21 ottobre 2004

Certaldo in festa per la cipolla "vernina"

 Dalla tavola la notorietà della cipolla certaldina passa ora anche alla ribalta di Boccaccesca 2004, la manifestazione che si svolge nell’incantevole borgo medievale di Certaldo Alta. Per due lunghi week end, dall’8 al 10 e dal 15 al 17 ottobre 2004 infatti uno stand del Consorzio viene allestito nell’ambito di Boccaccesca dove i visitatori potranno gustare la prelibata cipolla in tutte le “salse”, anche alla brace o cotta sotto la cenere. Giusto riconoscimento per questo ortaggio importante e famoso per Certaldo che compare anche nello stemma comunale fin dal Dodicesimo secolo quando il paese del Boccaccio era feudo dei Conti Alberti e la cipolla troneggiava sul campo bianco dello scudo bipartito, con il motto “per natura sono forte e dolce ancora e piaccio a chi sta e chi lavora”.
Nel 1633 i priori che governavano il paese decisero di togliere la cipolla dall’insegna comunale ritenendo poco nobile quello stemma. Ma nel 1867 il Consiglio comunale decise di tornare alle origini con la cipolla simbolo dello stemma comunale a testimonianza dello spirito forte e dolce della gente di queste contrade.
Dal 2001 quindici aziende agricole della bassa Valdelsa riproducono la cipolla certaldina famosa fin dai tempi del Boccaccio. L’illustre poeta la menziona nel Decamerone, quando cita un tale Frà Cipolla, che in quei terreni produceva cipolle famose in tutta la Toscana. Le quindici aziende che fanno capo al Consorzio Certaldo 2000, con presidio Slow Food, hanno festeggiato il 2004 con circa 400 quintali di cipolla vernina prodotti. La magnanimità della stagione ha permesso anche il raggiungimento di una grande qualità. Con la cipolla di Certaldo si produce anche una squisita marmellata che ben si abbina a bolliti e a formaggi stagionati.
“Siamo soddisfatti - dicono al Consorzio -  se si pensa che solo da tre anni abbiamo riprodotto il seme e siamo partiti dagli 80 quintali della prima esperienza per arrivare ai 400 prodotti quest’anno”.
La produzione interessa zone del comune di Certaldo e della bassa Valdelsa e tocca i territori comunali di Gambassi, San Gimignano, Castelfiorentino e Montespertoli. La coltivazione della cipolla di Certaldo avviene in “terreni francosabbiosi o francoargillosi, ben drenati”. Il seme, autoprodotto, viene messo in semenzaio e quindi trapiantata con messa a dimora a file. Sono due le varietà: il cipollotto statino che si semina fra luglio e agosto e si trapianta nel tardo autunno, per essere poi pronto per il consumo a maggio. La cipolla verdina invece si semina fra novembre e gennaio per poi trapiantarla fra marzo e aprile e raccoglierla a metà agosto.
La cipolla di Certaldo ha un gusto dolce e delicato, la forma è rotonda con schiacciamento ai poli, il colore è rosso-violaceo, con tuniche interne biancorossastre, la pezzatura e mediogrossa.     Articolo pubblicato su Coopinforma n. 72 di Novembre 2004

15 ottobre 2004

L'Ibis eremita nell'oasi di Orbetello

di Paolo Maggi

Una formazione composta da sette Ibis eremita e due velivoli ultraleggeri il 22 settembre scorso hanno raggiunto l’oasi WWF di Orbetello. L’evento è stato possibile grazie ad un programma sperimentale messo in atto dal Wuppertal Institute e dal K.Lorenz Institute austriaci, al quale il WWF Italia da il suo supporto attraverso le aree protette. Questi rari e grandi uccelli neri dal
lungo becco sono infatti "guidati" da un'equipe di ricercatori austriaci, vere e proprie "madri adottive umane", che mirano a reinsegnare a questi uccelli (accompagnati dai velivoli ultraleggeri dei ricercatori), l'antica rotta migratoria verso Sud. L'Oasi di Orbetello rappresenta la loro area di
svernamento. Dopo un inverno passato comunque in contatto con i ricercatori austriaci del "Team Ibis Eremita", gli uccelli dovrebbero trovare da soli la rotta di ritorno. Si tratta di un progetto sperimentale che cerca di indagare sull'etologia e il comportamento innato degli Ibis, con l'obiettivo di costruire le basi per una prossima reintroduzione in natura di questi rarissimi uccelli ormai estinti in Europa centrale e meridionale ma che sopravvivono con alcune
colonie riproduttive in Marocco (circa 200 esemplari).

17 giugno 2004

Gay Pride toscano, gran finale con Patty Pravo

(articolo pubblicato su Coopinforma n. 71, giugno 2004)


Sarà Patty Pravo in concerto, a concludere il viaggio “contro le discriminazioni, per i diritti e l’allegria” della carovana toscana del Gay Pride, sabato 19 giugno nel parco dell’Enaoli a Rispescia, in quel di Grosseto. “Toscana Pride”  ha preso il via agli inizi di maggio a Pisa ed ha coinvolto l’intera Toscana, “da molti punti di vista - dicono gli organizzatori della manifestazione - all’avanguardia in Italia” per il riconoscimento dei diritti di gay e lesbiche”.
Nato sotto l’auspicio di un simpatico Pinocchio in maglietta arcobaleno, il “Piccù” (Pinocchio Queer), ideato dalla disegnatrice toscana Laura Ciulli, ufficialmente il Pride Toscano si è aperto a Firenze nei giorni 5 e 6 giugno scorsi con l’inaugurazione del “Polispazio Queer”, un eclettico contenitore di attività culturali, spettacoli, mostre e dibattiti. Sempre a Firenze dall’8 all’11 giugno inoltre si è svolto il “Florence Queer Festival”, una rassegna di cinema e video a tematica gay, lesbica e transgender. Il Toscana Pride ha tenuto banco anche a Pistoia  con la mostra “Finocchi, ricchioni, invertiti e omosessualità: storia di un pregiudizio” che propone un’indagine, ma anche incontri, sull’evoluzione dell’opinione pubblica  e delle teorie scientifiche o pseudo-scientifiche circa l’omosessualità dall’800 a oggi.
A Pisa oltre alla Mostra sul venticinquennale del primo pride italiano svoltosi nella città della torre pendente nel 1979, si è tenuta  anche l'edizione 2004 di A.M.O.R.I., il festival annuale di cinema, teatro e cultura gay e lesbica del circolo Arcigay Pride.  Dal 10 al 13 giugno a Lucca si sono svolti convegni, incontri e un concerto di Giuni Russo, mentre a Viareggio la sezione locale del Movimento italiano transessuali, ha organizza la mostra fotografica "Dal mito alla fantascienza" e un dibattito sulle problematiche delle "Transessuali immigrate".
Dal 14 giugno il testimone è passato a Grosseto. La capitale maremmana, dai bastioni delle mura medicee fino alle spiagge e al verde del Parco è stata pacificamente invasa da colori, musica e una miriade di eventi che ogni sera hanno dato appuntamento a migliaia di persone.
Il gran finale è per sabato 19 giugno con un corteo che sfilerà per le strade del centro cittadino con partenza e arrivo in piazza Barzanti, da dove alle 19.30 partiranno bus navetta per la trasferta alla struttura ex Enaoli di Rispescia, per raggiungere la festa finale, il “Rainbow party” che alle 22.30 prevede il concerto di Patty Pravo.
Finita la festa la festa ricomincia, per un giorno, domenica 20 alle 11con una Celebrazione cristiana nei locali di culto della chiesa Battista di via Piave 17 a Grosseto, mentre alle 12 prenderà il via un’escursione nel Parco Naturale della Maremma (prenotazioni 3496116276) e alle 13 il “Pride on the beach”  al bar Fuori Rotta alla spiaggia delle Marze, tra Marina di Grosseto e Castiglione della Pescaia. Per altre informazione sul Toscana Pride, è possibile consultare il sito www.toscanapride.it.
Pao. Ma.

10 giugno 2004

Esplode la voglia di natura con la giornata delle Oasi del WWF

Oltre 100 mila persone hanno aderito alla Giornata delle Oasi promossa anche quest’anno dal WWF. Diecimila visitatori solo in Toscana. Nelle oasi toscane di Orbetello, Burano, e Rocconi  una telecamera particolare ha permesso ai navigatori di Internet la possibilità di seguire sul sito del WWF, anche da casa, i movimenti e il comportamento di istrici, cinciallegre, falchi lanari senza arrecare  alcun disturbo.

Oasi Stagni di Focognano (Campi B:)
di Paolo Maggi *
Favorita anche dal bel tempo la Giornata per le Oasi, organizzata dal WWF in oltre 100 aree protette,  ha fatto “il pieno” di visitatori: quasi 100.000 gli italiani che hanno potuto toccare con mano i risultati del grande impegno del WWF e dei soci che sostengono l’associazione per salvare in tutte le Regioni piccole porzioni di natura preziosa. Il “popolo delle Oasi”, rappresentato da lontre, istrici, caprioli, tartarughe marine, falchi, aquile reali, anatre selvatiche, fenicotteri, cervi sardi  e tante altre specie protette ha accolto nella propria casa grandi e piccini che hanno potuto godere dello spettacolo della natura e delle centinaia di eventi che, grazie all’impegno di oltre 700 volontari e delle decine di Guardie delle oasi, il WWF ha organizzato in tutte le aree protette aperte gratuitamente per l’occasione. Dalla prima,  quella di Burano in Toscana in quasi 40 anni il WWF ha creato 127 Oasi, complessivamente oltre 39mila ettari, strappando lembi di costa ancora integri dall’abusivismo, salvando foreste dal taglio e dagli incendi, proteggendo lagune, stagni, corsi d’acqua preziosi per l’avifauna.
Dal Piemonte alla Sicilia migliaia di appassionati hanno partecipato ad escursioni a piedi, a cavallo, a giochi all’aperto, visitato mostre naturalistiche, degustato i tantissimi prodotti tipici locali che anche le Oasi aiutano a promuovere. Momenti emozionanti anche in occasione delle tante liberazioni di animali selvatici, tra cui falchi, tartarughe marine, che hanno ritrovato la libertà dopo essere stati curati dai tanti Centri di recupero gestiti dal WWF.
Fenicotteri Rosa
Le decine di migliaia di persone che hanno accolto l’invito del WWF dimostrano non solo quanto sia forte il bisogno di natura rispetto alla vita di tutti i giorni, ma anche di come sia possibile realizzare il modello proposto dal WWF per le aree protette che concilia una corretta gestione della natura e del patrimonio di biodiversità con la valorizzazione del territorio mettendo in equilibrio conservazione, tradizione, prodotti tipici e ospitalità. Forzature rispetto a modelli estranei alla cultura e alla storia dei parchi, tentativi di portare nei parchi modelli consumistici di sviluppo negano il senso stesso delle aree protette. Il WWF, che aderisce a Federparchi, si sente parte integrante di un sistema ben più grande rappresentato da decine di parchi che finalmente si sono realizzati: l’appello che rilanciamo oggi con forza è quello di renderli pienamente funzionanti nel modo più adeguato. Proteggendo flora e fauna in realtà proteggiamo la qualità della vita dell’uomo e consentiamo di vedere il futuro con maggiore speranza”.
 Quest’anno la Giornata Oasi è stata sostenuta anche da Nokia, che ha messo a disposizione in 3 oasi selezionate (Orbetello, Burano, Rocconi, tutte in Toscana) la Nokia Observation Camera, un occhio curioso che ha offerto ai navigatori di Internet la possibilità di seguire sul sito del WWF (www.wwf.it) e di Nokia (www.nokia.it) anche da casa i movimenti e il comportamento di istrici, cinciallegre, falchi lanari senza arrecare  alcun disturbo.

*art. pubblicato sul n. 71 di Coopinforma (giugno 2004)

5 giugno 2004

E' nata la Consulta dell'Infanzia dedicata all'Alimentazione

Dopo le Consulte DS nazionale e regionale Toscana per l’Infanzia e l’Adolescenza Gianni Rodari a battesimo anche quella pratese, dedicata ai temi dell’alimentazione. In cantiere un “marchio del bambino” e sette regole per garantire il diritto dell’infanzia al “gusto”. 

Logo Consulta per l'Infanzia 

di Paolo Maggi *

“Se alla nostra esistenza togli il cibo e l’amore ecco che la vita finisce e se all’amore e al mangiare togli il piacere, ecco che la nostra esistenza si impoverisce”, insomma c’è un rapporto stretto fra vivere bene e mangiare bene! Sembra essere partito proprio da qui il motivo che ha dato le mosse alla costituzione della Consulta per l’Infanzia e l’Adolescenza Gianni Rodari pratese, dedicata, appunto, all’alimentazione di bambini e bambine, ragazzi e ragazze.
“L’approccio al problema dell’alimentazione da parte di chi governa è disarmante. Nelle linee strategiche del Ministero della salute – ha detto fra l’altro Luisa Peris, responsabile della neoconsulta –  viene confermato che ci si nutre male e che questo genera malattie, ma la strategia d’intervento e prevenzione viene impostata su regimi dietetici lungo l’arco di tutta la vita: diete controllate dal pediatra, dal personale competente a scuola…  senza tralasciare raccomandazioni all’industria affinché contribuisca a una buona alimentazione proponendo porzioni adeguate, fino a consigliare controlli sulla grammatura delle porzioni al ristorante!”. “Ancora una volta – sottolinea Luisa Peris - si sceglie pigramente e con miopia l’approccio nutrizionista/igienista, confondendo le finalità con il metodo e le strategie per raggiungerle, dimenticando che consumare un pasto è principalmente un’occasione sociale, un ritrovarsi fra membri della stessa famiglia”.
Il battesimo della Consulta pratese, il 10 maggio scorso nell’auditorium del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, è stato l’occasione per una riflessione ad ampio raggio sulle tematiche dell’alimetazione che sotto il titolo “L’appetito bambino/a vien Mangiando Bene” ha riunito esperti di comunicazione, del mondo della scuola, nutrizionisti, pedagogisti, psicoterapeuti, amministratori, politici, medici, associazioni che si occupano di cibo e d’infanzia provenienti da tutta Italia.  A fine mattinata un delizioso botta e risposta fra il segretario Diesse Piero Fassino e il presidente di Slow Food e “padre” della prima università italiana dedicata all’alimentazione Carlo Petrini, moderato dal direttore di “Salute” di Repubblica Guglielmo Pepe.
La giornata è stata conclusa da Anna Serafini, responsabile della Consulta nazionale Infanzia e Adolescenza Gianni Rodari che ha fra l’altro proposto un “marchio del bambino” che individui gli standard di qualità degli alimenti per i bambini e un decalogo per il benessere, il diritto al gusto e alla sicurezza alimentare, composto di sette regole che tutti i candidati a sindaco de le centrosinistra sono stati chiamati ad adottare nei loro programmi elettorali e tra le quali, al primo punto, viene stabilito il diritto al gusto, cioè il diritto a sviluppare percezioni sensoriali. Il “decalogo” prosegue stabilendo il principio della educazione alla convivialita', dell'educazione al rispetto delle differenti
abitudini alimentari, sempre piu' presenti in una societa' che diventa multietnica, il principio a ''mangiare meno e mangiare meglio''. Il decalogo si conclude con l’invito alle istituzioni ad attuare la legge 488 del '99 che all'articolo 59, comma 4, stabilisce che “al fine di garantire la promozione della produzione agricola biologica e di qualita', le istituzioni che gestiscono le mense scolastiche ed
ospedaliere prevedano nelle diete giornaliere l'utilizzazione di prodotti biologici tipici e tradizionali, nonché quelli a denominazione protetta”.

* art. pubblicato sul n. 71 di Coopinforma (giugno 2004)

19 luglio 2003

In Battello sull’Arno Fiorentino

Paolo Maggi

Una gita in barca per assaporare splendidi scorci di Firenze. Fino al 30 ottobre il servizio di “Battello sull’Arno” offre a fiorentini e turisti la possibilità di concedersi un giro alla scoperta del fiume e dei suoi abitanti. Due gli itinerari: il primo va alla scoperta del fiume e della città che vi s’affaccia attraverso una gita di una quarantina di minuti a bordo di Arno II, un’imbarcazione di oltre dodici metri, con partenza dal Saschall di Lungarno Aldo Moro, direzione pescaia San Niccolò., lungo un itinerario di oltre cinque chilometri e mezzo; il secondo itinerario porta i visitatori dalla pescaia dell’Isolotto al Porto di Mezzo a bordo dell’imbarcazione “Il Cigno” di 14 metri di lunghezza, lungo un percorso di quattordici chilometri attraverso sei comuni e i parchi sulle sponde dell’Arno.
Alla “crociera” inaugurale che si è svolta domenica 22 giugno scorso c’erano anche il sindaco Leonardo Domenici, l’assessore Tani, il presidente della Provincia Gesualdi, quello di Publiacqua, Amos Cecchi, sponsor dell’iniziativa, tutti fieramente seduti a prua di Arno II, che scivolava tranquilla sulle tranquille acque del tratto d’Arno che rispecchia la città dal Sacshall fino alla pescaia di San Niccolò.
“La possibilità di poter tornare a navigare l’Arno cittadino, con barconi di oltre 12 metri - ha detto, fra l’altro il sindaco Domenici, ma l’hanno ripetuto anche gli altri -, è un’iniziativa da valorizzare perché fa scoprire una risorsa della città e rappresenta un segnale che il fiume sta migliorando”.
Le gite vengono effettuate tutti i fine settimana dalle 10,30 alle 18.30 circa con partenze ogni ora, lungo le due direttrici. Nell’itinerario Saschall-San Niccolò per adesso l’unico attracco è quello del Saschall, mentre l’altro prevede attracchi a Lastra, San Donnino, Scandicci, Badia a Settimo e Le Cascine (Indiano).
La gita comprende anche un servizio di descrizione e illustrazione ambientale. Per altre informazioni su orari e luoghi di partenza e prenotazioni telefonare al 340 1451250. Il costo è di 5 euro per gli adulti e 3 per i bimbi (sotto i 3 anni gratuito),. sono previste agevolazioni per associazioni e scuole (prevendite BoxOffice Firenze 055 210804).

Sul “barchetto”
all’ombra di Ponte Vecchio

Per scivolare sulle acque dell’Arno che rispecchiano Firenze nel tratto che va dal Ponte Santa Trinita al Ponte alle Grazie l’Associazione culturale “I renaioli” mette a disposizione i vecchi barchetti dei renaioli. Si tratta di barche del peso di circa 8 quintali che venivano spinti con una “stanga” lunga 6/7 metri a scandagliare il fiume alla ricerca della “rena d’Arno”, quella fine, buona anche per gli intonaci.
L’Associazione intende, anche in questo modo, mantenere vivo il ricordo di un mondo ormai soppiantato dal progresso, ma che rappresenta una traccia importante delle storia di Firenze e del rapporto con il suo fiume.
Per informazioni e prenotazioni, telefonare al 347 7982356.


Nuotate e tuffi in “città”

Dopo quasi quarant’anni riapre uno specchio d’acqua d’Arno per i bagni dei fiorentini. Gli ultimi tuffi sono stati fatti prima della tremenda alluvione del 1966, quando tutto fu spazzato via dalle acque. Il “Bagno comunale”, come veniva chiamato sorgeva sulla riva dell’Arno adiacente alla Fontanella. Adesso risorge nell’area dei Canottieri Comunali. Come allora una piscina d’acqua del fiume è stata delimitata da barriere di legno e la riva attrezzata dai comfort per la balneazione. Che dire? Soprattutto che l’Arno dopo anni di degrado è notevolmente migliorato, grazie a opere di depurazione delle acque e di controllo degli scarichi e dei rifiuti, ed è pronto per essere vissuto per davvero.

21 febbraio 2003

La cipolla di Certaldo

Ortaggio e Regina

di Paolo Maggi

E' uno dei prodotti DOP della Toscana, la cipolla di Certaldo ortaggio degli umili che nei territori valdelsani assume per qualità e gusto il ruolo di regina. Nel 2002 a Certaldo è stato istituito un presidio slow food, i 12 produttori fanno capo al Consorzio Certaldo 2000. La cipolla di Certaldo, riscoperta, godeva in passato di grossa popolarità, basti pensare che ancor oggi fa parte dello stemma comunale. Ad introdurla furono i conti Alberti, feudatari della zona nel Dodicesimo secolo. Nell'insegna si vede uno scudo bipartito bianco e rosso con la cipolla ben visibile che troneggia in campo bianco. La produzione interessa nicchie del comune di Certaldo e nella bassa Valdelsa tocca i territori comunali di Gambassi, San Gimignano, Castelfiorentino e Montespertoli. I produttori si stanno dando un grandaffare supportati anche dall'amministrazione comunale, per cercare di incrementare la produzione, l'obiettivo della prossima stagione vuole raggiungere i 500 quintali.

Della cipolla di Certaldo, dal gusto particolarmente dolce e delicato ne esistono due qualità, seminate in periodi diversi dell'anno: la Statina di forma tonda tendente al viola, che si consuma fresca nei mesi estivi e la Vernina che è schiacciata ai poli e colorata di un rosso intenso che si consuma da settembre per tutto il periodo invernale. Dalla cipolla certaldina si può ricavare anche una prelibata marmellata. Nobile diventa a Certaldo questo ortaggio che crudo o cotto assume quel sapore dolce e forte, come del resto è il carattere della gente di queste pieghe di Toscana. E poi anche il certaldese più illustre, Giovanni Boccaccio, menziona la cipolla nel suo Decamerone nel Novella Decima, nella quale si parla di un certo Frate Cipolla: "Forse non meno per lo nome che per altra divozione vedutovi volentieri, con ciò sia cosa che quel terreno produca cipolle famose per tutta la Toscana. Era questo frate Cipolla di persona piccolo, di pelo rosso e lieto nel viso".

5 settembre 2002

Pratolino: una Coop dal "sangue blu"

di Paolo Maggi

E’ naturale che una cooperativa, sia essa di produzione, lavoro, servizio o consumo abbia un animo nobile, che nasca da quello spirito di solidarietà e mutualità che nobilita l’opera e il lavoro dell’uomo, ma che una cooperativa abbia origini principesche è davvero singolare!

Eppure la Cooperativa di Consumo del popolo di Pratolino pare proprio affondi le proprie radici intorno alle vicende di un nobile, di un principe, del principe Paolo Demidoff per l’esattezza e del suo amore per la musica e la gente di Pratolino.
Ma andiamo per ordine. Nel 1875 prende vita il Corpo Corale Demidoff di Pratolino, che animato da tanta passione e pochi mezzi mieteva arte canora nelle feste religiose e profane della zona. Fu nel 1915 che entrò in scena il principe che in quell’ anno regalò alla corale 36 strumenti musicali. Un vero e proprio evento che fece assurgere la corale a banda musica- le che prese il nome dalla moglie del Principe “Elena Demidoff”. Nel 1922, in ricordo del marito deceduto in Russia nel 1917, “vittima” della Rivoluzione D’Ottobre, proprio Elena, donò ai musicanti e soci il terreno per costruire una sede stabile per la filarmonica, per il ritrovo e lo svago della popolazione di Pratolino.
La sede venne realizzata nel 1923 e da allora è stato il luogo deputato alla vita sociale, ricreati- va e culturale di tutta la zona. Lì vennero fondati il circolo Arci Demidoff, che oggi vanta oltre 170 iscritti e la scuola di mu- sica attualmente frequentata da 50 giovani allievi e tre maestri. Ed è lì, anzi nella cantina del circolo, che nel 1952, per volontà di 75 soci fondatori venne aperto lo spaccio della Cooperativa del Popolo di quel piccolo borgo fatto di poche case lungo la via Bolognese nel comune di Vaglia, alle porte di Firenze. Gente che viveva del proprio lavoro, infermieri al sana- torio, cuochi o giardinieri al parco Demidoff, qualche pendo- lare in città. Ed è lì, in quei locali e da una “costola del circolo Arci Demidoff”, come racconta il presidente della Coop Bruno Simoncini, che prese corpo l’ anima nobile della  cooperazione, della mutualità.
Il primo presidente Ariondo Valiani e il banconiere Brunero Birini appresero i primi insegnamenti del mestiere dai soci dello Spaccio Partigiano del Mercato Centrale di San Lorenzo a Firenze. Da loro impararono l’ abc dello  stare al banco, dall’incartare i prodotti al taglio dei generi alimentari, fino alle operazioni di cassa e tutto il resto. Oggi la cooperativa è una realtà importante nel comune di Vaglia, con quattro dipendenti e oltre 350 soci e il 23 giugno scorso c’è stata gran festa per i cinquant’anni della fondazione.

2 settembre 2002

Alle origini del popolo etrusco

di Paolo Maggi
A due passi da Massa Marittima e Gavorrano il Parco Archeologico dell'Accesa mette in mostra il più antico insediamento etrusco fino ad oggi scoperto. 

Uno specchio d’acqua che emana un fascino tutto particolare e intriso di mistero. E’ il lago dell’Accesa immerso nel mare verde della campagna maremmana, dalle cui sponde riecheggia- no antiche leggende popolari che lo fanno nascere dallo sprofondamento di un’ intera aia poderale, tragicamente punita perché in un remoto 26 luglio, giorno dedicato a Sant’Anna e quindi giornata di riposo, osò effettuare la trebbiatura. Da allora, narra una leggenda, dalle acque del lago riemergono, ogni 26 di luglio appunto, i rumori, le grida e le voci di quel tragico evento fatale.
Leggende a parte, di sicuro c’è che nelle vicinanze del lago è esistito il più grande abitato etrusco dell’età arcaica finora scoperto, databile tra la fine del VII secolo e la prima metà del VI secolo a.C. Un villaggio etrusco probabilmente fondato per lo sfruttamento delle vicine miniere che rifornirono, per qualche secolo l’importante città di Vetulonia, da qui la probabile origine anche dei nomi delle località di Accesa, Forni dell’Accesa. Mute ma concrete testimonianze ne sono le pietre, i muretti che rimangono a memoria dei perimetri delle case che hanno ospitato i nostri antenati e poi un’ infinità di reperti rinvenuti nei vari edifici e nelle tombe che sono per lo più vasi di impasto o di bucchero, da cucina o da mensa o dispensa, pesi da rete per la pesca nel lago, attrezzi e utensili per il lavoro di filatura e tessitura, fibbie e bracciali in bronzo, bottoni e mille altre testimonianze che gli scavi archeologici che sin dagli anni ’80 sono stati portati avanti con passione dall’equipe dell’Università fiorentina sotto la direzione scientifica del professor Giovannangelo Camporeale e del dottor Stefano Giuntoli, hanno fatto venire alla luce dal fitto bosco di Macchia del Monte. Un vero e proprio patrimonio storico e culturale oggi custodito in quello scrigno naturale che è il “Parco Archeologico dell’Accesa”.
Un parco, promosso dalla Soprintendenza archeologica della Toscana, dal Comune di Mas- sa Marittima e dall’Unione Europea, che si inserisce nella più vasta realtà del “Parco della Civiltà Etrusca” che si prepone come un’ area di dimensioni provinciali caratterizzata da percorsi tematici legati fra loro e attrezzati con tutti i servizi turistici e culturali. “All’Accesa - scrive Lidia Bai, assessore alla cultura di Massa Marittima nella presentazione della guida dedicata al Parco, curata da Giovannangelo Camporeale e Stefano Giuntoli – si è creato un percorso chiaro e leggibile attraverso il com- plesso archeologico. Le testimonianze culturali sono rese fruibili e comprensibili per il visitatore. I luoghi vengono valorizzati nella loro interezza. ”Tutta l’area intorno al Lago dell’Accesa, situata nel comune di Massa Marittima in quel di Grosseto, è stata oggetto di una intensa attività archeologica già negli anni 1928-’30, poi abbandonata per essere ripresa a cominciare dal 1980. I dati attualmente disponibili consentono di delineare un quadro piuttosto preciso della cultura locale tra il IX e il VI secolo a.C., costituendo un tassello importante nel grande mosaico della civiltà etrusca.
Esteso per circa 30 ettari, l’insediamento etrusco era diviso in 5 quartieri, ognuno con una sua necropoli, legati allo sfrutta- mento dei minerali di cui è ricca la zona.
La Visita
Nelle immediate vicinanze del lago dell’Accesa, il Parco si può raggiungere a piedi o in auto dalla località La Pesta, sulla Strada Provinciale 49. A piedi si cammina per circa 200 metri passando attraverso un ponticello di legno sul fiume Bruna e per- correndo un viale di eucalipti. In automobile si segue la carrareccia che da La Pesta arriva all’area di scavo dopo circa 400 metri.
La visita inizia da quartiere cosiddetto A e prosegue nei quar- tieri B, D e C, seguendo i sentieri indicati da appositi cartelli.
Ciascun quartiere è delimitato da una staccionata, che segna anche il limite dell’area abitativa in antico, ad evitare che il visitatore possa essere portato a pensare che nelle aree intermedie tra un quartiere e l’altro ci siano strutture edilizie non ancora messe in luce. All’ingresso di ciascun quartiere un pannello esplicativo introduce ai principali problemi, topografici, urbanistici, socio-economici, riguardanti le abitazioni. All’ingresso del quartiere A una serie di pannelli illustrano il sito archeologico dell’Accesa in relazione con le vicine miniere metallifere, i suoi rapporti con il grande centro di Vetulonia, la storia degli scavi. Inoltre accanto ad ogni complesso, casa o tomba o impianto metallurgico, un pannello con adeguato apparato grafico e/o fotografico ne chiarisce la lettura e la problematica.
Per informazioni e visite guidate rivolgersi al Museo Archeologico di Massa Marittima, presso il Palazzo del Podestà, tel. 0566 902289 Internet: www.coopcollinemetallifere.it/musei/musei/archeologi- co.html
Il Museo
Il “Parco archeologico dell’Accesa” è strettamente correlato al
museo archeologico di Massa Marittima, ambientato nello
splendido palazzo del Podestà. E’ una vera e propria “casa de- gli etruschi”, ma va subito ag- giunto: non solo! Visto che ospita tra le sue mura, tra tante meraviglie, anche la stupenda “Maestà” di Ambrogio Lorenzetti. La visita al Museo va integrata con quella al Parco Archeologico. L’ideale sarebbe iniziare dal Parco in modo da avere poi un’idea del luogo da dove provengono i reperti esposti.
Il Museo (tel. 0566 902289)è aper- to: da aprile a ottobre 10-12.30 e 15.30-19; da novembre a marzo 10- 12.30 e 15-17; giorno di chiusura il lunedì.
Il Lago
Incorniciato da delicate colline, il Lago dell’Accesa è un lago na- turale alimentato dal torrente Aronne e che ha per emissario il fiume Bruna . Le sue acque so- no limpide e profonde tanto che si è pensato fosse il cratere di un vulcano. Oggi si tende a considerarlo di formazione carsica.

1 settembre 2002

L'Unità toscana torna in edicola



(Pubblicato su Coopinforma di settembre 2002)