Ha prevalso l'istinto del "cacciatore" fotografico intriso di curiosità che cattura momenti e li imprigiona in uno scatto per ricordare, documentare.

Quello scatto recuperato dopo qualche giorno da una galleria d'immagini che scorre sul desktop attraverso volti e paesaggi di vita recente s'inchioda nel petto rallentando il mondo tutto intorno. Quella scena s'incunea fra occhi e mente creando disagio, sofferenza. Certo non mancano immagini terribili, anzi ci inseguono ovunque attraverso mille schermi, non solo virtuali e questa di sicuro non è fra le "peggiori". Ma quel volto (muso?) quegli occhi di "essere decapitato" mi mettono a disagio. Mi guardano. Riflettono una umanità sempre più bestiale, antropofaga.
Paolo Maggi
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