra natura, storia, cultura e tradizioni nasce l’Ippovia della Provincia di Pistoia. 
"Il turismo equestre come segmento strategico di una nuova offerta turistica, improntata alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione delle risorse naturali": guarda in questa direzione la realizzazione dell’ Ippovia della Provincia di Pistoia con la guida “Per Monti e Per Valli. Luoghi e incontri a cavallo sull’Appennino Pistoiese” che sarà presentata domenica 26 ottobre alle 16 nella sala consiliare del Palazzo dei Capitani a Cutigliano in occasione della rassegna della castanicoltura. Interverranno la presidente della Provincia Federica Fratoni, il sindaco di Cutigliano,Tommaso Braccesi,e i curatori rispettivamente del volume e degli itinerari, Sem Petrucci e Mario Menici. 
Il lavoro, promosso dall’Area pianificazione strategica della Provincia di Pistoia, prende le mosse dal progetto regionale per lo sviluppo del turismo equestre e del sistema delle ippovie toscane, in risposta alla richiesta crescente di sentieristica a cavallo. Quelli che, un tempo, erano storici e naturali collegamenti tra realtà insediate, oggi si rinnovano come opportunità di crescita per i territori rurali e le economie locali; natura, tradizioni, antichi sapori e arte sono gli elementi che compongono l’esperienza del turismo equestre, alla riscoperta dei ritmi lenti delle passeggiate a cavallo. 
I territori attraversati, quasi tutti all’interno del patrimonio agricolo forestale regionale (PAFR ) e delle riserve naturali statali, sono un’ eccellenza dal punto di vista naturalistico, per varietà forestali, acque e paesaggi; fanno da preziosa cornice la storia dei territori, dei borghi, delle attività insediate, che costituiscono elementi di curiosità e interesse per i visitatori a cavallo. 
Il volume “Per Monti e Per Valli. Luoghi e incontri a cavallo sull’Appennino Pistoiese” traccia un lungo percorso sulla nostra montagna: si parte da Cascina di Spedaletto, nella riserva naturale dell’Acquerino, per arrivare a Sambuca Pistoiese, fino a Valico di Posola e Casetta Pulledrari, nella foresta del Teso; da qui, proseguendo lungo il crinale appenninico, si giunge al lago Scaffaiolo e al passo della Croce Arcana, con arrivo alle Roncacce; scendendo, si raggiunge Cutigliano e, attraverso Casotti, si arriva in località La Piastra; l’itinerario prosegue in direzione Torri di Popiglio, fin a Pian di Novello; passando attraverso la riserva naturale di Pian degli Ontani, si inizia la salita fino al lago Nero, arrivando al Passo di Annibale in Val di Luce e poi al Rifugio dei Casentini in Provincia di Lucca. L’itinerario viene proposto suddiviso in tappe, con indicazione dei sentieri e dei tempi di percorrenza. 
Non mancano gli approfondimenti: la storia del molino Sichi, l’esperienza della Dynamo Camp di Limestre, la magia del lago Scaffaiolo, le acque curative delle fonti Freda e del Capitano di Cutigliano, la storia della poetessa pastora Beatrice di Pian degli Ontani, la leggenda sportiva di Zeno Colò. Una parte è dedicata alla tradizione enogastronomica, con i consigli di buona cucina per tutti gli appassionati: dal pecorino al latte crudo, alla patata bianca del Melo, dai frutti del sottobosco, alla farina di castagne. Infine, una sezione è dedicata ai consigli dei veterani per la cura dei cavalli. 
La guida, pubblicata dalla casa editrice Pacini Editore, sarà disponibile nel tradizionale circuito della distribuzione libraria e sarà promossa ai principali eventi fieristici del settore ippico.
Pao. Ma.

28 agosto 2014

Domenica ci facciamo... una Sambuca?

Un'occasione per godersi in modo diverso, tra cultura, gastronomia e natura un gioiello del nostro Appennino.

Per il secondo anno consecutivo, domenica 31 agosto, viene organizzata una gita a piedi o in bicicletta lungo uno dei più bei passi dell’Appennino. Un’iniziativa tanto voluta dal Ciclotour Mugello, che da anni promuove sicurezza, valorizzazione del territorio e buone pratiche legate al ciclismo, e che su queste strade vede transitare i protagonisti dell’evento di giugno e quelli che scelgono di percorrere il Distretto Cicloturistico del Mugello. Un tratto di strada che sarà possibile attraversare in tutta tranquillità e lontano dai rumori per godersi pienamente lo spettacolo che la natura offre. Il passo della Sambuca verrà infatti chiuso al traffico motorizzato dalle ore 8,00 alle ore 12,00. Il tratto di strada chiuso al traffico motorizzato sarà quello compreso tra Palazzuolo sul Senio (tra l’incrocio della S.P. 477 e la S.P. della Faggiola) fino alla cima del Passo della Sambuca (Km. 10,68 della S.P. 477).
I pedoni ed i praticanti di tutte le discipline sportive non a motore (bici, ski roll, pattini, ecc..) avranno acceso libero ed esclusivo a questo tratto di strada.
In cima al passo gli organizzatori hanno organizzato un ristoro per poter recuperare l’acido lattico della salita. Info: Ciclo Tour Mugello 3473215143; Senio bike 3394367876; www.palazzuoloturismo.it.
Pao. Ma.


4 luglio 2014

Tre sentieri per tre pittori

Ponte a Vicchio (foto p. maggi)
I nostri appuntamenti a piedi con l'ambiente, la natura, la storia e la cultura del territorio fanno tappa a Vicchio di Mugello da dove attraverso suggestivi saliscendi adatti a “tutte le gambe” ci si avventura nei luoghi di riferimento di tre grandi pittori: Giotto, Cimabue e Beato Angelico. Tre percorsi ad anello che partono dal centro della cittadina mugellana   denominati Itinerario A - Cimabue, Itinerario B - Giotto e Itinerario C - Beato Angelico.
Itinerario A, Cimabue
Da piazza Giotto si percorre la zona urbana di via Garibaldi, piazza della Vittoria, viale Beato angelico e si imbocca il vialetto dei “giardini del sole” e la zona “167” (raggiungibile facilmente anche dalla stazione ferroviaria). Da qui si lascia la zona urbana e si comincia la passeggiata imboccando la strada vicinale “Muccione di Sotto – Mirandola” al fine di superare il torrente Muccione ed arrivare, costeggiando campi coltivati, alla strada comunale di Pilarciano. Percorsi circa 200 metri verso monte si svolta sulla sinistra e si prosegue su strada vicinale attraversando le località di San Romolo, Il Poggio, i Macchioni fino alla frazione di Pesciola. Si procede sulla strada asfaltata comunale per circa 50 metri verso valle e poi svoltiamoe a destra e imbocchiamo la strada vicinale (148) che ci conduce fino alla frazione Spinoso, da cui si prosegue su strada comunale fino alla Casa di Giotto da dove si ritorna verso valle lungo la vecchia strada comunale e si supera la barriera ferroviaria con l’attraversamento del ponte tra le località Poggiolo e Le Balze.

Attraversata la strada provinciale si percorre quella comunale sterrata fino all’attraversamento del ponte di Cimabue e da qui, proseguendo sulla sinistra si percorre l’arginatura prima del torrente Ensa e poi del Fiume Sieve fino alla frazione di Sagginale (nel Comune di Borgo San Lorenzo) da dove, attraversando il ponte di Annibale, si entra sulla pista eco-turistica Sieve che ci riporta fino alla località Ponte a Vicchio. Si prosegue quindi su strade urbane ritornando nel centro storico di Vicchio. Dalla pista eco-turistica è anche possibile deviare per la frazione Cistio che costituisce porta di accesso al parco della memoria.
Scheda tecnica: lunghezza complessiva 14 km; dislivello massimo 80 mt; tempi di percorrenza 4 ore; Grado di difficoltà, facile.
Itinerario B, Giotto  
Itinerario più breve che coincide con il percorso “Cimabue” fino alla casa di Giotto.
Si differenzia quindi per l’itinerario di ritorno che dalla casa di Giotto ripercorre a ritroso gli stessi sentieri fino alla strada comunale di Pesciola e da qui, scendendo verso valle, si arriva ad imboccare sulla sinistra la strada bianca che costeggia la ferrovia e ci porta, attraversando la località I Monti, fino alla frazione di Pilarciano da dove il percorso procede lungo strada Comunale e Provinciale verso il centro di Vicchio.
Scheda tecnica: lunghezza complessiva 9 km; dislivello massimo 70 mt; tempi di percorrenza 2,5 ore; grado di difficoltà, facile.
Itinerario C, Beato Angelico 
Foto di PAOLO MARINI
Da piazza Giotto si percorre la zona urbana di via Garibaldi proseguendo per il lago di Montelleri e si imbocca la strada sterrata per che sale verso “Bosco di Mezzo”. Seguendo la segnaletica si scende verso il fosso del Rio e si risale davanti alla chiesa di Rupecanina attraversando una bellissima albereta. Percorsi circa 200 metri verso monte si svolta sulla destra e si prosegue lungo campi coltivati fino a raggiungere il bivio per Moriano dove si trova la casa natale del Beato Angelico.
Da Moriano si ritorna indietro percorrendo tutta la strada vicinale e poi comunale per rientrare nella zona urbana. Da Moriano è anche possibile proseguire verso il crinale appenninico fino a Vitigliano e raggiungere il sentiero “00”.
Scheda tecnica: lunghezza complessiva 8,5 km; dislivello massimo 70 mt; tempi di percorrenza 2,5 ore.

Info: Gruppo Escursionistico Vicchiese A.S.D. tel. Vincenzo 3291564569 Giuseppe 3388452124 Ufficio Turistico c/o ProLoco tel. Fax 055/84.48.720 E.mail: ufficio.turismo@prolocovicchio.it Web site: www.prolocovicchio.it.

Paolo Maggi

Vedi nel blog, anche: Trek, Trekking, escursionismo.

24 ottobre 2013

Trekking urbano tra Siena, Lucca e Pistoia

Tanti gli itinerari a piedi in programma in Toscana per il 31 ottobre. A Siena il Palazzo Pubblico apre per la prima volta le sue stanze segrete e si potrà volare in mongolfiera.

Si chiama trekking urbano e non si tratta solo una passeggiata in città ma di un vero sport, adatto a

tutti, per scoprire gli angoli nascosti e la bellezza che si nasconde nel cuore dei nostri borghi e che spesso non abbiamo il tempo o la curiosità di riuscire a cogliere.
La capostipite del movimento del Trekking Urbano è Siena, che quest’anno festeggia i dieci anni dell’iniziativa con un programma di dieci giorni: dal 25 ottobre al 3 novembre potrete ammirare la città del Palio come non l’avete mai vista. A cominciare dal Palazzo Pubblico che apre per la prima volta in via straordinaria le sue stanze segrete, fino al City Boulder per i più allenati che si potranno arrampicare sulle architetture urbano. La sera sono previste escursioni per scoprire tutte le lastre del centro storico, ovvero la pavimentazione stradale dove dodici artisti e intellettuali hanno inciso la loro frase o lasciato un disegno, in un percorso d’arte davvero originale. E il 31 ottobre si potrà addirittura fare un volo in mongolfiera per ammirare Siena dal cielo.
Ma la Giornata del Trekking Urbano in Toscana, in programma per giovedì 31 ottobre, non finisce qui. A Lucca si potrà passeggiare tra ville, palazzi e musei seguendo il filo rosso della storia dell’Ottocento (http://www.trekkingurbano.info/itinerari-2013/pdf/lucca.pdf) mentre a Pistoia un itinerario tra sacro e profano nelle chiese della città vi farà rivivere il matrimonio mistico, che si teneva tra il vescovo e la badessa del monastero di San Pier Maggiore, il rito che fino al XVI secolo sanciva l’unione simbolica del vescovo con la chiesa pistoiese (http://www.trekkingurbano.info/itinerari-2013/pdf/pistoia.pdf).


30 luglio 2013

Ecomuseo Montagna Pistoiese: aperture straordinarie e visite guidate al Giardino Didattico


Una settimana intensa di iniziative all'Ecomuseo della montagna pistoiese: oltre alle giornata di “Ecomuseobus” di giovedì 1 Agosto a Pian degli Ontani e Rivoreta, si inaugura sabato 3 agosto, ore 11, la mostra "La nostra storia.150° anniversario Cai", presso le sale di Palazzo Achilli a Gavinana.
Domenica 4 Agosto nuovo appuntamento con Ecomuseobus, che vedrà abbinato l'Orto Botanico Forestale e il festival del Mirtillo dell'Abetone con il concerto di Iitinerari musicali al lago Nero.
Sempre per le iniziative dell'Orto Botanico, venerdì 2 Agosto, escursione alla riserva naturale di Campolino, con il corpo forestale dello Stato, in un prezioso ambiente naturale dal paesaggio alpino. Il ritrovo è all’ingresso dell’ Orto botanico dell'Abetone, ore 9.30, pranzo al sacco e rientro nel primo pomeriggio (per prenotazioni tel. 057360363).
Non solo, nei vari punti dell'Ecomuseo, continuano le aperture ordinarie e le visite guidate: in particolare, il Museo della gente dell'appennino pistoiese di Rivoreta nel mese di agosto è aperto tutti i giorni, in orario 10.30 -12.30 e 16-18; il Museo d'arte sacra di Popiglio, è aperto da martedì a domenica in orario16 –19; dal 3 al 18 agosto, da venerdì a domenica sarà aperto anche il Centro Naturalistico di Campotizzoro, con orario notturno 20 – 23;presso il percorso del Ghiaccio della Madonnina de Le Piastre, è possibile effettuare visite guidate sabato e domenica in orario 16.30 e 17.45, con ritrovo al parcheggio de le Piastre; il polo didattico del Ghiaccio di Pracchia è aperto sabato e domenica, ore 16 –19; il polo del Ferro di Pontepetri, da giovedì a domenica, 16 –19. Infine, presso la riserva biogenetica dell' Acquerino, visite guidate al sito archeologico nelle giornate di sabato e domenica, a partire dalle ore 15; a Orsigna, con ritrovo presso il Molino di Berto, visite guidate al percorso della Castagna, sabato e domenica, ore 16e 17.30.

Info:        0573 638025 (da martedì a domenica, ore 10 –12 e 16 – 19, oppure il numero verde 800974102; mail: ecomuseo@provincia.pistoia.it; sito: www.provincia.pistoia.it/ecomuseo.

27 giugno 2013

Padule di Fucecchio: ultima visita guidata di primavera

Si chiude in notturna il calendario primaverile delle visite guidate al Padule di Fucecchio.L'appuntamento è per venerdì 5 luglio (ore 19-22). La parte iniziale di questa visita particolarmente suggestiva in Padule è dedicata al birdwatching: le condizioni ambientali degli specchi d'acqua della Riserva Naturale, ben allagati e ricchi di uccelli, sono particolarmente favorevoli.
Grazie ai potenti cannocchiali ed alla consulenza della Guida del Centro sarà possibile osservare ed imparare a riconoscere aironi, anatre, falchi di palude e tante altre specie che frequentano ambiente palustre.
La particolarità di questa escursione però è che continua anche dopo il tramonto, quando l’affievolirsi delle condizioni di visibilità è compensato dalla moltitudine di suoni emessi dalle tante creature della palude: dai canti dei piccoli passeriformi del canneto, come il Cannareccione e la Cannaiola, che al calare del sole si fanno più intensi, al crepuscolare richiamo del Tarabusino, simile ad un abbaio roco, alla voce gracchiante delle Nitticore, aironi notturni che nidificano numerosi nella garzaia del Padule.

La visita è aperta a tutti gli interessati, tramite il versamento di una piccola quota di partecipazione, ed è condotta come al solito da una Guida Ambientale Escursionistica.
Per informazioni è possibile rivolgersi al Centro R.D.P. Padule di Fucecchio: tel. e fax 0573/84540, e-mail fucecchio@zoneumidetoscane.it; il programma completo delle visite primaverili è su www.paduledifucecchio.eu.

12 giugno 2013

Sgambata in mountain bike fra Toscana ed Emilia

Con Maurizio Frizzi a Pian Cavallaro (Cimone)
L' appuntamento con l’escursionismo di Coopinforma punta in alto e propone una pedalata sul percorso di collegamento tra Abetone, Doganaccia e Sestola, per la maggior parte fuoristrada. 

Montagna Pistoiese e due ruote. Un’accoppiata vincente, come dimostrano i tanti itinerari che si snodano sul territorio. Itinerari capaci di soddisfare davvero tutti gli amanti della bicicletta. Ci sono i percorsi ciclo escursionistici, come l’anello di Cutigliano o quello di San Marcello Pistoiese (http://www.pistoia.turismo.toscana.it/it/itinerari-cicloturistici.html), e poi quelli per chi ama invece la  mountain bike, in tutte le sue versioni, dal cross country alla downhill. Dal 2007 all’Abetone è nato l’Abetone Gravity park (www.abetonegravitypark.it), un grande parco dedicato alle due ruote. Per gli appassionati del cross country ci sono 30 km di itinerari, che partono dalla base della Telecabina Casa Cantoniera Monte Gomito, da tutti chiamata Ovovia. Grande successo ha poi riscosso la disciplina della downhill. In pratica si sale con l’Ovovia, che in soli 7 minuti permette di coprire 700 metri di dislivello, e poi si torna a valle sulle due ruote lungo uno dei 5 itinerari attrezzati e segnalati, lunghi oltre 6 km. Quest’anno la proposta delle Mtb si fa poi ancora più interessante con un percorso che consente di spaziare dall’Abetone a Sestola passando per la Doganaccia,  per la maggior parte in fuoristrada e percorrendo suggestivi sentieri, strade bianche e single track. Si  tratta di un percorso riservato ovviamente a ciclisti allenati, con bici free ride, dal momento che si percorrono quasi 100 km. con 4000 metri di dislivello negativo e  1000 positivo, utilizzando per le risalite principali Ovovia, Funivia di Cutigliano, Seggiovia di Sestola e funivia del Cimone. L’idea è quella di unire tra loro  i tre  comprensori dell’Appennino dove sono attivi dei bike park: Abetone e Doganaccia sul versante toscano e Sestola su quello emiliano.  Si parte dalla base dell’Ovovia (1330 m. s.l.m.), in territorio toscano, e una volta in cima al Monte Gomito (1890 m. slm) si scende fino alla piazza dell’Abetone (1388 m. slm) seguendo la pista della Selletta. Si prosegue poi in direzione di Rivoreta - Melo – Cutigliano, alternando tratti nei boschi di conifere, falsopiani sia in discesa che in salita, strade bianche  con  tornanti veloci, tratti di single track e pochissimo asfalto In particolar il single track è conosciuto come “Sentiero degli Albinelli” ed è veramente bello, con fondo liscio e scorrevole, passaggi su ponticelli, piccole cascate, fontanine e alla fine una cappellina con una bella pala robbiana. Arrivati a Cutigliano (678 m. slm), dopo una visita al caratteristico borgo medievale, si risale con la funivia verso la Doganaccia (arrivo 1600 m. slm). Da qui si pedala per circa 2 km verso il Passo della Croce Arcana (1669 m. slm),  percorrendo la strada carrabile. Il passo sorge sul crinale di confine tra Toscana ed Emilia Romagna, zona caratterizzata da brughiere di alta quota, conifere striscianti e rocce affioranti. Il panorama che  si ammira è a 360 gradi: va da tutta la Valle della Lima alle cime più elevate dell'Appennino Tosco-Emiliano, alle vallate del pistoiese, del modenese e del bolognese; quando è sereno in lontananza si scorgono le vette delle Alpi Apuane e le Alpi. Percorrendo sempre la carrareccia si scende verso la Capanna Tassone (1317 m. slm), ottimo luogo per rifocillarsi, da dove si inizia la salita che porta al Passo del Colombino (1550 m. slm). Anche qui è d’obbligo una piccola sosta per ammirare il panorama e poi  si prosegue lungo il sentiero 405, ancora un single track senza fine, con switchback, woops, tornanti, salti e chi più ne ha più ne metta. In tutto divertimento si arriva a Fanano (640 m. slm), altro delizioso paese, dove si incontra la strada asfaltata che  porta fino a Sestola (1020 m. slm). Qui si prende la seggiovia per Pian del Falco (1360 m. slm),  sede del Cimone bike park. Dalla cima della seggiovia si pedala fino a Passo del Lupo (1550 m. slm), da dove si sale con la funivia fino a Pian Cavallaro (1880 m. slm). Da Pian Cavallaro inizia una carrareccia velocissima che in un batter d’occhio porta fino alla Capanna dei Celti (1400 m. slm), da qui si scende fino a Fiumalbo (950 m. slm) e poi si risale fino all’Abetone (1388 m. slm) seguendo la strada statale. Il percorso è facile, non presenta particolari difficoltà, ed è molto panoramico, spesso pedalabile, ma anche tecnico. E’ però davvero lungo e merita certamente un fine settimana, in modo da potersi fermare a girare nei vari bike park che si attraversano,  ma anche per avere il tempo di visitare i caratteristici borghi, fermandosi ad assaggiare le specialità locali nei rifugi e nei ristoranti che si incontrano lungo la strada. Il percorso va affrontato ovviamente nella bella stagione, quando la neve se ne è andata. La bici consigliata è una light freeride da 150/160 ma se uno non si sgomenta si fa anche con una front o con una a doppia piastra, si fa un po’ più di fatica in salita, ma vuoi mettere quando poi punti il naso all’ingiù!

*pubblicato sul n. 107 di Coopinforma (giugno 2013) Link: COOPINFORMA n. 107 

4 marzo 2013

Mistero etrusco a Capo d'Arno


di Paolo Maggi

La nascita del “fiumicel” che bagna Firenze e il mistero delle centinaia di statuette rinvenute nel lago degli idoli fanno parte delle emozioni di questo trek tutto immerso nella parte a nord ovest del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna.
Scarponcelli comodi, abbigliamento e attrezzatura adeguata, neve sciolta, previsioni meteo sorridenti, un pochino d’allenamento alle gambe e una buona compagnia sono gli ingredienti necessari per gustare al meglio questa sgambata a quota 1400 slm.
Da San Godenzo raggiungiamo in auto o mezzi pubblici Castagno d’Andrea  e da lì la Fonte del Borbotto (1205 m. slm). Superata la sbarra che impedisce il passaggio alle auto, inizia una bella strada bianca che va verso Piancancelli costeggiando la riserva Integrale di Monte Falco.
La Gorga Nera (foto p. maggi)
Dopo poco imbocchiamo sulla destra il sentiero Cai n. 17 per Capo d’Arno - Valico delle Crocicchie. In breve raggiungiamo la Gorga Nera (1300 m. slm), un piccolo ma profondo stagno che rispecchia  le fronde dei faggi che lo incorniciano. Proseguiamo sul sentiero disseminato di sassi che si inerpica nella faggeta fino a raggiungere, dopo circa 45 minuti, il Passo delle Crocicchie (1406 m. slm), una tranquilla radura erbosa attraversata dal mitico sentiero CAI n. 00 che qui divide il Monte Falterona dal Monte Acuto. Procediamo sul sentiero 17 seguendo le indicazioni per Capo d’Arno.
Dopo circa 45 minuti arriveremo alla sorgente (1358 m. slm) che si presenta come un esile filo d’acqua che si insinua fra le rocce. Sopra alla sorgente una lapide apposta dal Cai di Firenze riporta i versi danteschi (Divina Commedia – Purgatorio canto XVI vv. 16/1 8) “Per mezza toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona e cento miglia di corso nol sazia”.
Il Lago degli Idoli (1380 m. slm) si trova a una quindicina di minuti dalla sorgente. Basta seguire le indicazioni delle tabelle in legno.
passo delle Crocicchie
Capo d'Arno (foto p. maggi)
Anche se il colpo d’occhio non rende onore alla forza evocativa del nome l’importanza archeologica e storica del luogo è sicuramente straordinaria. Gli etruschi lo ritenevano un luogo sacro e vi gettavano bronzetti votivi per acquistare il favore degli dei. La prima statuetta fu ritrovata casualmente sulle rive del lago nel 1883. Destò tanto interesse che qui si costituì una società formata da appassionati locali di archeologia che intrapresero una campagna di scavi. Fu addirittura deciso di prosciugare il lago e i ritrovamenti furono eccezionali: oltre 600 statuette, figure umane, mezzi busti, membra e organi umani di ogni genere (mani, braccia, gambe mammelle, occhi) e immagini di animali (buoi, capre, pecore, cavalli), grandi catene fibule un frammento di candelabro di bronzo, circa 1.000 pezzi di rame, una moneta con l'effigie di Giano e altri oggetti di varia forma e misura, datati dalla metà del VI Sec. A.c. fino al periodo ellenico. Dopo la campagna di scavo del 2005 con il “Progetto Lago degli Idoli” il luogo è stato interamente ripristinato. Dal lago possiamo riprendere il percorso inverso che ci condurrà in circa 1 ora e 45 minuti alla Fonte del Borbotto.
Il Lago degli Idoli (foto p. maggi)
Si tratta di un percorso facile, lungo circa 4,5 chilometri con dislivelli di 200 metri in salita e altrettanti in discesa. Occorre seguire il sentiero CAI n. 17.

Nota: pubblicato su Coopinforma (rivista quadrimestrale dell'Associazione Cooperative Consumatori del Distretto Tirrenico)  n. 106, marzo 2013.

10 agosto 2012

L'"anello di Populonia": un trek fra mare e cielo

In rosso il nostro percorso

Il faro di Populonia
Ecco una passeggiata sospesi fra mare e cielo sul Promontorio di Piombino. In quella striscia di costa che guarda l’Elba  da spiagge bianche, strette calette o ripide scogliere e volta le spalle alla Val di Cornia, una terra ricca di storia, cultura, lavoro e natura raccontati in un percorso lungo oltre quattro secoli racchiuso in sei splendidi parchi: quelli costieri della Sterpaia e Rimigliano, dal Parco archeologico di Baratti e Populonia, da quello Archeominerario di San Silvestro e quelli naturali di Montioni e di Poggio Neri.
Siamo sull’Antica via dei Cavalleggieri, realizzata per collegare le torri di avvistamento lungo la costa da Livorno a Campiglia e permettere al corpo scelto di soldati a cavallo istituito da Cosimo Primo nel 1561, di pattugliare il litorale per impedire sbarchi di pirati barbareschi, merci e persone indesiderate.
Il nostro trek è un percorso ad anello intorno al suggestivo castello e Borgo di Populonia che inizia dal Golfo di Baratti, a ridosso del ristorante Canessa per raggiunge dopo circa 45/50 minuti la stupenda scogliera della Buca delle Fate e poi risalire fino al Reciso (25/30 minuti) e da lì scendere con la via della Romanella e la strada asfaltata, fino al posto di partenza (25/30 minuti).  Volendo si può di iniziare il percorso dal Reciso e farlo a ritroso: scendere alla Buca delle Fate e da lì dirigersi verso il Golfo di Baratti e poi tornare al Reciso. E' "un viaggio" nella natura e nella storia che regala scorci di rara bellezza e sensazioni che aprono il cuore, in ogni stagione. E' adatto a tutte le gambe purché attrezzate di scarponcelli comodi.

IL PERCORSO
In fondo al porticciolo di Baratti, proprio a ridosso del ristorante Canessa si imbocca il sentiero numero 302.
Dopo una decina di  minuti troviamo una prima area attrezzata con panche e tavoli di legno e un belvedere mozzafiato. Dopo aver superato una scala in legno per scavalcare un reticolato incontriamo il faro di Populonia. Dopo una serie di brevi saliscendi fra i 20, 40 e 50 metri sul livello del mare costellati da splendidi affacci sulla scogliera arriviamo alla suggestiva Buca delle Fate(40/50 minuti). 
l'arrivo a Buca delle Fate
Se la stagione è quella giusta merita un bel bagno.
Evitando l’ora più calda almeno in estate, dalla Buca delle Fate abbandoniamo il sentiero 302 che prosegue fino a Cala Moresca (Piombino) per imboccare il sentiero numero 301 e ci arrampichiamo fino al Reciso. E’ una sgambata. Ma breve, in parte all'ombra e soprattutto regala delle vere archeosorprese. A metà percorso circa, incontriamo un’area con alcune tombe e una cava risalenti al Secondo Secolo a.c., dove sono allestiti anche un paio di tavoloni in legno con panchine.
il porticciolo di Baratti
Dal Reciso, che avremo raggiunto dopo circa 25 minuti, prima con un sentiero ombroso detto “via della Romanella” poi con la strada asfaltata si raggiunge il punto di partenza in circa 30/35 minuti, accolti dalle acque calme del Golfo di Baratti.

Pao. Ma.

27 maggio 2011

Gioielli di Toscana: il “tombolo” della Feniglia

La "striscia" della Feniglia da Porto Ercole
La Feniglia, un gioiello per tutte le stagioni

Da isola a penisola, anzi promontorio. Il promontorio dell’Argentario era un’isola che piano piano, granello dopo granello s’è saldata al continente dando prima origine all’istmo dove si trova Orbetello e poi a due lingue di terra, i tomboli della Giannella a nord e quello della Feniglia a sud.
Stiamo parlando, ma diciamolo sottovoce, del cuore di uno dei luoghi più incantevoli della nostra terra: la Costa d’Argento. Vero e proprio scrigno  che comprende paesi dai nomi che richiamano il mistero etrusco a spiagge, scogliere e isole dalla natura dolce e prepotente.
Tutt’intorno mare e Maremma.
Fra tanti gioielli, iniziamo il nostro viaggio visitando il Tombolo della Feniglia con la sua splendida spiaggia lunga circa sei chilometri e raggiunge un’ampiezza massima di un chilometro, costellata di punte rocciose che creano piccole insenature. E’ una lunga striscia di sabbia e pineta tra il promontorio di Ansedonia e le pendici dell’Argentario che aprono la strada a Porto Ercole. Le sue acque sono basse, calde e nei giorni in cui le correnti lo permettono trasparenti come quelle dei litorali delle isole dell’arcipelago.
Una bellezza che s’è mantenuta anche grazie alla protezione che gode trovandosi all’interno della Riserva Naturale Statale Dune di Feniglia. Per goderne appieno occorre camminare o pedalare un po’ per allontanarsi dagli accessi principali dove ci sono ombrelloni e lettini.
Il “Tombolo” della Feniglia che chiude la Laguna di Orbetello cosiddetta di levante (a ponente l’altra striscia di terra è il tombolo della Giannella) è costituito da una pineta e macchia mediterranea fitta di  pini marittimi e domestici, eriche, mirto, fillirea, lentisco. Molto rari, i frassini, gli ornelli, gli olmi e poi il leccio e la sughera. Vicino al mare vi sono i ginepri coccoloni e specie erbacee come l'euforbia delle spiagge, il giglio di mare e l'eringio e  un’invasione di profumatissimo rosmarino. Non è raro incontrare soprattutto al mattino e la sera branchi di daini, ma anche tassi, volpi, faine, fagiani, gufi, lodole, il picchio verde, l’upupa, il rigogolo e tanti altri piccoli abitanti.

Scheda

La Riserva naturale dello Stato Duna Feniglia si estende per 474 ha ed è situata poco a sud di Orbetello (Gr).
Da Alberese si prende la S.S. Aurelia in direzione Roma e si seguono le indicazioni stradali per Orbetello. Giunti ad Orbetello si prosegue per il Tombolo della Feniglia, che si raggiunge tramite la diga granducale.
Alla riserva si accede a piedi, in bici o a cavallo. Il Corpo forestale dello stato effettua visite guidate per gruppi tel. 0566 40019. Sul lato che guarda la laguna sono collocati alcuni osservatori ornitologici.

Alla fine della strada…

Se volete ancora camminare, pedalare o cavalcare, ma poco poco dal tombolo della Feniglia si aprono altri scenari suggestivi: la Tagliata Etrusca (che non ha niente a che vedere con la bistecca), lo Spacco della Regina e la Torre della Tagliata.

La Tagliata etrusca

Sotto il poggio di Cosa scorre un corso d'acqua di circa 7 km che collega il lago di Burano al mare. Poderosa e suggestiva opera di ingegneria romana in passato impropriamente attribuita agli etruschi. E’ un canale alto 15-20 metri, scalpellato nella roccia per favorire il drenaggio delle acque del lago di Burano verso il mare: in tal modo veniva contemporaneamente garantito il flusso e il riflusso delle acque per evitare l'insabbiamento del porto Cosanus, ancora oggi riconoscibile. Sull'altro lato dell'imboccatura sono visibili i resti di una grande villa marittima romana, mentre, proseguendo per Giardino, si incontrano i resti di altre tre ville tardo-repubblicane, fra le quali merita senz'altro una visita quella di Settefinestre, del 40 a. C.

Lo Spacco della Regina

Vicino alla tagliata si trova lo spacco della regina, una spaccatura naturale di roccia molto affascinante da ammirare e visitare. In passato era utilizzata per lo stesso scopo della Tagliata, ma anche per riti religiosi.

Torre della Tagliata

Davanti alle spiagge d’Ansedonia si trova la Torre della Tagliata. Nel corso del 1500 servì ad ampliare il sistema difensivo e in seguito fu adibita ad abitazione. Questa torre fu dimora del noto compositore Puccini, dove creò molte sue opere, fra cui la “Turandot”.

Curiosità: qualcuno a Porto Ercole sostiene che a Feniglia, nel 1610 moriva Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Pao. Ma.