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18 novembre 2013

E' morta Doris Lessing la "cantrice dell'esperienza femminile"

Nobel per la Letteratura, autrice di ben 50 romanzi, la Lessing fu testimone dei totalitarismi del secolo.

Quando il suo editore le diede la notizia del Nobel esclamò «Oh Cristo!». Nata da genitori inglesi con il nome di Doris May Taylor in Iran nel 1919, si trasferì bambina nella Rhodesia meridionale, oggi Zimbabwe. Studiò in un convento, poi in una scuola femminile, ma a 15 anni lasciò gli istituti per continuare gli studi da autodidatta. Ha vissuto per mezzo secolo a Londra, si è sposata due volte, divorziando da entrambi i mariti, e ha avuto tre figli. Il cognome Lessing è quello del secondo marito, il tedesco Gottfried Lessing. Ha ricevuto il premio Nobel nel 2007, undicesima donna a esserne insignita, battendo l'americano Philip Roth. Ai giornalisti in quell'occasione, ricorda il Guardian, commentò: «Ho 88 anni e non possono dare il Nobel a un morto, quindi penso che probabilmente abbiano pensato fosse meglio darmelo prima che io fossi fuori gioco». La motivazione del premio la definiva una «cantrice dell'esperienza femminile che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa». Tra le sue circa 50 opere L'erba canta del 1950, Il taccuino d'oro del 1962, Sotto la pelle del 1994, Il senso della memoria del 2006.

24 ottobre 2013

Intitolata a Monni la fermata della tramvia alle Cascine

La fermata della tramvia all’interno del Parco delle Cascine ieri, 23 ottobre 2013, è stata intitolata a Carlo Monni, l’amato attore fiorentino scomparso nel maggio scorso.
“Oggi - ha ricordato il sindaco Renzi - sarebbe stato il compleanno di Monni e ci fa piacere ricordarlo in questo modo: intitolargli questa fermata nel cuore del parco dove spesso veniva a camminare, lui che può essere considerato il ‘sindaco’ delle Cascine, ci sembra un gesto affettuoso e il modo in cui a Carlo piacerebbe essere ricordato”. “Firenze - ha sottolineato - è anche questo, il nuovo teatro del Maggio che è qui a due passi, la Cupola del Duomo che vediamo da lungarno e la cultura del teatro popolare da cui Carlo proveniva, portatrice dei valori genuini della vita di tutti i giorni”.

18 ottobre 2013

La "buona politica" di Catia Franci

Il gruppo promotore della ricerca storica sul Movimento studentesco fiorentino
ricorda Catia Franci a 20 anni dalla sua scomparsa. Catia aveva mosso i primi passi in politica, giovanissima, proprio nel movimento degli studenti e proprio quegli studenti della fine degli anni Sessanta e degli anni Settanta ancora oggi uniti da quelle esperienze indelebili ne mantengono vivo il ricordo di donna impegnata nella vita politica e amministrativa con lungimiranza, intelligenza e concretezza. Formatasi nella Fcgi e poi nel Pci, nel 1975 fu eletta Consigliera comunale a Firenze dove dal 1985 al 1990, come assessora alla Pubblica Istruzione e alle politiche giovanili ha dato il via a importanti innovazioni nelle politiche per l'infanzia, riconoscendo e valorizzando il ruolo educativo degli asili nido. Nell'ambito delle politiche giovanili Catia Franci ha promosso l'Archivio giovani artisti e gli
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informagiovani. 
All'intuizione di Catia Franci si deve anche l'iniziativa Progetto Donna nata come momento di relazione e coordinamento tra le donne delle istituzioni e l'associazionismo femminista e femminile delle città: da queste esperienze sono nati diversi interventi che riguardano tuttora il tema della lotta alla violenza alle donne ed è nata l'associazione Artemisia che ha poi dato vita al Centro donne contro la violenza, insignito del Fiorino d'oro della città di Firenze.  
Nata il 14 ottobre del 1952, ci ha lasciato il 19 ottobre del 1993.
Ciao Catia.
Pao. Ma.

10 ottobre 2013

Ad Alice Munro il Nobel per la Letteratura 2013

"Maestra del racconto breve contemporaneo" è la motivazione con cui l'Accademia di Stoccolma ha conferito il Nobel per la Letteratura 2013 ad Alice Munro. La scrittrice canadese è la tredicesima donna a vincere il prestigioso riconoscimento e ad aggiudicarsi le 8mila corone svedesi (916mila euro).
Nata nel 1931 a Wingham, nell'Ontario, cominciò a scrivere da adolescente. La sua prima novella, 'The Dimensions of a Shadow', fu pubblicata mentre era studentessa all'University of Western Ontario nel 1950. Durante gli studi universitari lavorò come cameriera, raccoglitrice di tabacco e impiegata di biblioteca.
Nel 1951, abbandonò la facoltà di Inglese per sposare James Munro e trasferirsi a Vancouver. Nei primi anni di matrimonio la coppia ebbe tre figlie, Sheila (1953), Catherine (1955) e Jenny (1957) ma Catherine morì quindici ore dopo essere venuta alla luce. Nel 1963 i Munro si trasferirono a Victoria dove aprirono 'Munro's Books'. Uno stimolo decisivo per la sua carriera. La sua prima raccolta di racconti, 'La danza delle ombre felicì ('Dance of the Happy Shades') del 1968 vinse il Governor General's Award. Due anni prima, nel 1966, era nata un'altra figlia Andrea. Nel 1971 fu data alle stampe 'Lives of Girls and Women', una raccolta di storie interconnesse che fu pubblicata come romanzo - l'unico della sua carriera.
Nel 1976 il secondo matrimonio con Gerald Fremlin, un geografo, con cui si trasferì a Clinton, Ontario. Nel 1978, con la raccolta di novelle 'Chi ti credi di essere?' vinse il Governor General's Literary Award per la seconda volta. Nel corso degli anni Ottanta e Novanta Munro ha regolarmente pubblicato una raccolta di racconti brevi una volta ogni quattro anni.
In Italia viene conosciuta soltanto nel 1989. Dal 2001- per Einaudi e con la traduzione di Susanna Basso - sono stati pubblicati "Il sogno di mia madre", "Nemico, amico, amante..." (2003), "In fuga" (2004), "Il percorso dell'amore" (2005), "La vista da Castle Rock" (2007 e 2009), "Segreti svelati" (2008), "Le lune di Giove" (2008), "Troppa felicità" (2011) e "Chi ti credi di essere?" (2012).
Pao. Ma.

30 settembre 2013

Premio Pio La Torre

C'è tempo fino al 30 novembre 2013 per partecipare alla quinta edizione del Premio Pio La Torre che per il quinto anno consecutivo Libera lancia per tramandare ai giovani la storia e l'impegno di un uomo che si è battuto per la lotta alle mafie fino a perdere la vita insieme al suo collaboratore Rosario di Salvo nell'infame attentato mafioso del 30 aprile 1982. La sezione principale del Premio quest'anno è dedicata ad un audiovisivo che racconti l'esperienza di E!State Liberi 2013, il programma di volontariato e formazione sui beni confiscati alle mafie, che si svolge ogni anno coinvolgendo migliaia di giovani provenienti da ogni parte d'Italia. La confisca dei beni alle organizzazioni mafiose è oggi uno degli strumenti più importanti di cui si è dotato lo Stato nel contrasto alle mafie, proprio grazie all'intuizione di Pio La Torre. Possono partecipare ragazzi di età compresa tra i 15 ed i 25 anni, singolarmente o in gruppi.  Per informazioni: premiopiolatorre@libera.it.

10 giugno 2012

Pietro l'ultimo mugnaio del primo Mulino sull'Arno


il borgo oggi
di Paolo Maggi

La giornata era limpida e l’acqua così fresca e stillata da invitare anche le trote a danzare.  Risalendo quel tratto d’Arno, ancora giovane ruscello, in un inizio di primavera di un anno in cui i telefoni erano soltanto attaccati alle pareti o su scrivanie,  non m’ero reso conto che era quasi l’ora di pranzo e che sarei dovuto tornare a Firenze, da chi m’aspettava. D’improvviso fra gli alberi apparve un piccolo borgo. Come un miraggio, incastonato su una parete di una casa malandata dardeggiava uno di quei cartelli tondi, gialli e blu che indicano, indicavano le cabine telefoniche.
Il mondo, la natura mi rispondeva, corrispondeva.
Qualche gallina e un paio di gatti s’affacciavano incuriositi ma sotto e intorno a quel cartello di cabine telefoniche nemmeno l’ombra!
L'Arno a Molino di Bucchio (p. maggi)
Pareva non ci fosse proprio nessuno. Con voce sempre più alta cercavo di far sentire la mia presenza finché un uomo, ecce homo, uscì da una porta. Barba lunga e incolta. Buchi e strappi facevano capire che indossava due o tre maglioni e altrettanti pantaloni, uno sopra l’altro. 
“Quel cartello è li da anni, da quando questo era come un porto di mare. La cabina c’è ancora ma non il telefono“  disse, invitandomi ad entrare. 
Non c’era un vero e proprio pavimento. La cabina c’era, appena entrati sulla sinistra. Ricordo un tavolo con sopra un fiasco di vino e un bicchiere forse in fondo alla stanza, a sinistra accanto ad una finestra. Sulla parete di destra la cucina economica, l’acquaio e una porta.
Mi fece sedere e mi offrì da bere. Il bicchiere  lasciava molto a desiderare ma il vino era buono e la diffidenza si dissolveva mano a mano che il fiasco si alleggeriva.
Pietro viveva solo nel borgo di Molino di Bucchio fino a qualche tempo prima “porto di mare”, condiviso con il fratello. Da quell’uomo all’apparenza ruvido sgorgavano ricordi che popolavano quel borgo fantasma animandolo di mille attività: il ristorante, il mulino, l’allevamento di trote con le vasche in pietra e poi ancora gli animali e il maneggio.
La giostra s'interruppe con la morte del fratello per una caduta da cavallo. Quel maledetto incidente cambiò tutto. Su Molino di Bucchio si accanirono appetiti e interessi fino ad allora rimasti estranei. Probabilmente Pietro finché ha potuto, ha resistito.

Le vasche per le trote (p. maggi)
Quell’incontro durò forse un'ora o forse due, poi dovetti scappare, dovevo dare notizie a chi m'aspettava.

In una giornata limpida e fresca di primavera di un anno in cui ci sono più telefonini che persone, sono tornato nel vecchio borgo. Le case sono restaurate. Le finestre hanno tutte le tendine ma non c’è più quel cartello giallo e blu e nemmeno le galline e i gatti ad accogliermi.
C’è comunque un monumento ai caduti partigiani ma non ho incontrato nessuno. Rovistando nei miei ricordi che si aprivano su quell'incontro come fosse stato ieri, nonostante una memoria spesso fallace, sono tornato a casa, dove non m'aspettava nessuno e ho cliccato su 


Situato lungo la strada provinciale 556 che da Stia conduce a Londa, Molin di Bucchio è tra i più antichi mulini dell’intero territorio Casentinese.
Pietro

Appartenuto ai conti Guidi di Porciano, oltre all’attività di molitura portata avanti dalla famiglia Bucchi per oltre 700 anni, Molin di Bucchio è stato anche sede di un’importante troticoltura.

La valle del Casentino, area di valore storico e naturalistico, è terra di castelli, santuari, monasteri, borghi medievali e foreste. Mantiene il fascino di un territorio fatto di antiche tradizioni e ricco di un patrimonio artistico, religioso e storico. Raggiungibile in auto da Firenze, Passo della Consuma S.S. 70, Passo di Croce a Mori S.S. 556; da Arezzo, S.S. 71; dalla Romagna, Passo della Calla S.S.310, Passo dei Mandrioli S.S.71.

L’ultimo mugnaio è stato Pietro Bucchi detto anche Pietrone che, per la sua lunga barba e l’aspetto distaccato, veniva chiamato “filosofo”.