3 marzo 2006

A Piancastagnaio lo scrigno dei giornali scolastici



di Paolo Maggi

Nel cuore di Piancastagnaio, vicino alla Rocca Aldobrandesca, esiste una raccolta di giornali unica in Italia. Si tratta dell’ emeroteca costituita dai giornali scolastici del premio “Penne Sconosciute”, che quest’anno festeggia i dieci anni di vita con circa 5mila i giornali realizzati dagli studenti delle scuole italiane, dalle elementari alle superiori.
Si tratta di una straordinaria testimonianza di quanto sia vitale la comunicazione fatta da e per i giovani che si va via via arricchendo. Il Comune, al quale è affidata la custodia di questa preziosa “miniera” di notizie, è in attesa, infatti, dell’arrivo di altri giornali, provenienti da con- corsi più giovani ma che pure trova- no in “Penne Sconosciute” un punto di riferimento: quello indetto dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti e quello di Mirabilandia “Giornalinoi”. L’emeroteca quindi si sta ampliando e sta diventando un centro di documentazione a tutti gli effetti. Chi voglia sapere come si sia indi- rizzata negli ultimi dieci anni la produzione giornalistica dei ragazzi italiani, quali siano state le notizie pre- ferite, quali pensieri e opinioni abbiano espresso i ragazzi sui grandi temi del momento (guerra, religione, sessualità ecc.), a Piancastagnaio può trovare davvero delle risposte. La mole enorme di articoli, spesso ottimi anche dal punto di vista delle regole giornalistiche (scrittura oggettiva, cronaca separata dalle opinioni, inchieste approfondite ecc.) rappresenta quindi una vera e propria informazione “alternativa”, la cui importanza sfugge agli operatori ufficiali della comunicazione giornalistica.
Di questa raccolta e delle caratteristiche della stampa giovanile in Italia, la giornalista Donatella Coccoli (autrice del libro “Penne Sconosciute. I giornali scolastici in Italia) ha parlato nel convegno organizzato dal Clemi (Centre de liaison de l’ einsegnement et des médias) alla Sorbona il 13 maggio 2005 e la relazione è stata pubblicata nel numero di novembre 2005 di una rivista indirizzata agli operatori dell’ educazione d’oltralpe, “Le Cahiers du Credam”).
Quali sono i risultati di questa ulte- riore ricerca effettuata su giornali scolastici di grandi città italiane (Milano, Roma e Torino)? L’attenzione all’ambiente circostante e la “rilettura” delle notizie ufficiali sono gli elementi che affiorano subito. Questo dimostra come oggi il giornale fatto a scuola sia vissuto e pensato come uno strumento per indagare la realtà, per informarsi informando. Il giornale quindi può essere annoverato benissimo in quel complesso “sistema solare” dei media per i giovani in cui i pianeti sono ormai molti: la radio, Internet con la sua costellazione di siti, chat, blog, il cellulare, la free press. Ormai varie ricerche dimostrano che l’informazione fornita da tv e quotidiani non piace più ai giovanissimi italiani: troppo “ingessata” e noiosa. Se ne accorgo- no i giornalisti e gli editori? Forse. Intanto l’ultima edizione del premio (alla fine di ottobre) con i laboratori didattici frequentati da un centinaio di ragazzi suddivisi tra giornalismo, videogiornale e blog, ha registrato un successo massmediologico inusuale: un’ intera pagina si “La Repubblica”, la ribalta dei microfoni di Baobab Rai Due, delle telecamere del TG3 Toscana, di due emittenti locali, del GT Ragazzi di Rai Tre e anche del Tg 1.

20 febbraio 2006

In marcia a Barbiana sulle tracce di Don Milani


In occasione della quinta marcia in difesa della scuola pubblica, che si svolgerà domenica 28 maggio,  anche un concorso che invita a rileggere la “Lettera a una professoressa”.

Paolo Maggi

“Senza bandiere e senza slogan, ognuno col suo passo” nella mattina di domenica 28 maggio, per il quinto anno consecutivo centinaia di persone s’incammineranno lungo la strada che da Ponte a Vicchio porta a Barbiana. “La Marcia” rinnova l’appuntamento con tutti coloro che intendono migliorare il sistema formativo nel nostro paese, per il rilancio della scuola per tutti e per ciascuno, per la garanzia dei diritti di cittadinanza sociale di tutte le ragazze e di tutti i ragazzi, per un futuro democratico e civile della scuola pubblica, camminando insieme, sulle tracce di Don Lorenzo Milani.
Quest’anno per la prima volta il comune di Vicchio e gli organizzatori della Marcia hanno anche bandito un concorso che invita a rileggere “Lettera a una professoressa” che il priore di Barbiana scrisse, insieme ai suoi allievi. Il libro prese le mosse dalla bocciatura di Enrico, detto “Il Faina”, nel giugno del 1966 al termine del primo anno della scuola superiore. Enrico aveva raggiunto la licenza media insieme a un gruppo di ragazzi della scuola di Barbiana, e con alcuni di loro si era poi iscritto all’istituto magistrale, per fare il maestro, proprio come Don Lorenzo. “Lettera a una professoressa” fu stampato dopo appena un anno e da allora rappresenta un vero e proprio manifesto del rifiuto di qualunque forma di selezione e dell’impegno per la trasmissione dei saperi critici. Il concorso, aperto a tutti, intende soprattutto essere un momento di sensibilizzazione sui temi dell’educazione democratica degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado.
“Non si tratta di un’operazione di pura memoria – puntualizzano gli organizzatori della Marcia e del concorso - ma del rilancio di un messaggio di speranza e di impegno culturale e civile.  Studenti, scuole, insegnanti e testimoni di significative esperienze educative sono invitati a  misurasi ancora con l’esperienza di questa lettura e a testimoniare la propria riflessione con la produzione di opere contenenti percorsi, approfondimenti, studi o racconti che partano dal messaggio di don Milani”. I lavori dovranno essere inviati per raccomandata A.R. o presentati direttamente entro il primo aprile 2006  (per le scuole) o il 15  (per gli altri), all’ufficio Cultura del Comune di Vicchio in via Garibaldi 1 nei giorni di martedì, mercoledì, giovedì e sabato dalle 8.30 alle 12.30 (martedì anche 14.30-19.30). Il giorno della Marcia di Barbiana, il 28 maggio 2006, le opere scelte dalla commissione saranno segnalate come “testimonianze previlegiate" ed esposte. In tale occasione ai loro autori saranno consegnate targhe ricordo.
In ogni caso, tutte le opere inviate costituiranno "un punto di partenza” per tutte le iniziative che tra il 2006 e il 2007 saranno messe in cantiere per celebrare non in modo retorico, ma attivo il quarantennale di “Lettera ad una Professoressa” e della morte di Don Lorenzo Milani. Per altre informazioni rivolgersi al Comune di Vicchio, ufficio Cultura, tel. 055 8439258, e-mail: cultura@comune.vicchio.fi.it.

A Palazzo Strozzi a Firenze si celebra l’uomo del Rinascimento


Dall’11 marzo al 23 luglio 2006 di scena la mostra “L’uomo del Rinascimento. Leon Battista Alberti e le arti a Firenze fra ragione e bellezza”.

Paolo Maggi

C’è probabilmente la mano di Leon Battista Alberti dietro “La città ideale”, il misterioso e suggestivo dipinto quattrocentesco, in passato attribuito a Piero della Francesca,  simbolo universale del classicismo e della perfezione formale del Rinascimento. A testimoniarlo è un disegno nascosto sotto la superficie pittorica del dipinto conservato nel Palazzo Ducale di Urbino,  venuto “alla luce” in seguito a ricerche effettuate con nuove tecniche diagnostiche. Il disegno è identico al dipinto, “un rarissimo caso di fotocopia monocroma”, come lo ha definito l’esperto internazionale di diagnostica Maurizio Saracini e che secondo Gabriele Morolli “prefigura alla perfezione forme, volumi e prospettiva dell'intera rappresentazione rivelando l'opera non di un pittore, ma di un architetto come Alberti”. Ma c'è di più: «Gli edifici rappresentati - aggiunge Morolli - non solo sono fedeli trascrizioni di architettura descritte nel trattato albertiano "De Re Aedificatoria", ma citano anche note opere di Alberti, in particolare Palazzo Rucellai e la facciata di Santa Maria Novella a Firenze, il tempio Malatestiano a Rimini. Niente ci proibisce dunque di pensare che Alberti abbia realizzato il disegno e che altri lo abbiano colorato». Si tratta di una delle sorprendenti, recenti acquisizioni intorno all’opera enciclopedica e spettacolare di Leon Battista Alberti che faranno parte delle circa 200 opere della mostra “L’uomo del Rinascimento. Leon Battista Alberti e le Arti a Firenze tra Ragione e Bellezza” che dall’11 marzo al 23 luglio 2006 si terrà in Palazzo Strozzi a Firenze.
 La rassegna a cura di Cristina Acidini e Gabriele Morolli propone opere in gran parte di Alberti e di grandi artisti sui quali si è esercitato l’ascendente delle sue teorie come Donatello, Ghiberti, Beato Angelico, Bernardo Rossellino, Andrea Del Castagno, lo Scheggia, Filippino Lippi, Filarete, Verrocchio, Botticelli, e molti altri. Si tratta di 34 dipinti, 22 disegni, 30 sculture o rilievi, 4 elementi architettonici, 11 gessi, 231 manufatti fra tessuti, modellini e oreficerie, 6 medaglie, 20 manoscritti, 5 lettere, 13 volumi a stampa. Tra i pezzi più ghiotti anche alcuni straordinari Donatello: la Madonna con Bambino eccezionalmente prestata dal Louvre, il Banchetto di Erode dal musèe des Beaux Art di Lille, la Madonna col bambino e Angeli del Victoria and Albert Museum. Ma anche la Presa di Troia del Maestro di Apollo e Dafne prestata dalla New York University, la placchetta ritenuta Autoritratto di profilo di Alberti della National Gallery di Washington, la Calunnia di Botticelloi dagli Uffizi, l’Armadio degli argenti di Beato Angelico dal Museo di San Marco e La città ideale, da Urbino.
Un apporto particolarmente importante alla mostra è dato da un gruppo di documenti inediti provenienti dagli archivi familiari che consentono di ricostruire il sofferto rapporto che Alberti ebbe con la famiglia. In particolare un albero genealogico su pergamena gualcita di 14 centimetri per 25. Un vero piccolo tesoro apparentemente insignificante, che per secoli non aveva attirato l’attenzione degli studiosi, ma che oggi si è rivelato estremamente importante, scritto da Leon Battista Alberti in persona e che sarà esposto per la prima volta in Palazzo Strozzi.
La mostra che si tiene a conclusione della manifestazioni per il VI centenario della nascita di Leon Battista, promossa e prodotta dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze con il patrocinio del Presidente della Repubblica, oltre a candidarsi come l’evento artistico fiorentino del 2006, sarà una pietra miliare per capire meglio “quest’uomo del Rinascimento” attraverso le innumerevoli testimonianze architettoniche, pittoriche, matematiche, chimiche, musicali.
Di notevole pregio anche il catalogo realizzato da Mandragora e Maschietto editore, che insieme gestiscono anche il bookshop della mostra. Le due case editrici fiorentine si sono unite in doppio marchio “per affermare – hanno sottolineato i due editori Mario Curia e Federico Maschietto  la comune volontà di costruire una realtà cittadina in grado di confrontarsi con i maggiori competitori nazionali”.
La mostra rimarrà aperta tutti il venerdì dalle 9 alle 23 e gli altri giorni dalle 9 alle 20 (info Sigma C.S.C. tel. 055 2469600).

5 dicembre 2005

A Larciano la "nursery" delle piante acquatiche

di Paolo Maggi 
Nei pressi di Larciano il Centro di Ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio, ha realizzato un piccolo vivaio nel quale vengono coltivate alcune specie di piante acquatiche che han- no particolari difficoltà ad essere conservate in Toscana. Il vivaio delle idrofite, in pratica un piccolo stagno, che ha il duplice scopo di conservare le specie più rare e fornire piante di origine locale da utilizzare in progetti di rinaturalizzazione, è stato realizzato in località Rio di Bagno- lo, nel comune di Larciano, all’interno dell’area contigua alla Riserva Naturale del padule di Fucecchio, in una zo- na che presenta caratteristiche favorevoli, sia dal punto di vista idrogeologico sia per la facilità di accesso, inserita in un contesto paesaggistico-ambientale di notevole pregio, fra aree boschive, seminativi e la Paduletta di Ramone, e che offre anche la possibilità di definire un percorso di visita in grado di conciliare aspetti storico culturali e aspetti naturalistici. Nelle vicinanze si trovano infatti sia il punto sosta attrezzato di Vincio Vecchio (Stabbia), incentrato sui temi della bonifica storica e dell’importanza di siepi e alberete nel paesaggio agrario, sia il futuro “Museo delle tradizioni contadine della Valdinievole”. Lo stagno, le cui piante provengono esclusivamente dal bacino del padule di Fucecchio e da zone limitrofe, è caratterizzato da tre gradoni posti a profondità diverse rispetto al piano di campagna, in grado di soddisfare le esigenze di specie acquatiche proprie di differenti cinture di vegetazione.
L’intervento complessivo di sistemazione dell’area prevede anche la realizzazione di uno stagno più grande, progettato anche come luogo di sosta e di alimentazione per l’avifauna palustre, che verrà attrezzato con un osservatorio per il birdwatching.
L’idea della realizzazione del vivaio è nata nel corso dei lavori di recupero ambientale in alcune aree protette, nell’ambito del progetto “Lungo le rotte migratorie” quando è emersa la difficoltà di reperire le piante per le opere di rinaturalizzazione.

13 novembre 2005

Nelle Coop del Valdarno e della Val di Sieve sempre più prodotti locali


 Paolo Maggi

Se la Regione Toscana è stata una delle prime in Italia a recepire la normativa Comunitaria Europea che stabilisce, con la legge 178 del 2002 le norme per la rintracciabilità di tutti i prodotti alimentari,  le Coop del Valdarno e della Valdisieve sono senz’altro fra quelle aziende che senza mettere tempo in mezzo hanno fatto di quella direttiva un’occasione per arricchire il mondo del commercio e del consumo con i valori storici della cooperazione.
Le Coop di Incisa Valdarno, Levane, Sieci, Molin del Piano, Leccio, Vaggio, Pelago, Diacceto, Donnini, Mercatale Valdarno e Bucine hanno formato tra loro una Centrale d’acquisto in modo da avere maggiori controlli e conoscenze sui territori e quindi anche una forte valorizzazione delle tipicità,  una maggiore capacità contrattuale nei confronti dei produttori e fornitori, costi e prezzi uguali per tutte le cooperative associate, maggiori tutele nei confronti dei soci e dei clienti.
Un’associazione fra cooperative che si prefigge non solo di abbattere i costi ma anche di fornire servizi sempre più di qualità, indipendentemente ed oltre, anche la grande distribuzione. Da qui una serie di rapporti locali con aziende, in particolare di prodotti freschi e freschissimi, note per la loro competenza e radicamento con il territorio come Lagile di Reggello che produce formaggi, la Casa del tortellino di Figline Valdarno, l’azienda Carmignani di Terranuova Bracciolini che produce pasta fresca, l’Ortofrutta Valdarnese di Montevarchi, l’Antica Cesta che produce funghi secchi e derivati, i salumifici Venturini di Asciano e Comac di Castel San Niccolò e il Caseificio del Pratomagno.
“Questa iniziativa ci ha permesso – ha detto il presidente della cooperativa di Incisa Danilo Tozzi – di realizzare proposte commerciali, non solo di elevata e comprovata qualità, ma anche di coprire in maniera sempre più adeguata il fabbisogno dei soci e dei clienti fornendo loro una gamma di prodotti sempre più mirata alle loro esigenze e anche alle specificità dei nostri territori”.
“Oltre ai normali controlli di legge e a quelli, rigorosi che Coop mette in campo a livello nazionale, la nostra piccola centrale vanta – aggiunge il direttore del negozio coop di Incisa Andrea Dreoni-  un lungo e proficuo rapporto fra i negozi delle valli dell’Arno e della Sieve, gli oltre 15 mila soci delle cooperative, le migliaia di clienti che ci rinnovano la loro fiducia e che quotidianamente garantiscono un valido monitoraggio sul nostro lavoro e i prodotti che commercializziamo”.
L’accordo fra le cooperative ha permesso di realizzare rapporti contrattuali che obbligano i fornitori oltre a garantire il rispetto della normativa europea, anche quella di Coop Italia e, quale valore aggiunto, anche a superare i controlli periodici, a campione e mirati, che vengono effettuati localmente dal Cis, una struttura Coop realizzata appositamente per verificare igiene e qualità dei prodotti, che si avvale della collaborazione dell’Università di Firenze.
Quindi vantaggi per tutti, fornitori, negozi, soci e clienti, ma anche e non è cosa da poco, per l’ambiente. Infatti la commercializzazione di prodotti locali  permette di portare negli scaffali dei negozi Coop cibi a “chilometro zero”, riducendo l’inquinamento dovuto a lunghi viaggi di trasporto garantendo condizioni di genuinità e freschezza.

10 novembre 2005

Toscana la leadership dell'Agriturismo

 Con 3.200 aziende per 39mila posti letto, un giro d'affari di 350 milioni di euro e oltre 6.500 addetti, la toscana detiene la leadership dell'agriturismo italiano è quanto è scaturito nel corso della quarta rassegna di “Agri  Tour”,  manifestazione nazionale  dedicata al turismo in campana e rurale, che si è svolta nei giorni scorsi al Centro Affari di Arezzo. Come ormai consuetudine, l’iniziativa è stata anche l'occasione per fare il punto sullo stato di salute del settore.  ”Nonostante che la recessione internazionale in questi anni ne abbia frenato la crescita – ha affermato l'assessora regionale all'agricoltura Susanna Cenni nel corso della conferenza stampa di presentazione -  i dati, oggi dimostrano comunque che l’ agriturismo è una realtà consolidata e un prezioso strumento con cui le aziende agricole diversificano le proprie attività. E' però necessario - ha aggiunto Susanna Cenni -  che all’investimento per le strutture si affianchino anche iniziative per potenziare la qualità e la tipicità dell’accoglienza”. Ad oggi  in Toscana le aziende autorizzate sono 3.261, sessanta in più rispetto alla fine del 2004, e oltre trecento rispetto al 2003. L’offerta di posti letto è salita a quota 39 mila (11.467 in camere e 27.632 in unità abitative). Di queste aziende 680 offrono anche un servizio di ristorazione, 505 attività ricreative e culturali. Quanto alla distribuzione territoriale è sempre Siena la provincia con un maggior numero di agriturismi (901), Seguono Grosseto (687), Firenze (504), ed Arezzo (350).

OGM Free per una Toscana sempre più competitiva

Paolo Maggi

'La Toscana ha fatto della battaglia agli Ogm un caposaldo della propria politica agricola. L'abbiamo fatto non ragioni ideologiche, ma perché ci fa crescere economicamente e per il rispetto del principio di precauzione e prevenzione”: lo ha affermato il presidente della Regione Toscana Claudio Martini, intervenendo insieme a Giuseppe De Rita e al ministro dell'agricoltura Gianni Alemanno, a conclusione del secondo Congresso del Consiglio dei Diritti genetici che si è svolto nei giorni scorsi a Villa Caruso di Lastra a Signa in provincia di Firenze. Nella riflessione a più voci sul tema della 'governance dell'innovazione biotecnologica' Martini ha introdotto il tema dell'esperienza toscana, contrassegnata da un forte impegno per una caratterizzazione qualitativa delle proprie produzioni agricole. 'La Toscana si batte per la difesa della biodiversità e contro l'omologazione delle coltivazioni. E' un modello di agricoltura che viene dalla nostra storia, dal nostro patrimonio genetico. Disperdere questa ricchezza, inquinare con gli ogm le sementi, i frutti, le tipologie zootecniche che sono parte della nostra eredità genetica, vorrebbe dire recare un danno irrimediabile alla produzione toscana e a quella che è l'immagine stessa delle nostra regione. Più qualificheremo come uniche e irripetibili le nostre produzioni, più avremo chance per competere nel mercato globale. L'omologazione ci condanna alla sconfitta'.
La conferma che la strada imboccata dalla Toscana sia quella giusta ci viene dai risultati. 'Nel 2004 - ha detto il presidente Martini - l'agricoltura toscana ha registrato un aumento del 4% dell'occupazione, una crescita delle esportazioni del 7% e quasi del 20% della produzione agricola vendibile. Un salto in avanti che è stato fatto proprio puntando sulla qualità e tipicità dei prodotti. Grazie a questo modello oggi certi prodotti il consumatore li trova solo qui; deve venire in Toscana per trovarli. Cosa che invece la contaminazione con Ogm ci farebbe perdere'.Un'affermazione che Martini ha dimostrato concretamente tirando fuori a sorpresa da un cesto una pannocchia di mais geneticamente marcato, con chicchi di color viola, prodotto nel Centro di sperimentazione Arsia di Cesa, Valdichiana (una struttura per la sperimentazione in ambiente isolato di coltivazioni ogm, la cui finalità è quella di studiare l’impatto di tali coltivazioni su ambiente, produzioni, salute dei consumatori), e poi ha mostrato altre due pannocchie autoctone che rivelavano una forte contaminazione - con metà chicchi di colore giallo e metà viola - nonostante fossero state coltivate nei campi vicini, a soli 50 metri di distanza da quelle marcate. 'E' la prova di come gli Ogm - ha detto ancora il presidente - possano distruggere il nostro patrimionio genetico.Un rischio tanto più forte quanto più piccole sono le aziende agricole. E quelle toscane sono caratterizzate da microdimensioni, con un media di 6 ettari ciascuna, il che fa della Toscana un territorio assolutamente non adatto agli Ogm'. E' sulla salvaguardia delle tipologie autoctone che la Toscana ha contribuito a costituire una rete di regioni europee Ogm-free. Finora hanno già aderito 30 Regioni e altre 10 sono in lista di attesa. 'Anch’io condivido il principio del 'vietato vietare' - ha detto Martini, rivolgendosi in particolare agli agricoltori in maglietta bianca venuti fin da Pordenone per protestare contro una politica che vede la Toscana alleata con il ministro delle politiche agricole, Gianni Alemanno – ma sono anche dell’idea che è 'vietato imporre’ l’uso degli Ogm senza sapere prima ed esattamente dove questa strada possa portare la nostra agricoltura e quali effetti produce alla salute'.

A Larciano la “nursery” delle piante acquatiche

Paolo Maggi

Nei pressi di Larciano il Centro di Ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio, ha realizzato un piccolo vivaio nel quale vengono coltivate alcune specie di piante acquatiche che hanno particolari difficoltà ad essere conservate in Toscana. Il vivaio delle idrofite, in pratica un piccolo stagno, che ha il duplice scopo di conservare le specie più rare e fornire piante di origine locale da utilizzare in progetti di rinaturalizzazione, è stato realizzato in località Rio di Bagnolo, nel comune di Larciano, all’interno dell’area contigua alla Riserva Naturale del padule di Fucecchio, in una zona che presenta caratteristiche favorevoli, sia dal punto di vista idrogeologico sia per la facilità di accesso, inserita in un contesto paesaggistico-ambientale di notevole pregio, fra aree boschive, seminativi e la Paduletta di Ramone, e che offre anche la possibilità di definire un percorso di visita in grado di conciliare aspetti storico culturali e aspetti naturalistici. Nelle vicinanze si trovano infatti sia il punto sosta attrezzato di Vincio Vecchio (Stabbia), incentrato sui temi della bonifica storica e dell’importanza di siepi e alberete nel paesaggio agrario, sia il futuro “Museo delle tradizioni contadine della Valdinievole”. Lo stagno, le cui piante provengono esclusivamente dal bacino del padule di Fucecchio e da zone limitrofe, è caratterizzato da tre gradoni posti a profondità diverse rispetto al piano di campagna, in grado di soddisfare le esigenze di specie acquatiche proprie di differenti cinture di vegetazione. L’intervento complessivo di sistemazione dell’area prevede anche la realizzazione di uno stagno più grande, progettato anche come luogo di sosta e di alimentazione per l’avifauna palustre, che verrà attrezzato con un osservatorio per il birdwatching.
L’idea della realizzazione del vivaio è nata nel corso dei lavori di recupero ambientale in alcune aree protette, nell’ambito del progetto “Lungo le rotte migratorie” quando è emersa la difficoltà di reperire le piante per le opere di rinaturalizzazione.

3 novembre 2005

Liberata tartaruga marina.

Una piccola folla stipata a bordo di una motovedetta della Guardia Costiera della Capitaneria di Porto di Marina di Carrara e di tre gommoni del Centro sub Alto Tirreno ha assistito, l’11 ottobre scorso, a circa 4 miglia al largo di Marina di Massa alla liberazione di una tartaruga marina “Caretta caretta”. La liberazione è avvenuta dopo oltre due mesi di cure e degenza presso la struttura del Centro recupero del WWF di Ronchi, nell’ambito del Progetto Tartarughe Marine del WWF Italia finanziato dagli Assessorati all’Ambiente della Provincia di Massa Carrara e del Comune di Massa, in collaborazione con il Quartiere 5, l’ASL 1 Sanità Animali di Massa Carrara, la Capitaneria di Porto , Guardia Costiera di Marina di Carrara, il Centro Sub Alto Tirreno e la Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara.

28 ottobre 2005

73mila animali vittime di reati

72.812 animali in Italia, nel corso del 2004, sono stati vittime di reati; 1.066 i casi accertati in tutto il paese. E’ quanto emerge dal rapporto “Animal killer 2005” dell’Osservatorio Reati contro gli animali dell’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali). La Lombardia è la regione in testa alla triste classifica con ben 137 casi accertati, seguono l’Emilia Romagna con 125 e la Toscana con 104.
Ma il rapporto tra residenti e casi accertati rivela una realta’ diversa: e’ la Liguria, infatti, la regione dov’e’ piu’ frequente la violazione delle leggi a tutela degli animali, seguita da Umbria e Val d’Aosta. La ricerca rivela anche che cani e gatti non sono i maggiormente esposti alla ferocia umana, bensi’ gli uccelli che piu’ di tutti subiscono uccisioni e maltrattamenti. In valore assoluto dei 72.8\12 animali vitime, ben 40.810 (pari al 56 per cento del totale), sono stati uccisi. Tra questi, 691 cani (rispetto ai 4.402 esemplari coinvolti) e 623 gatti (rispetto a 1.064). Si maltratta e si uccide nelle città, il 40,8 per cento dei casi accertati, nelle aree extraurbane, campagne o boschi (37,8 per cento) e nelle abitazioni o aree condominiali (21,4 per cento).
Pao. Ma.