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14 luglio 2014

Monsummano e Gambassi i comuni toscani più ricicloni

La Toscana si conferma al top della classifica dei Comuni Ricicloni di Legambiente. Empoli esempio virtuoso di comune Rifiuti Free.
Monsummano Terme è il comune toscano più riciclone in assoluto, Gambassi Terme è al top fra i comuni al di sotto dei 10mila abitanti mentre Empoli si distingue come esempio virtuoso di comune "Rifiuti free". Continua così il trend positivo per la Toscana che, nella classifica nazionale dei comuni più "Ricicloni" di Legambiente  sale all'ottavo posto. Per accedere alle classifiche dei Comuni Ricicloni 2014, come l’anno scorso, i partecipanti hanno dovuto raggiungere l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata. La classifica è costruita attraverso il punteggio raggiunto in base all’indice di buona gestione, sulla quale sono state poi definite le graduatorie. Per la prima volta le categorie dei premiati sono su base regionale e non più per macroregioni (nord, centro, sud).  La giuria ha ritenuto che in questo modo è possibile restituire una fotografia più dettagliata di quel che accade nel nostro Paese, in termini di buona gestione dei rifiuti urbani e dare così maggiore risalto ai casi virtuosi.
Per quanto riguarda i dati in base alle categorie, come vincitori regionali abbiamo Monsummano Terme, tra i comuni toscani sopra i 10.000 abitanti con un indice di buona gestione di 72,89 ed una percentuale di raccolta differenziata del 85,0% e si conferma un comune "rifiuti free" estremamente virtuoso anche per il dato di 0,87 kg di rifiuti urbani procapite (media giornaliera) ovvero con una produzione di rifiuto secco indifferenziato inferiore a 75 Kg/abitante /anno. Vincitore per regione e categoria, in questo caso sotto i 10.000 abitanti, anche Gambassi Terme con un indice di buona gestione del 66,68 ed una percentuale di raccolta differenziata del 89,5% e per il dato di 0,92 kg di rifiuti urbani procapite (media giornaliera) ovvero con una produzione di rifiuto secco indifferenziato inferiore a 75 Kg/abitante /anno. Gli altri comuni toscani nella top ten sopra i 10.000 ab. sono: Montelupo F.no (FI), Serravalle Pistoiese (PT), Certaldo (FI), Montespertoli (FI), Fucecchio (FI), Cerreto Guidi (FI), Empoli (FI), Vinci (FI), Castelfiorentino (FI). Mentre quelli sotto i 10.000 ab. sono: Lamporecchio (PT), Capraia e Limite (FI), Larciano (PT), Incisa Valdarno (FI), Montaione (FI), Vaiano (PO).
Dopo i Ricicloni ci sono i “Comuni Rifiuti Free”, l’eccellenza dell’eccellenza, quelli cioè che debbono smaltire solo 75 kg di rifiuti residui procapite all’anno, dove vale davvero il principio del “Chi inquina paga” e in discarica finisce solo quello che non è possibile recuperare in alcun modo. E i cittadini devono pagare per la quantità di rifiuto effettivamente prodotto. E non sono solo piccoli comuni, dove tutto sembra più facile e bello! In Toscana esempi di straordinario virtuosismo sono: Empoli (FI) con i suoi 48mila abitanti, Fucecchio (FI) e Monsummano Terme (PT) che superano di gran lunga i 20mila abitanti.
Pao. Ma.

3 dicembre 2013

In un Dossier di Legambiente "Le rotte toscane verso la Terra dei fuochi"

Presentato il Dossier di Legambiente  su “Le rotte toscane verso la Terra dei fuochi”. Intanto il Consiglio dei ministri emana un decreto con cui “bruciare rifiuti in aree non autorizzate” diventa reato penale. Previsto anche, entro 150 giorni, il censimento delle aree inquinate e quelle sane e stanziamenti per la bonifica in modo da poter ripristinare la legalità e rendere giustizia ai terreni e alle aziende sane che sono oltre il 90 per cento. Alla conferenza stampa anche il cantante dei Litfiba Piero Pelù. 

Centinaia e centinaia di Tir, tra la fine degli anni '80 e gli inizi dei '90 hanno trasportato migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi dai distretti industriali della Toscana sino alla cosiddetta Terra dei fuochi portando devastazione e morte in intere aree agricole delle province di Napoli e Caserta.
Dal 2002 ad oggi, le indagini per Traffico organizzato di rifiuti (l’unico delitto ambientale con rilevanza penale)  che hanno coinvolto aziende toscane sono 45, il 20,5% sul totale delle inchieste concluse per lo stesso delitto su tutto il territorio nazionale. 45 indagini che hanno portato a 92 ordinanze di custodia cautelare e alla denuncia di 388 persone, con il coinvolgimento di ben 40 aziende e società toscane; 7 le procure che hanno indagato: Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Siena, Pisa. Solo negli ultimi due anni, nel ciclo dei rifiuti in Toscana sono stati accertati ben 582 reati, con 778 persone denunciate, 8 persone arrestate e 218 sequestri effettuati. Firenze è la provincia con il maggior numero di infrazioni accertate (163) seguita da Livorno (97) e Siena (84). Numeri, nomi e storie della “Rifiuti Spa in Toscana” sono stati presentati ieri nel corso di una conferenza stampa di Legambiente per presentare il dossier Le rotte toscane verso la terra dei fuochi. “La Rifiuti S.p.A. – ha dichiarato il presidente di
Legambiente Toscana Fausto Ferruzza - si è trasformata nel tempo in un’impresa globale, che ha interessi in tutto il Paese. In alcuni casi, addirittura, i rifiuti da smaltire partono dalla Campania per finire proprio in Toscana”.
Nel rapporto sono elencate le ditte colpevoli di aver sversato i loro rifiuti nella Terra dei Fuochi. Rotte illegali, che univano gli stabilimenti della Provincia di Massa-Carrara, del Comprensorio del Cuoio, del pistoiese fino alla lontana Terra dei Fuochi. I viaggi delle sostanze inquinanti con destinazione finale in Campania avevano quindi origine anche a Pisa, Prato e Arezzo. Dalla fine degli anni 80 un sistema imprenditoriale mafioso che ha visto coinvolte molte aziende provenienti da ogni parte della Toscana come emergeva già dal dossier di  Legambiente del 1995, dal titolo “Rifiuti Spa”, dove già si denunciava il traffico illecito di tonnellate di rifiuti industriali prodotti in Toscana e smaltiti nel periodo dal 1990 al 1993 in discariche campane e calabresi: secondo un'inchiesta della Procura presso la Pretura di Lucca, su indagine della Digos di Lucca, attraverso società con sedi in Toscana sono stati esportati prevalentemente verso Campania e Puglia rifiuti industriali, fanghi di conceria come quelli del polo di S. Croce sull'Arno.
“Ricostruire le rotte dei traffici, approfondire l’esame di quanto è già stato accertato dalla Magistratura e dalle forze dell’ordine – ha concluso il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni - vuole essere un contributo di verità e giustizia nei confronti dei cittadini campani che vogliono riscattare il proprio territorio e affermare i principi di legalità e trasparenza. Per questo chiediamo che sia pubblicata l’attività di censimento geo/referenziato dei siti contaminati e avviata una sistematica e puntuale attività di campionamento ed analisi dei prodotti ortofrutticoli ed alimentari delle aree coinvolte”.
Fra gli interventi prioritari per riscattare la Terra dei fuochi Legambiente sottolinea da un lato l'introduzione nel Codice Penale dei delitti contro l’ambiente, così da consentire alle forze dell’ordine e alla Magistratura di prevenire e reprimere in maniera più efficace i fenomeni d’illegalità e criminalità ambientale e dall'altro una maggiore assunzione di responsabilità da parte del mondo imprenditoriale e delle associazioni di categoria.
Alla conferenza stampa hanno partecipato Rossella Muroni, Direttrice Generale di Legambiente, Don Andrea Bigalli, Coordinatore Regionale di Libera, Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana e Claudia Ferri, FIOM Cgil Toscana e, in veste di supporter della campagna, il cantante dei Litfiba Piero Pelù.
Pao. Ma.

12 settembre 2013

Rapporto Ecomafia 2013 di Legambiente

Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Toscana.


"Non si combatte e tantomeno si sconfigge l'ecomafia con la sola repressione. Servono buona politica, buone leggi e buone pratiche. In particolare l'introduzione nella legislazione italiana del reato ambientale. Così come necessaria è anche una cittadinanza attiva, sempre attenta e informata" potrebbe essere questa in sintesi la ricetta che propone Legambiente con il "Rapporto Ecomafia 2013 in Toscana". 2.524 infrazioni accertate, il 15,4% in più rispetto al 2011, 1.989 persone denunciate, 2 persone arrestate, 596 sequestri effettuati. La Toscana (6°) perde una posizione rispetto allo scorso anno e sale, in negativo, nella classifica nazionale dell'illegalità ambientale, figurando tra le regioni maggiormente colpite dalla criminalità ambientale, dopo le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) ed il Lazio. Stabile l'ecomafia del "cemento illegale" e le aggressioni al patrimonio culturale, aumentano gli incendi e le infrazioni contro gli animali e la fauna selvatica. Migliora soltanto, di poco, il ciclo dei rifiuti anche se resta ancora un settore dolente. In costante crescita anche la piaga della corruzione, con il raddoppio delle denunce e degli arresti. E' questa, in estrema sintesi, la fotografia dell'ecomafia nella nostra regione, che emerge dai dati ufficiali forniti dalle forze dell’ordine ed elaborati da Legambiente. 

“Facendo il punto sugli ultimi vent’anni di ecomafia, appare innegabile come il modo migliore per contrastare lo straordinario assalto all’ambiente, alla salute dei cittadini e all’economia sana, sia quello di realizzare politiche virtuose in ciascun settore – dichiarano Fausto Ferruzza (Presidente di Legambiente Toscana) e Antonio Pergolizzi (Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente) – Senza di queste non si esce dall’emergenza. Si sconfiggono le mafie e i loro sodali, così come gli imprenditori criminali, solo se si cambia paradigma nella gestione dei rifiuti, uscendo dalle vecchie logiche e implementando politiche di riduzione, riuso e riciclo della materia: laddove queste buone pratiche sono forti, la criminalità ambientale è più debole. Lo stesso dicasi del ciclo del cemento: le buone iniziative contro il consumo di suolo e per la riqualificazione e il recupero urbani, gli incentivi mirati alla bioedilizia e all’efficienza energetica sono il miglior antidoto al malaffare. Non si combatte – e tanto meno si sconfigge – l’ecomafia con la sola repressione, serve la buona politica e le buone pratiche. Così come necessaria è anche una cittadinanza attiva, sempre attenta ed informata, vero argine allo strapotere della criminalità ambientale, in Toscana come altrove”.
“Libera Toscana annota con preoccupazione, ma senza stupore, il dato che emerge dal prezioso rapporto di Legambiente che presentiamo – dichiara Don Andrea Bigalli, coordinatore regionale di Libera – Infatti gli elementi che si associano nel tempo, concorrono a definire il quadro di una crescente infiltrazione mafiosa, che non può non trovare riscontro sul piano degli affari possibili speculando sull'ambiente, e quindi, sulla salute ed il benessere di tutti noi. Con questa dinamica di penetrazione sul piano economico, finanziario e, , anche politico e culturale, deve crescere la nostra capacità di analisi, denuncia ed azione, nel presidiare le realtà di nostra competenza contro l'espandersi di una cultura del privilegio e del disprezzo del bene comune, che è l'essenza della mentalità mafiosa. Si ribadisce, inoltre, la necessità giuridica di introdurre il reato ambientale nel Codice Penale, da punire con particolare rigore ed attenzione!”.
La chiamano “delocalizzazione” e in Toscana è diventata triste realtà, soprattutto nel ciclo del cemento. Un settore nel quale la Toscana si conferma stabile nel 2012, col suo 6° posto nazionale, con 474 infrazioni accertate (il 7,5% sul totale), 622 persone denunciate e 90 sequestri effettuati. Il capitale “nero”, sotto forma di cifre a quattro zeri, finisce nell’edilizia, nelle sale da gioco, nella grande distribuzione, nelle ditte aggiudicatarie degli appalti, nell’indotto subappalti compresi. Migliora di poco, ma resta un settore assai dolente quello dei Rifiuti (7°posto) dove anche in Toscana ha raggiunto, nel 2012, cifre preoccupanti con 279 reati accertati, il 5,6% sul totale nazionale, 400 le persone denunciate, una persona arrestata e 115 i sequestri effettuati. È Firenze la provincia con il numero più alto (74 infrazioni accertate), seguita da Siena (53), da Livorno (51), e Arezzo (29). Tante le storie di illegalità in questo settore. Il centro nevralgico della falsa certificazione. Così appare la Toscana nella fotografia scattata dagli inquirenti durante questo ultimo anno di indagini sui traffici illeciti di rifiuti. Accade persino a Prato, un tempo culla imprenditoriale del settore tessile e oggi teatro di un’indagine che parla di camorra e di smaltimento illecito di rifiuti speciali, realizzato grazie al coinvolgimento di un noto clan camorristico di Ercolano. Non si tratta, spiegano gli investigatori, di un sistema che si chiude all’interno dei confini nazionali ma vede una fitta collaborazione con esponenti di organizzazioni criminali internazionali e si sovrappone con i flussi di import-export di merci (anche contraffatti) verso i paesi dell’Estremo Oriente, Cina in particolare. Nel ciclo illegale dei rifiuti non sempre compaiono personaggi legati ai clan ma spesso operano trafficanti “locali”, come emerge soprattutto in provincia di Arezzo. Qui si è registrata tra il 2012 e i primi mesi del 2013 una lunga serie di interventi di polizia giudiziaria diretti a smantellare traffici illeciti di rifiuti, principalmente scarti ferrosi nell’ambito dell’operazione Vesper. Stiamo trattando di discariche illegali di pattume tossico: delle vere e proprie bombe ecologiche. La Guardia di Finanza, per esempio, a metà febbraio 2013, ha messo sotto sequestro a Piombino circa 1.000 tonnellate di rifiuto minerale inerte, che era stato abbandonato all’interno di una vasta area senza le necessarie autorizzazioni. Una tonnellata di eternit, pronta per essere sotterrata, è stata invece scoperta nell’estate scorsa e sequestrata sempre dalla GdF in un terreno in località Versegge, in provincia di Grosseto. Le indagini sullo smaltimento illecito di rifiuti quest’anno lambiscono anche la più importante opera pubblica della storia di Firenze dai tempi del Poggi. Stiamo naturalmente parlando del nodo TAV del capoluogo toscano. Al centro della nuova inchiesta figura, oltre alla qualità e alla sicurezza dell’opera in sé, anche il rischio di infiltrazioni camorristiche per lo smaltimento dei rifiuti prodotti nello scavo delle gallerie. Attualmente, sarebbero già 31 gli indagati e numerosi gli appalti e i subappalti passati sotto la lente d’ingrandimento.
Bracconaggio, commercio illegale di specie protette, allevamenti, pesca di frodo. Ma anche le nuove norme contro il maltrattamento degli animali di affezione. Aumentano in maniera significativa le infrazioni contro gli animali e la fauna selvatica in Toscana, che si piazza al 6° posto della classifica, con numeri davvero preoccupanti: 568 infrazioni accertate con una percentuale sul totale del 7,1%, 419 denunce, 146 sequestri e 1 persona arrestata. Altro anno intenso per le forze dell’ordine, in particolare per il Comando dei Carabinieri, per le cosiddette archeomafie alle prese con i tanti reati commessi ai danni del nostro immenso patrimonio storico-culturale. La nostra Regione rimane stabile al 4° posto, con 90 furti per una percentuale sul totale dei reati nazionali accertati del 8,8%. In aumento anche i furti nei musei e gli scavi clandestini. Crescono le persone denunciate, mentre i furti di beni culturali rimangono a danno dei privati seguiti dalle chiese.
Il 2011 è stato definito “anno orribile” sul fronte incendi. È andata ancora peggio in Toscana, come crescita percentuale, salita dall’ottavo al quinto posto a causa delle 699 infrazioni accertate, con una percentuale del 8,4% sul totale dei reati acclarati, 113 persone denunciate, 14 sequestri effettuati ed una persona arrestata. Grazie alla collaborazione della Corte di Cassazione, e in particolare del suo Ufficio Statistica, in questa edizione del Rapporto Ecomafia sono stati pubblicati per la prima volta i dati relativi a procedimenti penali definiti in materia d’ambiente e classificati per grandi voci di reato. L’elaborazione dei dati forniti dall’Ufficio Statistica per le diverse macro-aree (ottenuta riclassificando i Distretti delle Corti d’appello su base regionale) conferma la Toscana con (89) procedimenti e con un sesto posto in classifica subito dopo le 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria, Puglia) e il Lazio.

Pao. Ma.

12 agosto 2013

Goletta Verde approda a Viareggio

Mercoledì a Firenze Legambiente terrà una conferenza stampa per rendere noti i dati della salute del mare in Toscana.
Dopo due mesi di navigazione Goletta Verde, la storica imbarcazione di Legambiente arriva in Toscana con il suo carico di analisi e dati realizzati dall'equipe di biologi che dal giugno scorso hanno hanno passato al microscopio i tratti critici del "mare nostrum".
La Toscana è l’ultima regione toccata dal tour 2013 della Goletta Verde, la campagna itinerante di Legambiente, che anche quest’anno ha realizzato un monitoraggio sullo stato di salute del mare e dei litorali italiani. Per il ventottesimo anno consecutivo, la storica imbarcazione ambientalista, realizzata anche con il contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio Oli Usati, è tornata a navigare per schierarsi contro i “pirati del mare”. Un viaggio partito il 22 giugno scorso da Lignano Sabbiadoro e che si concluderà il 14 agosto proprio in Toscana, dopo più di 30 tappe da nord a sud della Penisola per dar seguito alle tante battaglie in difesa dell’ecosistema marino e del territorio che Legambiente porta avanti dal 1986, denunciando, informando, coinvolgendo i cittadini con l’auspicio di promuovere esempi positivi all’insegna della sostenibilità ambientale.
Gli ultimi dati pubblicati sulle acque di balneazione in Italia e in Europa, che testimoniano la buona salute del mare italiano, non devono far abbassare la guardia sul rischio di inquinamento ancora presente, a partire dagli scarichi non depurati che continuano a confluire in mare. A tutt’oggi in Italia il 25% delle acque di fogna viene scaricato in mare, nei laghi e nei fiumi senza essere opportunamente depurato e tante sono le situazioni critiche di depuratori malfunzionanti o scarichi abusivi. Per questo motivo con le Golette viaggia un team di biologi che conducono il monitoraggio scientifico a caccia dei punti più critici riguardo la mancata depurazione; raccolgono le segnalazioni dei cittadini denunciando le situazioni che mettono maggiormente a rischio le nostre acque.
La Goletta Verde in questi due mesi ha portato avanti la sua battaglia contro la mancata depurazione, l’abusivismo, la speculazione edilizia, la privatizzazione del demanio, l’illegalità e l’offesa delle trivellazioni petrolifere offshore. Ma ha anche premiato chi ha saputo invece tutelare il nostro patrimonio ambientale.
Proprio ad una sana e corretta gestione del territorio è dedicato il primo appuntamento del tour toscano della Goletta Verde con l’incontro sul tema: “Turismo sostenibile a Viareggio: buone pratiche per il rilancio turistico ed economico”, in programma lunedì 12 agosto, alle ore 11.30 a Viareggio a bordo della Goletta verde, ormeggiata di fronte alla Capitaneria di Porto, darsena Europa. 
La Goletta Verde concluderà poi il suo viaggio prendendo parte a Festambiente, il festival nazionale a impatto zero di Legambiente, uno dei maggiori appuntamenti europei dedicati all’ecologia e alla solidarietà. Nato nel 1989, è organizzato a Rispescia, nel Centro nazionale per lo sviluppo sostenibile di Legambiente “Il Girasole”, alle porte del Parco regionale della Maremma e a pochi chilometri da Grosseto e ospita ogni anno oltre 80mila visitatori, combinando svago e tematiche ambientali grazie a concerti, conferenze, teatro, cinema all’aperto, Città dei bambini e sana alimentazione con i numerosi punti ristoro a base di prodotti tipici, naturali e a filiera corta.
Pao. Ma.