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23 marzo 2014

Il Sentiero della Costituzione, sulle tracce del priore di Barbiana

di Paolo Maggi

Barbiana, una ventina di case sparse fra campi e boschi e una chiesa. Quella chiesa in cui il 7 dicembre del 1954 Don Lorenzo Milani mise piede per la prima volta come priore della piccola parrocchia che contava si e no una quarantina di “anime”. Un esilio, un vero e proprio confino fisico e di parola che non impedì però al priore di Barbiana di trasmettere il suo pensiero che travalicò quello spazio fisico nel cuore del Mugello per raggiungere i cuori di tutte le persone che desiderano, ancora oggi, una scuola pubblica “per tutti e per ciascuno”.
Il nostro appuntamento con l'escursionismo ripercorre il cammino di Don Milani per raggiungere  la piccola chiesa della frazione di Barbiana nel comune di Vicchio del Mugello e che la Fondazione Don Milani (Info: www.donlorenzomilani.it) ha voluto ripristinare e dedicare alla Costituzione. Il “Sentiero della Costituzione” è un “libro di strada” che si snoda nel bosco contrassegnato da 45 grandi pannelli che salgono fino alla chiesa. Ogni pannello contiene un articolo della Costituzione Italiana illustrato con i disegni dei ragazzi di diverse scuole d’Italia. Ogni anno decine di scolaresche lo percorrono  incontrandosi simbolicamente con i valori della Costituzione, immersi in uno splendido scenario naturale.
Per la manutenzione dei cartelli e soprattutto per rendere quel sentiero patrimonio e speranza di quanti auspicano una società migliore, la fondazione ha deciso di proporre a scuole, gruppi, parrocchie, enti locali e singole persone l’adozione dei cartelli. Inoltre ogni anno vengono rinnovati i disegni di tre articoli del sentiero attraverso un concorso fra tutte le scuole italiane.
La giornata ideale per camminare lungo il Sentiero della Costituzione in ottima e numerosa compagnia è la domenica intorno al 20 maggio, di consueto giorno prescelto per la “Marcia di Barbiana” ma ogni altro giorno e periodo dell'anno va bene per immergersi nella natura e nello spirito di quella scuola, dove su una parete c'è ancora scritto “I care” ovvero “Me ne importa, mi sta a cuore”, il contrario del motto fascista “Me ne frego”.
il cimitero
Da vedere anche la chiesa e la scuola con il suo Percorso didattico che parte dal 1956, quando don Milani organizzò il corso di Avviamento per i primi sei ragazzi e arriva fino al 1967, ricostruendo ambienti, strumenti didattici, metodi d'insegnamento, grafici e disegni. Da non perdere anche la visita al cimitero e alla piccola piscina voluta da Don Lorenzo per insegnare ai ragazzi a nuotare e la mostra fotografica permanente “Il silenzio diventa voce”, curata e allestita da Sandra Gesualdi e Mauro Mannini che, attraverso 150 foto originali d’epoca, molte inedite, ripercorre la vita di don Lorenzo dalla sua giovinezza al seminario, all’arrivo a Barbiana sino agli sviluppi della scuola, con scene delle lezioni, delle discussioni, dei momenti di vita in comune.
la piscina
Per visite e informazioni: Fondazione Don Lorenzo Milani, tel e fax: 055.418811 - 
e-mail: contatti@donlorenzomilani.it

Il Percorso - Coordinate GPS: 43° 53′ 55.8″ N – 11° 27′ 38.1″ E (visualizza mappa satellitare)
Per chi viene da Firenze Barbiana può essere raggiunta da due strade: via Bolognese o via Faentina.
Per gli altri è conveniente prendere l’A1 e uscire al casello Barberino di Mugello.
Fra Ponte a Vicchio e Sagginale si imbocca la strada che porta a Barbiana (lato opposto del fiume Sieve). La percorriamo per circa tre chilometri fino al Lago Viola dove c'è un parcheggio e un ristorante. Lasciata l'auto si procede a piedi in direzione di Barbiana. Al primo bivio imbhocchiamo lo stradello a sinistra dove un cartello in legno indica il “Sentiero della Costituzione” che in un chilometro, circa, ma molto ripido, ci porta a Barbiana, lasciando sulla nostra destra la strada asfaltata. Per tornare al lago Viola si può scegliere se riprendere il Sentiero della Costituzione oppure la strada carrabile.

nota: articolo pubblicato sul n. 110 di Coopinforma

10 giugno 2012

Pietro l'ultimo mugnaio del primo Mulino sull'Arno


il borgo oggi
di Paolo Maggi

La giornata era limpida e l’acqua così fresca e stillata da invitare anche le trote a danzare.  Risalendo quel tratto d’Arno, ancora giovane ruscello, in un inizio di primavera di un anno in cui i telefoni erano soltanto attaccati alle pareti o su scrivanie,  non m’ero reso conto che era quasi l’ora di pranzo e che sarei dovuto tornare a Firenze, da chi m’aspettava. D’improvviso fra gli alberi apparve un piccolo borgo. Come un miraggio, incastonato su una parete di una casa malandata dardeggiava uno di quei cartelli tondi, gialli e blu che indicano, indicavano le cabine telefoniche.
Il mondo, la natura mi rispondeva, corrispondeva.
Qualche gallina e un paio di gatti s’affacciavano incuriositi ma sotto e intorno a quel cartello di cabine telefoniche nemmeno l’ombra!
L'Arno a Molino di Bucchio (p. maggi)
Pareva non ci fosse proprio nessuno. Con voce sempre più alta cercavo di far sentire la mia presenza finché un uomo, ecce homo, uscì da una porta. Barba lunga e incolta. Buchi e strappi facevano capire che indossava due o tre maglioni e altrettanti pantaloni, uno sopra l’altro. 
“Quel cartello è li da anni, da quando questo era come un porto di mare. La cabina c’è ancora ma non il telefono“  disse, invitandomi ad entrare. 
Non c’era un vero e proprio pavimento. La cabina c’era, appena entrati sulla sinistra. Ricordo un tavolo con sopra un fiasco di vino e un bicchiere forse in fondo alla stanza, a sinistra accanto ad una finestra. Sulla parete di destra la cucina economica, l’acquaio e una porta.
Mi fece sedere e mi offrì da bere. Il bicchiere  lasciava molto a desiderare ma il vino era buono e la diffidenza si dissolveva mano a mano che il fiasco si alleggeriva.
Pietro viveva solo nel borgo di Molino di Bucchio fino a qualche tempo prima “porto di mare”, condiviso con il fratello. Da quell’uomo all’apparenza ruvido sgorgavano ricordi che popolavano quel borgo fantasma animandolo di mille attività: il ristorante, il mulino, l’allevamento di trote con le vasche in pietra e poi ancora gli animali e il maneggio.
La giostra s'interruppe con la morte del fratello per una caduta da cavallo. Quel maledetto incidente cambiò tutto. Su Molino di Bucchio si accanirono appetiti e interessi fino ad allora rimasti estranei. Probabilmente Pietro finché ha potuto, ha resistito.

Le vasche per le trote (p. maggi)
Quell’incontro durò forse un'ora o forse due, poi dovetti scappare, dovevo dare notizie a chi m'aspettava.

In una giornata limpida e fresca di primavera di un anno in cui ci sono più telefonini che persone, sono tornato nel vecchio borgo. Le case sono restaurate. Le finestre hanno tutte le tendine ma non c’è più quel cartello giallo e blu e nemmeno le galline e i gatti ad accogliermi.
C’è comunque un monumento ai caduti partigiani ma non ho incontrato nessuno. Rovistando nei miei ricordi che si aprivano su quell'incontro come fosse stato ieri, nonostante una memoria spesso fallace, sono tornato a casa, dove non m'aspettava nessuno e ho cliccato su 


Situato lungo la strada provinciale 556 che da Stia conduce a Londa, Molin di Bucchio è tra i più antichi mulini dell’intero territorio Casentinese.
Pietro

Appartenuto ai conti Guidi di Porciano, oltre all’attività di molitura portata avanti dalla famiglia Bucchi per oltre 700 anni, Molin di Bucchio è stato anche sede di un’importante troticoltura.

La valle del Casentino, area di valore storico e naturalistico, è terra di castelli, santuari, monasteri, borghi medievali e foreste. Mantiene il fascino di un territorio fatto di antiche tradizioni e ricco di un patrimonio artistico, religioso e storico. Raggiungibile in auto da Firenze, Passo della Consuma S.S. 70, Passo di Croce a Mori S.S. 556; da Arezzo, S.S. 71; dalla Romagna, Passo della Calla S.S.310, Passo dei Mandrioli S.S.71.

L’ultimo mugnaio è stato Pietro Bucchi detto anche Pietrone che, per la sua lunga barba e l’aspetto distaccato, veniva chiamato “filosofo”.