21 febbraio 2003

La cipolla di Certaldo

Ortaggio e Regina

di Paolo Maggi

E' uno dei prodotti DOP della Toscana, la cipolla di Certaldo ortaggio degli umili che nei territori valdelsani assume per qualità e gusto il ruolo di regina. Nel 2002 a Certaldo è stato istituito un presidio slow food, i 12 produttori fanno capo al Consorzio Certaldo 2000. La cipolla di Certaldo, riscoperta, godeva in passato di grossa popolarità, basti pensare che ancor oggi fa parte dello stemma comunale. Ad introdurla furono i conti Alberti, feudatari della zona nel Dodicesimo secolo. Nell'insegna si vede uno scudo bipartito bianco e rosso con la cipolla ben visibile che troneggia in campo bianco. La produzione interessa nicchie del comune di Certaldo e nella bassa Valdelsa tocca i territori comunali di Gambassi, San Gimignano, Castelfiorentino e Montespertoli. I produttori si stanno dando un grandaffare supportati anche dall'amministrazione comunale, per cercare di incrementare la produzione, l'obiettivo della prossima stagione vuole raggiungere i 500 quintali.

Della cipolla di Certaldo, dal gusto particolarmente dolce e delicato ne esistono due qualità, seminate in periodi diversi dell'anno: la Statina di forma tonda tendente al viola, che si consuma fresca nei mesi estivi e la Vernina che è schiacciata ai poli e colorata di un rosso intenso che si consuma da settembre per tutto il periodo invernale. Dalla cipolla certaldina si può ricavare anche una prelibata marmellata. Nobile diventa a Certaldo questo ortaggio che crudo o cotto assume quel sapore dolce e forte, come del resto è il carattere della gente di queste pieghe di Toscana. E poi anche il certaldese più illustre, Giovanni Boccaccio, menziona la cipolla nel suo Decamerone nel Novella Decima, nella quale si parla di un certo Frate Cipolla: "Forse non meno per lo nome che per altra divozione vedutovi volentieri, con ciò sia cosa che quel terreno produca cipolle famose per tutta la Toscana. Era questo frate Cipolla di persona piccolo, di pelo rosso e lieto nel viso".

5 settembre 2002

Pratolino: una Coop dal "sangue blu"

di Paolo Maggi

E’ naturale che una cooperativa, sia essa di produzione, lavoro, servizio o consumo abbia un animo nobile, che nasca da quello spirito di solidarietà e mutualità che nobilita l’opera e il lavoro dell’uomo, ma che una cooperativa abbia origini principesche è davvero singolare!

Eppure la Cooperativa di Consumo del popolo di Pratolino pare proprio affondi le proprie radici intorno alle vicende di un nobile, di un principe, del principe Paolo Demidoff per l’esattezza e del suo amore per la musica e la gente di Pratolino.
Ma andiamo per ordine. Nel 1875 prende vita il Corpo Corale Demidoff di Pratolino, che animato da tanta passione e pochi mezzi mieteva arte canora nelle feste religiose e profane della zona. Fu nel 1915 che entrò in scena il principe che in quell’ anno regalò alla corale 36 strumenti musicali. Un vero e proprio evento che fece assurgere la corale a banda musica- le che prese il nome dalla moglie del Principe “Elena Demidoff”. Nel 1922, in ricordo del marito deceduto in Russia nel 1917, “vittima” della Rivoluzione D’Ottobre, proprio Elena, donò ai musicanti e soci il terreno per costruire una sede stabile per la filarmonica, per il ritrovo e lo svago della popolazione di Pratolino.
La sede venne realizzata nel 1923 e da allora è stato il luogo deputato alla vita sociale, ricreati- va e culturale di tutta la zona. Lì vennero fondati il circolo Arci Demidoff, che oggi vanta oltre 170 iscritti e la scuola di mu- sica attualmente frequentata da 50 giovani allievi e tre maestri. Ed è lì, anzi nella cantina del circolo, che nel 1952, per volontà di 75 soci fondatori venne aperto lo spaccio della Cooperativa del Popolo di quel piccolo borgo fatto di poche case lungo la via Bolognese nel comune di Vaglia, alle porte di Firenze. Gente che viveva del proprio lavoro, infermieri al sana- torio, cuochi o giardinieri al parco Demidoff, qualche pendo- lare in città. Ed è lì, in quei locali e da una “costola del circolo Arci Demidoff”, come racconta il presidente della Coop Bruno Simoncini, che prese corpo l’ anima nobile della  cooperazione, della mutualità.
Il primo presidente Ariondo Valiani e il banconiere Brunero Birini appresero i primi insegnamenti del mestiere dai soci dello Spaccio Partigiano del Mercato Centrale di San Lorenzo a Firenze. Da loro impararono l’ abc dello  stare al banco, dall’incartare i prodotti al taglio dei generi alimentari, fino alle operazioni di cassa e tutto il resto. Oggi la cooperativa è una realtà importante nel comune di Vaglia, con quattro dipendenti e oltre 350 soci e il 23 giugno scorso c’è stata gran festa per i cinquant’anni della fondazione.

2 settembre 2002

Alle origini del popolo etrusco

di Paolo Maggi
A due passi da Massa Marittima e Gavorrano il Parco Archeologico dell'Accesa mette in mostra il più antico insediamento etrusco fino ad oggi scoperto. 

Uno specchio d’acqua che emana un fascino tutto particolare e intriso di mistero. E’ il lago dell’Accesa immerso nel mare verde della campagna maremmana, dalle cui sponde riecheggia- no antiche leggende popolari che lo fanno nascere dallo sprofondamento di un’ intera aia poderale, tragicamente punita perché in un remoto 26 luglio, giorno dedicato a Sant’Anna e quindi giornata di riposo, osò effettuare la trebbiatura. Da allora, narra una leggenda, dalle acque del lago riemergono, ogni 26 di luglio appunto, i rumori, le grida e le voci di quel tragico evento fatale.
Leggende a parte, di sicuro c’è che nelle vicinanze del lago è esistito il più grande abitato etrusco dell’età arcaica finora scoperto, databile tra la fine del VII secolo e la prima metà del VI secolo a.C. Un villaggio etrusco probabilmente fondato per lo sfruttamento delle vicine miniere che rifornirono, per qualche secolo l’importante città di Vetulonia, da qui la probabile origine anche dei nomi delle località di Accesa, Forni dell’Accesa. Mute ma concrete testimonianze ne sono le pietre, i muretti che rimangono a memoria dei perimetri delle case che hanno ospitato i nostri antenati e poi un’ infinità di reperti rinvenuti nei vari edifici e nelle tombe che sono per lo più vasi di impasto o di bucchero, da cucina o da mensa o dispensa, pesi da rete per la pesca nel lago, attrezzi e utensili per il lavoro di filatura e tessitura, fibbie e bracciali in bronzo, bottoni e mille altre testimonianze che gli scavi archeologici che sin dagli anni ’80 sono stati portati avanti con passione dall’equipe dell’Università fiorentina sotto la direzione scientifica del professor Giovannangelo Camporeale e del dottor Stefano Giuntoli, hanno fatto venire alla luce dal fitto bosco di Macchia del Monte. Un vero e proprio patrimonio storico e culturale oggi custodito in quello scrigno naturale che è il “Parco Archeologico dell’Accesa”.
Un parco, promosso dalla Soprintendenza archeologica della Toscana, dal Comune di Mas- sa Marittima e dall’Unione Europea, che si inserisce nella più vasta realtà del “Parco della Civiltà Etrusca” che si prepone come un’ area di dimensioni provinciali caratterizzata da percorsi tematici legati fra loro e attrezzati con tutti i servizi turistici e culturali. “All’Accesa - scrive Lidia Bai, assessore alla cultura di Massa Marittima nella presentazione della guida dedicata al Parco, curata da Giovannangelo Camporeale e Stefano Giuntoli – si è creato un percorso chiaro e leggibile attraverso il com- plesso archeologico. Le testimonianze culturali sono rese fruibili e comprensibili per il visitatore. I luoghi vengono valorizzati nella loro interezza. ”Tutta l’area intorno al Lago dell’Accesa, situata nel comune di Massa Marittima in quel di Grosseto, è stata oggetto di una intensa attività archeologica già negli anni 1928-’30, poi abbandonata per essere ripresa a cominciare dal 1980. I dati attualmente disponibili consentono di delineare un quadro piuttosto preciso della cultura locale tra il IX e il VI secolo a.C., costituendo un tassello importante nel grande mosaico della civiltà etrusca.
Esteso per circa 30 ettari, l’insediamento etrusco era diviso in 5 quartieri, ognuno con una sua necropoli, legati allo sfrutta- mento dei minerali di cui è ricca la zona.
La Visita
Nelle immediate vicinanze del lago dell’Accesa, il Parco si può raggiungere a piedi o in auto dalla località La Pesta, sulla Strada Provinciale 49. A piedi si cammina per circa 200 metri passando attraverso un ponticello di legno sul fiume Bruna e per- correndo un viale di eucalipti. In automobile si segue la carrareccia che da La Pesta arriva all’area di scavo dopo circa 400 metri.
La visita inizia da quartiere cosiddetto A e prosegue nei quar- tieri B, D e C, seguendo i sentieri indicati da appositi cartelli.
Ciascun quartiere è delimitato da una staccionata, che segna anche il limite dell’area abitativa in antico, ad evitare che il visitatore possa essere portato a pensare che nelle aree intermedie tra un quartiere e l’altro ci siano strutture edilizie non ancora messe in luce. All’ingresso di ciascun quartiere un pannello esplicativo introduce ai principali problemi, topografici, urbanistici, socio-economici, riguardanti le abitazioni. All’ingresso del quartiere A una serie di pannelli illustrano il sito archeologico dell’Accesa in relazione con le vicine miniere metallifere, i suoi rapporti con il grande centro di Vetulonia, la storia degli scavi. Inoltre accanto ad ogni complesso, casa o tomba o impianto metallurgico, un pannello con adeguato apparato grafico e/o fotografico ne chiarisce la lettura e la problematica.
Per informazioni e visite guidate rivolgersi al Museo Archeologico di Massa Marittima, presso il Palazzo del Podestà, tel. 0566 902289 Internet: www.coopcollinemetallifere.it/musei/musei/archeologi- co.html
Il Museo
Il “Parco archeologico dell’Accesa” è strettamente correlato al
museo archeologico di Massa Marittima, ambientato nello
splendido palazzo del Podestà. E’ una vera e propria “casa de- gli etruschi”, ma va subito ag- giunto: non solo! Visto che ospita tra le sue mura, tra tante meraviglie, anche la stupenda “Maestà” di Ambrogio Lorenzetti. La visita al Museo va integrata con quella al Parco Archeologico. L’ideale sarebbe iniziare dal Parco in modo da avere poi un’idea del luogo da dove provengono i reperti esposti.
Il Museo (tel. 0566 902289)è aper- to: da aprile a ottobre 10-12.30 e 15.30-19; da novembre a marzo 10- 12.30 e 15-17; giorno di chiusura il lunedì.
Il Lago
Incorniciato da delicate colline, il Lago dell’Accesa è un lago na- turale alimentato dal torrente Aronne e che ha per emissario il fiume Bruna . Le sue acque so- no limpide e profonde tanto che si è pensato fosse il cratere di un vulcano. Oggi si tende a considerarlo di formazione carsica.

1 settembre 2002

L'Unità toscana torna in edicola



(Pubblicato su Coopinforma di settembre 2002)

10 maggio 2000

Una perla in terra di Siena

Nota: art. pubblicato su Vivapiazza, Maggio 2000

Montepulciano “perla del 500” è un luogo ricco di arte e storia, di tradizioni culturali e gastronomiche, ma soprattuto di magia.

Se qualcuno pensa che le perle si trovino solo in fondo al mare si sbaglia. Adagiata lungo una stretta
cresta calcarea, su un colle in terra di Siena, a 600 metri sul livello del mare, a guardia della Val di Chiana da una parte e della Val d’Orcia da quell’altra ce n’è una! Centinaia di case in pietra e mattoni costituiscono il vecchio cuore di Montepulciano, vero e proprio “museo ambientale” cinquecentesco. Incorniciata da una cinta muraria e da fortificazioni progettate da Antonio da Sangallo il Vecchio nel 1500 per ordine di Cosimo I, la “perla del 500” custodisce imponenti palazzi rinascimentali, chiese, ma anche reperti archeologici romani ed etruschi e per nobilitare il palato, il più “Nobile” dei vini. “Mons Politanius”, che ha dato il nome al poeta umanista Agnolo de Cini Ambrogini detto appunto il Poliziano, si sviluppa lungo un corso che sale la collina fino a raggiungere piazza Grande, centro ideale e monumentale del paese, circondato da edifici importanti come il Duomo, con la sua incompiuta e spettacolare facciata e il campanile, anch’esso non finito. Edificato sulle confamenta di un’antica pieve, il Duomo fu iniziato nel 1594su progetto dell’architetto e scultore Ippolito Scalza che rielaborò un originario progetto dellìAmmannati. L’interno, a croce latina a tre navate conserva numerose opere di rilievo come il “Trittico dell’Assunta” di Taddeo di Bartolo (1401), alcuni frammenti del “Cenotafio Aragazzi” di Michelozzo e il Ciborio gotico in marmo del senese Lorenzo di Pietro detto il “Vecchietto”. Poi ancora in Piazza Grande ecco il Palazzo dei Capitani del Popolo, il Pozzo dei Griffi

e dé Leoni e i palazzi Tarugi e Contucci del Sangallo. Tutt’intorno un saliscendi di stradine che ci accompagnano in un viaggio nella storia e nell’arte che passa, tra l’altro, dalla Fortezzas, o meglio dal luogo dove sorgeva l’antico Castrum Politianum, poi ocupato dalla fortezza medievale fatta costruire dai senesi per difendersi dai fiorentini. Il Rinascimento si lascia assaporare un po’ dappertutto. Edifici pubblici e palazzi signorili portano l’impronta di illustri progettisti come Antonio da Sangallo il Vecchio, Antonio da Sangallo il Giovane oppure Michelozzo, che ha “firmato” la splendida chiesa di Sant’Agostino che conserva sull’altare Maggiore un crocifisso attribuito a Donatello. Il monumento religioso più gettonato comunque è il tempio di San Biagio, un poco fuori del paese, sul versante della Val d’Orcia. Opera di Antonio Francesco Giamberti, detto Antonio da Sangallo il Vecchio, fu inaugurato nel 1529 da Papa Clemente VII. Lasciarsi trasportare per le viuzze che circondano Piazza Grande è come abbandonarsi a una continua sorgente di stupore. Nel riconcorrersi del rosso dei mattoni o del grigio della pietra, muti testimoni dell’eterno amore-odio tra Fiurenze  e Siena, si susseguono incantevoli sorprese come l’incontro con quel simpaticone del Pulcinella, impegnato a battere le ore sulla campana in cima alla torre di fronte alla chiesa di Sant’Agostino, oppure l’emozione di sedersi a un tavolo di un caffè degno dei più celebri caffè storici d’Italia, in pieno centro cittadino, il caffè Poliziano offre, oltre a splendide sale che hanno ospitato artisti, poeti e scrittori come Carducci, Pirandello, Prezzolini, Malaparte Mario del Monaco e Federico Fellini, una balconata mozzafiato sulla Val di Chiana.
Montepulciano è un luogo magico dove anche lo shopping può trasformarsi in un’avventura nel tempo.  Curiosando fra bottiglie e botti di vino, oggetti tipici o prelibati prodotti alimentari, passo dopo passo vi potreste accorgere che le mura che vi circondano sono quelle in cui da centinaia e centinaia d’anni si replica l’antico rito della vinificazione, oppure com’è capitato al sottoscritto, che siano quelle dell’ingresso di una misteriosa tomba etrusca!

Il Vino Nobile

Natura, storia, arte e vino fanno di Montepulciano uno dei luoghi più affascinanti della Toscana. La vocazione vinicola di questa terra si perde nella notte dei tempi. Le origini del Vino Nobile di Montepulciano sono antichissime. La presenza di cantine perfettamente integrate nel centro storico ne è la testimonianza più vera. Agli inizi dell’Ottocento il Repetti nel suo Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana menziona un “istrumento” datato 17 ottobre 1350, con il quale si stabiliva a Montepulciano una società di mercatura del vino a testimonianza del fatto che il “vino squisito” di questa zona si inviasse anche fuori da “tempi assai remoti”. E Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III Farnese, nel suo volume di viaggi alal ricerca dei più pregiati vini per il Pontefice, nel 1549 decretò il Nobile “vino
perfettissimo” da Signori. Ma sarà soprattutto il poeta e medico Francesco Redi a rendere celebre, nel XVII secolo, il vino Nobile. Con il suo famoso ditirambo Bacco in Toscana, in cui accompagna idealmente Bacco e Arianna nell’esame di tutti i vini pregiati della Toscana, forgiando il motto “Montepulciano di ogni vino è il re”. La fama del Vino Nobile valicò i confini nazionali. Voltaire nel parò nel suo “Candido”, senza poi contare gli estimatori d’Oltreoceano come i presdienti degli Stati Uniti Martin Van Buren e Thomas Jefferson. Il Vino Nobile di Montepulciano è stato uno dei primi vini italiani ad ottenere il riconoscimento della Denominazione di origine controllata (Do), e il primo vino in italia ad avere riconosciuta la Denominazione di origine controllata e garantita (Docg).

Il “Bravio delle Botti”

Ogni ultima domenica d’agosto le otto contrade in cui è diviso il centro storico di Montepulciano tornano a sfidarsi nel “Bravio delle Botti”. Una gara singolare e avvincente. Fatta d’abilità e di forza che si rinnova ogni anno in onore di San Giovanni Decollato, patrono di Montepulciano. Il “Bravio” venne disputato per la prima volta nel 1373. All’inizio era una corsa di cavalli. Dal 1974 è stata trasformata in una corsa in cui due spingitori per ciascuna delle otto contrade spingono una botte, simbolo del Vino Nobile di Montepulciano, del ragguardevole peso di 80 chilogrammi, lungo il percorso di 1800 metri. La vittoria è assegnata alla contrada la cui botte oltrepassa per prima la linea del traguardo, posta sul sagrato del Duomo. La gara che inizia al rintocco della campana del Comune, viene preceduta da un corteo storico di circa 200 figuranti in costume Trecentesco.
Paolo Maggi

2 maggio 2000

Montepulciano: una "perla" in provincia di Siena

Montepulciano, "perla del '500", è un luogo ricco di arte e di storia, di tradizioni culturali e gastronomiche, ma soprattutto di magia...


di Paolo Maggi

Clicca sulle immagini per leggere l'articolo pubblicato su "VivaPiazza - Il magazine di Firenze" del mese di Maggio 2000.

1 novembre 1998

Stagni di Focognano, nasce una nuova Oasi

Sotto il segno zodiacale del Sagittario nasce, nella Piana fiorentina dopo circa vent'anni di lotte del WWF per la sua protezione, l'Oasi Stagni di Focognano, inserita nel Sistema delle Aree protette della Regione Toscana come di "Interesse locale" e gestita dall'associzione per conto del comune di Campi Bisenzio.
Per saperne di più clicca sull'immagine.

(articolo di Paolo Maggi pubblicato su Viva Piazza - Il magazine di Firenze & Prato del mese di novembre 1998)

1 maggio 1998

Natura toscana: "istruzioni per l'uso"


Fresco di stampa ecco in libreria un vero e proprio manuale per l'uso delle ricchezze naturali della Toscana. 

La guida "Viaggio nella natura toscana. Aree protette e grandi itinerari", edita da Tamari Montagna edizioni nella collana Turismonatura, curata da Antonio Arrighi, Paolo Maggi e Stefano Naef, propone una dettagliata panoramica sulle possibili forme di turismo in ambienti naturali esistenti nella nostra regione. Un vero e proprio invito ricco di dati, indirizzi e percorsi, a scoprire attraverso un modo di fare turismo ecocompatibile i molteplici paesaggi e ambienti naturali della Toscana che per la loro bellezza e ricchezza di valori sono stati dichiarati meritevoli di una speciale tutela da parte dello Stato e della Regione. 220 pagine che presentano: le 7 "Aree protette della toscana"; il "grande itinerario Apuano Appenninico", ovvero 450 chilometri di percorso montano suddiviso in 33 tappe, adatto principalmente all'escursionismo a piedi; il "Grande itinerario interno toscano", ovvero 400 chilometri in 25 tappe, adatto a varie forme di escursionismo a piedi, a cavallo o in mountain bike; il "Grande itinerario ciclosturistico/Plein air" con i suoi 1500 chilometri per complessive 40 tappe in bici e 31 in camper; 10 escursioni selezionate nelle Aree protette della Toscana; schemi cartografici; oltre mille indirizzi utili. 
La guida si rivolge a chi fa del viaggio non uno spostamento veloce da un luogo ad un altro, ma a chi trova il piacere di percorrere lentamente un itinerario riscoprendolo nelle sue peculiarità di natura e storia da rivisitare. Un turismo 
che rivaluti l'atmosfera dei piccoli borghi i ritmi delle stagioni, i valori dell'arte "minore", attraverso le mille strade meno frequentate dal turismo di massa e viaggiando nella rete escursionistica toscana, visitando montagne appenniniche, litorali della costa e delle isole, boschi e colline interne e aree umide addentrandosi negli scrigni naturali grandi e piccoli delle Aree protette. 
Il libro rappresenta un altro passo importante, dopo la realizzazione della Carta "Aree protette e grandi itinerari in Toscana" (Collana Turismonatura), verso l'obiettivo dell'assessorato all'Ambiente della Regione toscana di creare un "Sistema regionale delle Aree protette" collegato alla Rete escursionistica toscana, a Grandi itinerari, al mondo del plein-air, rappresentativo dei diversi tipi di paesaggio e di habitat, basato sul reale sviluppo dell'occupazione nel settore del turismo sostenibile.
Paolo Maggi

1 febbraio 1998

La Toscana dei grandi itinerari

In un'unica carta tutta la regione da visitare a piedi, a cavallo o in bicicletta, con tutte le informazioni utili su oltre 60 aree protette.

Paolo Maggi

* articolo pubblicato sul numero 2,  febbraio 1998, del Mensile Viva Piazza

In un'unica carta tutta la Toscana da gustare a piedi, a cavallo o in bicicletta. Così si propone la “Cartoguida della Toscana. Aree protette e grandi itinerari” che il gruppo editoriale Vivalda Editori, Ed. Ait Turismo Natura, pubblica nella cullana curata da Antonio Arrighi e Stefano Naef. Nasce dall'obbiettivo dell'assessore all'Ambiente della Regione toscana di creare un “sistema regionale delle Aree protette” che sia rappresentativo dei diversi tipi di paesaggio e habitat naturalim, basato sul reale sviluppo dell'ccupazione nel settore, finalizzato unitariamente nelle esigenze delle singole aree protette, coordinato e promosso globalmente. In altre parole obiettivo della Regione è quello di trasformare le 61 aree protette del primo Programma regionale, che con il secondo programma diventeranno 115 e che fino ad ora formano un sistema solo sulla carta, in un sistema reale e presto operate.
La cartografia è un primo passo in questa direzione: le singole aree sono state riunite mediate tre itinerari escursionistici di grande percorrenza a piedi, in bici e a cavallo. Ecco visivamente descritti con eccezionale scrupolo in scala 1/350.000, 22 aree protette regionali e 39 statali, i tracciati degli itinerari Trekking “Apuano Appenninico” quello “Interno Toscano” e il “Grande Itinerario Cicloturistico Toscano” con i suoi 1500 chilometri da pedalare in 40 tappe. Facilmente individuabili i posti tappa e i rifugi, gli ostelli e gli alberghi montani, le aziende agrituristiche e quelle bioagrituristiche, i centri di turismo equesstri, le aree attrezzate per camper e campeggi collinari e montani. Non mancano poi i musei ed ecomusei, gli orti botanici, le ville e i giardini storici e i centri intormazione e documentazione delle aree protette per un totale di circa mille localizzazioni complessive, il cui nome, indirizzo, telefono e fax sono riportati sul retro della carta. Non solo quindi un indispensabile strumento di conoscenza spciefico per il turismo in ambienti naturali e per il visitatore con interessi sportivi e ricretivi, ma anche un passo importante verso la realizzazione di un vero e proprio collegamento fra le Aree protette e quindi anche per la valorizzazione delle aree definite minori ma non per questo meno interessanti.
Per informazioni rivolgersi all'Associazione Italiana trekking (AIT), piazza Etrusca 10, Compiobbi – Fiesole (Fi), tel. E fax. 055/6594167.

1 dicembre 1997

Parco delle Foreste Casentinesi

Molti dicono che in Italia è l'ultimo regno di cervi, lupi e rapaci. Forse è così. Comunque è un vero paradiso della natura, ricco di pievi, castelli, eremi e oltre 300 chilometri di sentieri. E' il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.

Leggi l'articolo pubblicato su "VivaPiazza- Magazine di Firenze & Prato" nel numero di dicembre 1997