13 ottobre 2007

Rocca di Frassinello: cantina d'autore in Maremma



Inaugurata la cantina progettata da Renzo Piano. La barriquerie, scavata 50 metri nella roccia contiene 2500 botti di rovere francese. Conferita dal comune di Gavorrano la cittadinanza onoraria all'architetto.














La trasformazione del vino è un rituale sacro e misterioso, che avviene sottoterra, in segreto e la cantina è il luogo antico dove questo accade. Questa l’idea ispiratrice per la realizzazione della cantina Rocca di Frassinello a Giuncarico di Gavorrano che è nata dall’amicizia e dalla collaborazione tra Paolo Panerai, giornalista editore e proprietario del podere Castellare nel Chianti e Renzo Piano, uno dei più grandi architetti contemporanei.
Dopo una ricognizione in elicottero (perché Piano ha bisogno prima di “capire l’ambiente dall’alto, come gli uccelli, perché un architetto deve anche imparare a volare”) i suoi post-it gialli erano già pieni di segni e tratti di pennarello: il primo sogno del progetto. Sulla collina di Poggio alla Guardia, sulla rocca testimonianza appunto di un antico posto di guardia, davanti al borgo medievale di Giuncarico nel cuore della maremma ha preso vita la cantina, immaginata come spazio segreto da Piano, maestro di essenzialità. Un insolito progetto “piccolo” per Piano, che è solito lavorare a grandi opere, ma non per questo più facile. Un luogo nobile, ma realizzato senza sfarzi e lusso perché una cantina rimane pur sempre “una fabbrica e non un monumento”, come precisa l'architetto. Il cuore della cantina è la barriquerie o barricaia, che è stata scavata 50 metri nella roccia e contiene 2500 botti di rovere francese disposte a gradoni concentrici e discendenti come un’arena. Poi la Torre, che svetta insieme ai cipressi del poggio, come se facesse parte da sempre del territorio, e che acchiappa la luce con un sistema di specchi e illumina con un improvviso squarcio di luce il centro della barriquerie; infine un grande sagrato di mattoni rossi pensato per accogliere il viavai delle operazioni di vendemmia, ma anche per ospitare eventi. Rosso il colore che Piano ha scelto per Rocca di Frassinello, il colore della frugalità della Maremma e dei suoi paesaggi medioevali. Dopo quattro anni di progettazione la cantina è stata inaugurata il 30 di giugno scorso e in quella occasione il consiglio comunale di Gavorrano, riunito in seduta straordinaria,
al suono delle chiarine e dei tamburirini, nel teatro di via Matteotti ha conferito la cittadinanza onoraria all’architetto Renzo Piano con la motivazione di “aver accresciuto il prestigio del territorio con la progettazione della cantina Rocca di Frassinello". Intanto sul mercato sono già arrivate le 130 mila bottiglie delle tre etichette importanti prodotte nel luogo dalla vendemmia 2004: Poggio alla Guardia, Le Sughere di Frassinello e Rocca di Frassinello.
La cantina è aperta per visite guidate su prenotazione ogni giorno (compresa la domenica) dalle ore 9 alle ore13 e dalle ore 15 alle ore 19.
Per prenotazioni telefonare al Direttore tecnico della cantina,Sig.Massimo Casagrande, 3382405654 oppure 0566-88201

Paolo Maggi

18 agosto 2007

1600 chilometri di storia, natura, arte e spiritualità




Rinasce la via Francigena

1600 chilometri di storia
fra natura, arte e spiritualità
di Paolo Maggi (da Coopinforma n.81 gennaio 2007)

Ci mise due mesi l'arcivescovo di Canterbury Sigerico, nel 994 a raggiungere Roma per venerare il luogo del martirio dei Ss. Pietro e Paolo. Quasi 1600 chilometri che Sigerico nel viaggio di ritorno annotò nel suo diario in 80 tappe.
Canterbury, a sud est di Londra poi Dover e attraverso la Manica in Francia a Calais, Bruay, Arras, Reims, Chalons sur Marne, Bar sur Aube, Besancon, Pontarlier, Losanna, passato il Gran San Bernardo Aosta, Ivrea, Vercelli, Pavia, Piacenza, Parma, Fornovo di Taro, Pontremoli, Aulla, Luni, Lucca, S.Gimignano, Siena, S.Quirico d'Orcia, Viterbo, Sutri, erano alcune delle soste di quel percorso che divenne la “guida” di una moltitudine di pellegrini e viaggiatori del nostro continente e che prese il nome di Via Francigena perché provenienti dalla Francia, ma anche di Via Romea, sia perché i pellegrini erano detti “Romei” sia perché avevano come destinazione Roma.
Un percorso lungo il quale sorgevano in continuazione alberghi, locande, romitori, spedali, abbazie, ostelli e città. Le crociate dettero un forte impulso al traffico lungo la Francigena come itinerario per il Santo Sepolcro, ma fu con il Giubileo lanciato da Bonifacio VIII nel 1300 che si trasformò in una vera e propria autostrada europea ante litteram.
Oggi il vecchio tracciato medievale, dopo secoli di abbandono è tornato d'interesse non solo locale, tanto che la Commissione Europea ne ha fatto una vera priorità, subito raccolta anche dal nostro ministero per i Beni culturali. L'esempio è il “Cammino di Santiago di Compostela” attraversato da milioni di pellegrini. Detto fatto. Nel novembre scorso è stato inaugurato proprio dal decano di Canterbury, con una sorta di “posa della prima pietra” il “Km 0” della Via Francigena, nell'ambito del programma comunitario “Leader +” con lo scopo di valorizzare i due principali itinerari culturali europei, ovvero le vie Francigene e i Cammini di Santiago, attraverso lo sviluppo culturale e la promozione turistica dei territori attraversati.
L'ampio tratto della via Francigena che si snoda attraverso la Toscana e il Lazio è sicuramente uno dei più interessanti e suggestivi in grado di attrarre i passi dei nuovi pellegrini alla ricerca di raccoglimento, spiritualità, ma anche di luoghi d'arte, naturali, storici o urbanistici da vedere, scoprire, visitare.
Proprio per attrezzare e riqualificare l'antico percorso, l'Associazione romana Civita ha messo in cantiere il progetto “La via Francigena in Toscana e Lazio. La quotidianità della fede, la straordinarietà del viaggio” che, grazie al finanziamento dell'Ente Cassa di Risaprmio di Firenze, della banca CR Firenze e della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma ha già realizzato due volumi: “Le soste dei pellegrini lungo la via Francigena: Toscana e Lazio” curato da Renato Stopani, e “La valorizzazione della via Francigena”, curato da Sandro Polci.
Mentre quello a propone un'analisi storica, artistica e religiosa dei tratti toscani e laziali della Francigena, con le descrizioni dei luoghi di sosta dei pellegrini, attraverso il passo della Cisa, Pontremoli, Lucca, San Gimignano, San Quirico D'Orcia, Acquapendente, Bolsena e Viterbo, fino a Roma, il volume a cura di Sandro Polci presenta uno studio di fattibilità per la definizione di un quadro comune di intervento per il rilancio turistico della Strada ed è rivolto soprattutto alle amministrazioni. In cantiere anche una guida pieghevole per il pellegrino.
Nel mese scorso è stato intanto inaugurato il percorso Montefiascone-Bolsena in provincia di Viterbo, importante snodo di collegamento fra il Lazio e la Toscana. I prossimi interventi di ripristino riguarderanno la zona empolese.
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La Via Francigena
in Provincia di Siena
Nel tratto toscano, la via Francigena passava dalla Lunigiana, toccava Lucca, varcava l'Arno in prossimita' di Fucecchio, risaliva la valle dell'Elsa per raggiungere Siena dove, percorrendo le valli dell'Arbia, dell'Orcia e altre minori, usciva dalla Toscana per entrare nel Lazio superando le alture poste tra Radicofani e il Monte Amiata. L'attuale strada statale 2 segue in buona parte questo percorso, ma e' ancora possibile vedere, tra boschi e campi coltivati, le pietre dell'antico tracciato. E soprattutto chiese, pievi, castelli, fortificazioni, ospedali, resti di strutture ricettive, che rendevano il viaggio, considerati i tempi, abbastanza confortevole. Alcuni di questi monumenti sono in via di recupero grazie a un progetto finanziato dalla Comunita' Europea attraverso la Regione Toscana.
Presso l'ufficio turismo della Provincia di Siena, piazza Duomo 9, tel. 0577/241254, fax 0577/241251, e' disponibile la carta con guida turistica della via Francigena realizzata in collaborazione con il Touring Club Italiano. Quattro gli itinerari consigliati: dalla Val d'Elsa a Siena; Siena e la via Francigena; da Siena a San Quirico D'Orcia; da San Quirico d'Orcia a Radicofani (Provincia di Siena - http://www.provincia.siena.it/default.asp)
Firenze aderisce all'associazione "Vie Francigene"
Il Comune di Firenze aderisce, come socio sostenitore, all'Associazione Europea delle Vie Francigene, l'antico itinerario medievale che collega Canterbury a Roma passando per la Francia, le Alpi, la Pianura Padana e gli Appennini, che ha ricevuto dal Consiglio d'Europa il diploma di menzione di Grande Itinerario Culturale Europeo. Lo ha reso noto l'assessore all'ambiente Claudio del Lungo. "La via Francigena non tocca il territorio del Comune di Firenze - ha precisato Del Lungo - ma attraverso la ciclopista dell'Arno ed altri itinerari verdi potremo connetterci a questo importante itinerario turistico naturale, pedonale, ciclabile ed ippico, come avviene per il Camino di Santiago in Spagna". Lo scopo dell'associazione è quello di svolgere iniziative volte a far conoscere, tutelare, promuovere, valorizzare, le Vie Francigene europee, collegando gli enti e le realtà locali con il Consiglio d'Europa, le istituzioni comunitarie e l'Istituto Europeo degli Itinerari Culturali di Lussemburgo, nel progetto di recupero e rivitalizzazione di una strada che ha rappresentato e può ancora oggi rappresentare l'unione e la comunicazione tra le diverse culture dei paesi europei.

2 marzo 2007

6800 uccelli acquaqtici nel Padule di Fucecchio

“6800 uccelli acquatici suddivisi in 30 specie” è il risultato del censimento sugli uccelli acquatici svernanti, realizzato nella seconda metà del gennaio scorso all’interno del Padule di Fucecchio. Un censimento che evidenzia un incremento di oltre il 35 per cento rispetto all’anno precedente (circa 5000), grazie ad un notevole aumento degli anatidi (soprattutto alzavole); non sono mancate presenze rare come il Fenicottero, l’Oca selvatica e la Moretta tabaccata.Oltre il 90 per cento degli uccelli censiti è stato rilevato all’interno della Riserva Naturale (aree Le Morette e La Monaca-Righetti) e nella contigua località Marconi, nella quale è stata istituita una zona di rispetto venatorio per iniziativa dell’ATC. In sostanza la quasi totalità degli uccelli acquatici presenti si concentra nell’area protetta, a testimonianza della sua importanza e del buon livello di gestione raggiunto.I dati disponibili precedenti all’istituzione della Riserva Naturale, relativi al periodo 1984-1996, attestavano mediamente la presenza di non più di 5 specie e di poche decine di individui.I dati completi, con le presenze numeriche delle singole specie, sono disponibili sulle pagine web del Centro http://www.zoneumidetoscane.it/eventi/padeventi.html.

10 giugno 2006

Le bocce in Toscana

di Paolo Maggi *
264 pagine alla scoperta di società, impianti, passioni e vicende di uno sport "ad alta conviabilità pedagogica" che in Toscana conta 9 società e circa 3mila tesserati.
In libreria fresco di stampa ecco “Le bocce in Toscana” (Pisa, edizioni ETS 2006), un libro che attraverso 264 pagine con tabelle, illustrazioni a colori e in bianco e nero, oltre a offrire una panoramica sul mondo dello sport in Italia dagli anni ses- santa ad oggi, fornisce un dettagliato repertorio della situazione organizzativa e funzionale dello sport delle bocce in Toscana. Un vero e proprio viaggio attraver- so le società, i circoli, le strutture che formano il “mondo delle bocce” nella nostra regione che vanta quasi 3 mila tesserati, 69 società e organizza annualmente cir- ca 150 manifestazioni sportive. La presentazione del libro, tenuta nei giorni scor- si al Museo del Calcio di Coverciano a Firenze è stata anche un’occasione per par- lare di sport a tutto campo. Mentre l’assessore allo sport della Toscana Mariella Zoppi ha sottolineato come il gioco delle bocce sia “uno sport per tutti”, i suoi col- leghi alla Provincia e al comune di Firenze, Alessandro Martini ed Eugenio Giani hanno rilanciato. Martini definendolo uno sport “ad alta convivialità pedagogica, un vero e proprio antivirus contro la solitudine dei nostri tempi” e Giani dopo aver- ne ricordato le origini antiche e la diffusa pratica odierna, ne ha rivendicato un giu- sto riconoscimento oltre che a livello mediatico anche di strutture e a tal proposi- to ha annunciato che nell’area sportiva dell’Africo al Campo di Marte a Firenze, sarà presto realizzato un nuovo bocciodromo, adeguato alle necessità di Firenze e del suo territorio. “Uno sport con un’alta valenza sociale” - come ha rilevato anche il presidente regionale del CONI che ha approfittato per sottolineare “come oggi sia necessario dare visibilità agli aspetti positivi dello sport, la cosiddetta “quinta azienda del paese” che deve investire nei giovani e il CONI toscano, pro- prio per questo ha attivato con il Miur e la Regione progetti nella scuola che
coinvolgono circa 100mila bambini in attività tese non solo alla formazione di ottimi atleti, ma principalmente al- la formazione di bravissimi cittadini”. Il professor Claudio Catini dal suo can- to ha sottolineato fra l’altro come le bocce siano uno sport particolarmen- te adatto a combattere la sedentarietà e la solitudine, due acciacchi partico- larmente insidiosi nel nostro tempo per piccoli, giovani e adulti sia maschi che femmine. Il volume, a cura di Giaco- mo Viccaro è stato realizzato su inizia- tiva del Comitato Regionale Toscano della Fib (Federazione Italiana Bocce) presieduto da Giancarlo Gosti, con la partecipazione della Regione e del Co- ni Toscani si propone come una vera e propria novità editoriale nel campo di questa pratica sportiva e anche come un primo importante contributo alla realizzazione del “censimento” degli impianti sportivi toscani che Regione e Coni stanno elaborando.
* Articolo pubblicato sul numero 79 di Coopinforma (giugno 2006)

1 giugno 2006

Sapori e saperi del Mugello in una guida


di Paolo Maggi

In un libro i prodotti tipici, le ricette e i ristoranti del Mugello svelati in un appassionato viaggio che pagina dopo pagina svela anche le tradizioni culturali di questa terra generosa.
È la nuova guida “Sapori e Saperi nel Mugello” che fa parte della collana di pubblicazioni turistiche  sul territorio realizzate dalla Comunità Montana Mugello.
Sessantaquattro pagine che si aprono all’insegna di una rapida presentazione con riferimenti anche storici della gastronomia mugellana e che poi si addentrano alla scoperta dei vari prodotti tipici. La partenza è con il latte che viene commercializzato con il marchio Mugello e le stazioni successive sono la carne bovina, suina ed ovina, anche biologica, macellata nel Centro Carni Mugello della cooperativa agricola di Firenzuola. Dopo la descrizione delle tradizioni gastronomiche e delle ricette mugellane, dalla farinata con le leghe ai tortelli di patate attraverso la preparazione del “coniglio ripieno”, dello spezzatino di cinghiale in umido o della “torta in balconata”, la guida illustra anche la presenza delle aziende, degli esercizi commerciali, comune per comune, dove è possibile acquistare i prodotti tipici mugellani. Ugualmente importante la presenza per la prima volta dei ristoranti del territorio, dei quali non si segnala solo l’ubicazione ed il tipo di cucina, ma anche altri importanti elementi tra i quali il prezzo medio, il totale dei coperti, l’accessibilità per  portatori di handicap o la possibilità di introdurre animali.
Altra novità l’introduzione ad un nuovo prodotto del Mugello: il vino. Anche in questo caso si troverà la segnalazione delle aziende produttrici, dei vitigni utilizzati, delle etichette  prodotte nella vallata.  Non viene dimenticata tra le indicazioni enogastronomiche la confinante Strada dei vini Chianti Rufina e Pomino.

“Sapori e Saperi nel Mugello” è stata realizzata grazie al lavoro dell’ufficio di promozione turistica della Comunità Montana del Mugello e stampata in italiano in 20.000 copie.

3 marzo 2006

A Piancastagnaio lo scrigno dei giornali scolastici



di Paolo Maggi

Nel cuore di Piancastagnaio, vicino alla Rocca Aldobrandesca, esiste una raccolta di giornali unica in Italia. Si tratta dell’ emeroteca costituita dai giornali scolastici del premio “Penne Sconosciute”, che quest’anno festeggia i dieci anni di vita con circa 5mila i giornali realizzati dagli studenti delle scuole italiane, dalle elementari alle superiori.
Si tratta di una straordinaria testimonianza di quanto sia vitale la comunicazione fatta da e per i giovani che si va via via arricchendo. Il Comune, al quale è affidata la custodia di questa preziosa “miniera” di notizie, è in attesa, infatti, dell’arrivo di altri giornali, provenienti da con- corsi più giovani ma che pure trova- no in “Penne Sconosciute” un punto di riferimento: quello indetto dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti e quello di Mirabilandia “Giornalinoi”. L’emeroteca quindi si sta ampliando e sta diventando un centro di documentazione a tutti gli effetti. Chi voglia sapere come si sia indi- rizzata negli ultimi dieci anni la produzione giornalistica dei ragazzi italiani, quali siano state le notizie pre- ferite, quali pensieri e opinioni abbiano espresso i ragazzi sui grandi temi del momento (guerra, religione, sessualità ecc.), a Piancastagnaio può trovare davvero delle risposte. La mole enorme di articoli, spesso ottimi anche dal punto di vista delle regole giornalistiche (scrittura oggettiva, cronaca separata dalle opinioni, inchieste approfondite ecc.) rappresenta quindi una vera e propria informazione “alternativa”, la cui importanza sfugge agli operatori ufficiali della comunicazione giornalistica.
Di questa raccolta e delle caratteristiche della stampa giovanile in Italia, la giornalista Donatella Coccoli (autrice del libro “Penne Sconosciute. I giornali scolastici in Italia) ha parlato nel convegno organizzato dal Clemi (Centre de liaison de l’ einsegnement et des médias) alla Sorbona il 13 maggio 2005 e la relazione è stata pubblicata nel numero di novembre 2005 di una rivista indirizzata agli operatori dell’ educazione d’oltralpe, “Le Cahiers du Credam”).
Quali sono i risultati di questa ulte- riore ricerca effettuata su giornali scolastici di grandi città italiane (Milano, Roma e Torino)? L’attenzione all’ambiente circostante e la “rilettura” delle notizie ufficiali sono gli elementi che affiorano subito. Questo dimostra come oggi il giornale fatto a scuola sia vissuto e pensato come uno strumento per indagare la realtà, per informarsi informando. Il giornale quindi può essere annoverato benissimo in quel complesso “sistema solare” dei media per i giovani in cui i pianeti sono ormai molti: la radio, Internet con la sua costellazione di siti, chat, blog, il cellulare, la free press. Ormai varie ricerche dimostrano che l’informazione fornita da tv e quotidiani non piace più ai giovanissimi italiani: troppo “ingessata” e noiosa. Se ne accorgo- no i giornalisti e gli editori? Forse. Intanto l’ultima edizione del premio (alla fine di ottobre) con i laboratori didattici frequentati da un centinaio di ragazzi suddivisi tra giornalismo, videogiornale e blog, ha registrato un successo massmediologico inusuale: un’ intera pagina si “La Repubblica”, la ribalta dei microfoni di Baobab Rai Due, delle telecamere del TG3 Toscana, di due emittenti locali, del GT Ragazzi di Rai Tre e anche del Tg 1.

20 febbraio 2006

In marcia a Barbiana sulle tracce di Don Milani


In occasione della quinta marcia in difesa della scuola pubblica, che si svolgerà domenica 28 maggio,  anche un concorso che invita a rileggere la “Lettera a una professoressa”.

Paolo Maggi

“Senza bandiere e senza slogan, ognuno col suo passo” nella mattina di domenica 28 maggio, per il quinto anno consecutivo centinaia di persone s’incammineranno lungo la strada che da Ponte a Vicchio porta a Barbiana. “La Marcia” rinnova l’appuntamento con tutti coloro che intendono migliorare il sistema formativo nel nostro paese, per il rilancio della scuola per tutti e per ciascuno, per la garanzia dei diritti di cittadinanza sociale di tutte le ragazze e di tutti i ragazzi, per un futuro democratico e civile della scuola pubblica, camminando insieme, sulle tracce di Don Lorenzo Milani.
Quest’anno per la prima volta il comune di Vicchio e gli organizzatori della Marcia hanno anche bandito un concorso che invita a rileggere “Lettera a una professoressa” che il priore di Barbiana scrisse, insieme ai suoi allievi. Il libro prese le mosse dalla bocciatura di Enrico, detto “Il Faina”, nel giugno del 1966 al termine del primo anno della scuola superiore. Enrico aveva raggiunto la licenza media insieme a un gruppo di ragazzi della scuola di Barbiana, e con alcuni di loro si era poi iscritto all’istituto magistrale, per fare il maestro, proprio come Don Lorenzo. “Lettera a una professoressa” fu stampato dopo appena un anno e da allora rappresenta un vero e proprio manifesto del rifiuto di qualunque forma di selezione e dell’impegno per la trasmissione dei saperi critici. Il concorso, aperto a tutti, intende soprattutto essere un momento di sensibilizzazione sui temi dell’educazione democratica degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado.
“Non si tratta di un’operazione di pura memoria – puntualizzano gli organizzatori della Marcia e del concorso - ma del rilancio di un messaggio di speranza e di impegno culturale e civile.  Studenti, scuole, insegnanti e testimoni di significative esperienze educative sono invitati a  misurasi ancora con l’esperienza di questa lettura e a testimoniare la propria riflessione con la produzione di opere contenenti percorsi, approfondimenti, studi o racconti che partano dal messaggio di don Milani”. I lavori dovranno essere inviati per raccomandata A.R. o presentati direttamente entro il primo aprile 2006  (per le scuole) o il 15  (per gli altri), all’ufficio Cultura del Comune di Vicchio in via Garibaldi 1 nei giorni di martedì, mercoledì, giovedì e sabato dalle 8.30 alle 12.30 (martedì anche 14.30-19.30). Il giorno della Marcia di Barbiana, il 28 maggio 2006, le opere scelte dalla commissione saranno segnalate come “testimonianze previlegiate" ed esposte. In tale occasione ai loro autori saranno consegnate targhe ricordo.
In ogni caso, tutte le opere inviate costituiranno "un punto di partenza” per tutte le iniziative che tra il 2006 e il 2007 saranno messe in cantiere per celebrare non in modo retorico, ma attivo il quarantennale di “Lettera ad una Professoressa” e della morte di Don Lorenzo Milani. Per altre informazioni rivolgersi al Comune di Vicchio, ufficio Cultura, tel. 055 8439258, e-mail: cultura@comune.vicchio.fi.it.

A Palazzo Strozzi a Firenze si celebra l’uomo del Rinascimento


Dall’11 marzo al 23 luglio 2006 di scena la mostra “L’uomo del Rinascimento. Leon Battista Alberti e le arti a Firenze fra ragione e bellezza”.

Paolo Maggi

C’è probabilmente la mano di Leon Battista Alberti dietro “La città ideale”, il misterioso e suggestivo dipinto quattrocentesco, in passato attribuito a Piero della Francesca,  simbolo universale del classicismo e della perfezione formale del Rinascimento. A testimoniarlo è un disegno nascosto sotto la superficie pittorica del dipinto conservato nel Palazzo Ducale di Urbino,  venuto “alla luce” in seguito a ricerche effettuate con nuove tecniche diagnostiche. Il disegno è identico al dipinto, “un rarissimo caso di fotocopia monocroma”, come lo ha definito l’esperto internazionale di diagnostica Maurizio Saracini e che secondo Gabriele Morolli “prefigura alla perfezione forme, volumi e prospettiva dell'intera rappresentazione rivelando l'opera non di un pittore, ma di un architetto come Alberti”. Ma c'è di più: «Gli edifici rappresentati - aggiunge Morolli - non solo sono fedeli trascrizioni di architettura descritte nel trattato albertiano "De Re Aedificatoria", ma citano anche note opere di Alberti, in particolare Palazzo Rucellai e la facciata di Santa Maria Novella a Firenze, il tempio Malatestiano a Rimini. Niente ci proibisce dunque di pensare che Alberti abbia realizzato il disegno e che altri lo abbiano colorato». Si tratta di una delle sorprendenti, recenti acquisizioni intorno all’opera enciclopedica e spettacolare di Leon Battista Alberti che faranno parte delle circa 200 opere della mostra “L’uomo del Rinascimento. Leon Battista Alberti e le Arti a Firenze tra Ragione e Bellezza” che dall’11 marzo al 23 luglio 2006 si terrà in Palazzo Strozzi a Firenze.
 La rassegna a cura di Cristina Acidini e Gabriele Morolli propone opere in gran parte di Alberti e di grandi artisti sui quali si è esercitato l’ascendente delle sue teorie come Donatello, Ghiberti, Beato Angelico, Bernardo Rossellino, Andrea Del Castagno, lo Scheggia, Filippino Lippi, Filarete, Verrocchio, Botticelli, e molti altri. Si tratta di 34 dipinti, 22 disegni, 30 sculture o rilievi, 4 elementi architettonici, 11 gessi, 231 manufatti fra tessuti, modellini e oreficerie, 6 medaglie, 20 manoscritti, 5 lettere, 13 volumi a stampa. Tra i pezzi più ghiotti anche alcuni straordinari Donatello: la Madonna con Bambino eccezionalmente prestata dal Louvre, il Banchetto di Erode dal musèe des Beaux Art di Lille, la Madonna col bambino e Angeli del Victoria and Albert Museum. Ma anche la Presa di Troia del Maestro di Apollo e Dafne prestata dalla New York University, la placchetta ritenuta Autoritratto di profilo di Alberti della National Gallery di Washington, la Calunnia di Botticelloi dagli Uffizi, l’Armadio degli argenti di Beato Angelico dal Museo di San Marco e La città ideale, da Urbino.
Un apporto particolarmente importante alla mostra è dato da un gruppo di documenti inediti provenienti dagli archivi familiari che consentono di ricostruire il sofferto rapporto che Alberti ebbe con la famiglia. In particolare un albero genealogico su pergamena gualcita di 14 centimetri per 25. Un vero piccolo tesoro apparentemente insignificante, che per secoli non aveva attirato l’attenzione degli studiosi, ma che oggi si è rivelato estremamente importante, scritto da Leon Battista Alberti in persona e che sarà esposto per la prima volta in Palazzo Strozzi.
La mostra che si tiene a conclusione della manifestazioni per il VI centenario della nascita di Leon Battista, promossa e prodotta dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze con il patrocinio del Presidente della Repubblica, oltre a candidarsi come l’evento artistico fiorentino del 2006, sarà una pietra miliare per capire meglio “quest’uomo del Rinascimento” attraverso le innumerevoli testimonianze architettoniche, pittoriche, matematiche, chimiche, musicali.
Di notevole pregio anche il catalogo realizzato da Mandragora e Maschietto editore, che insieme gestiscono anche il bookshop della mostra. Le due case editrici fiorentine si sono unite in doppio marchio “per affermare – hanno sottolineato i due editori Mario Curia e Federico Maschietto  la comune volontà di costruire una realtà cittadina in grado di confrontarsi con i maggiori competitori nazionali”.
La mostra rimarrà aperta tutti il venerdì dalle 9 alle 23 e gli altri giorni dalle 9 alle 20 (info Sigma C.S.C. tel. 055 2469600).

5 dicembre 2005

A Larciano la "nursery" delle piante acquatiche

di Paolo Maggi 
Nei pressi di Larciano il Centro di Ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio, ha realizzato un piccolo vivaio nel quale vengono coltivate alcune specie di piante acquatiche che han- no particolari difficoltà ad essere conservate in Toscana. Il vivaio delle idrofite, in pratica un piccolo stagno, che ha il duplice scopo di conservare le specie più rare e fornire piante di origine locale da utilizzare in progetti di rinaturalizzazione, è stato realizzato in località Rio di Bagno- lo, nel comune di Larciano, all’interno dell’area contigua alla Riserva Naturale del padule di Fucecchio, in una zo- na che presenta caratteristiche favorevoli, sia dal punto di vista idrogeologico sia per la facilità di accesso, inserita in un contesto paesaggistico-ambientale di notevole pregio, fra aree boschive, seminativi e la Paduletta di Ramone, e che offre anche la possibilità di definire un percorso di visita in grado di conciliare aspetti storico culturali e aspetti naturalistici. Nelle vicinanze si trovano infatti sia il punto sosta attrezzato di Vincio Vecchio (Stabbia), incentrato sui temi della bonifica storica e dell’importanza di siepi e alberete nel paesaggio agrario, sia il futuro “Museo delle tradizioni contadine della Valdinievole”. Lo stagno, le cui piante provengono esclusivamente dal bacino del padule di Fucecchio e da zone limitrofe, è caratterizzato da tre gradoni posti a profondità diverse rispetto al piano di campagna, in grado di soddisfare le esigenze di specie acquatiche proprie di differenti cinture di vegetazione.
L’intervento complessivo di sistemazione dell’area prevede anche la realizzazione di uno stagno più grande, progettato anche come luogo di sosta e di alimentazione per l’avifauna palustre, che verrà attrezzato con un osservatorio per il birdwatching.
L’idea della realizzazione del vivaio è nata nel corso dei lavori di recupero ambientale in alcune aree protette, nell’ambito del progetto “Lungo le rotte migratorie” quando è emersa la difficoltà di reperire le piante per le opere di rinaturalizzazione.