17 febbraio 2026

L'ASSEDIO DI FIRENZE

dalle bombe ai calci (alla palla)


Nel febbraio del 1530, mentre Firenze era stretta d’assedio dalle truppe imperiali favorevoli al ritorno dei Medici, la città organizzò una partita di calcio in Piazza Santa Croce.
Una vera e propria sfida simbolica al nemico e una dichiarazione di resistenza civile.
Secondo lo storico Benedetto Varchi, l’evento servì a dimostrare che la guerra non aveva piegato l’animo dei fiorentini. Mentre i cannoni nemici erano visibili dalle colline, i giovani scesero in campo in costume rinascimentale, giocando regolarmente tra placcaggi e risse rituali.



La partita rappresentò un atto politico teatrale: affermare che la Repubblica era ancora viva, padrona delle sue piazze e della propria identità. Il calcio, sport popolare e fisico, fu scelto come simbolo di forza collettiva e normalità in un momento di estrema crisi.
Quell’episodio è considerato l’origine storica del Calcio Storico Fiorentino, oggi rievocato ogni anno.
Da allora, quella partita resta il segno di una città che rispose alla guerra con un gioco trasformato in messaggio politico.


Pao. Ma.

12 febbraio 2026

L'Unità: storia breve di "eroismo Quotidiano"

Oggi l’unità avrebbe festeggiato 102 anni.
Il primo numero de l’Unità, “Quotidiano degli operai e dei lavoratori”, diretto da Antonio Gramsci uscì a Roma il 12 febbraio 1924.
Un pezzo enorme della storia del giornalismo e della politica italiana nato, come scrisse Gramsci in un editoriale per “dare voce a chi non l’aveva, contro la stampa borghese e il regime”
che ha formato e informato generazioni di lettori e intellettuali.
Costava 10 centesimi e nel primo periodo tirava 20mila copie.
Con le leggi fasciste, nel novembre 1926, l’Unità fu soppressa da Mussolini.

Gramsci venne arrestato poco dopo.
Durante il fascismo veniva stampata con mezzi di fortuna in tipografie segrete in cantine, soffitte, retrobotteghe.
Macchine tipografiche smontate e rimontate per non farsi scoprire.
Gli operai tipografi erano soprattutto militanti comunisti che rischiavano oltre l’arresto, confino e torture, fino alla deportazione.
l’Unità spesso cambiava nome in copertina come Il Lavoratore, La Voce o Il Combattente per confondere la polizia. In alcune zone del Nord (Milano, Torino, Genova) esistevano edizioni locali clandestine, ognuna stampata autonomamente dai partigiani.
Molti articoli venivano scritti a memoria, senza bozze, per non lasciare tracce. Era non solo un giornale, ma anche uno strumento fondamentale di coordinamento polit
ico e morale per la Resistenza.
L’Unità continuò in clandestinità, stampato segretamente e diffuso di mano in mano fino al 1943.
Il 2 giugno 1944, subito dopo la Liberazione di Roma torna in edicola legalmente.
Diventa il grande quotidiano del PCI di Togliatti. Ospitava firme quali Calvino, Pavese, Vittorini, Pasolini, Eco.
Dopo il 1944 l’Unità non fu solo politica, ma una vera fabbrica di cultura popolare e le feste dell’Unità oltre ad essere momenti di gioia e d’incontro di popolo sono state anche appuntamenti di forte spessore culturale, politico e di spettacolo.
L’Unità è stata per una moltitudine di persone la prima “scuola di politica” il primo contatto con libri, mostre, cinema, musica.
Un giornale che spiegava parole difficili in modo semplice.
Un ex partigiano disse: “Portare una copia de l’Unità in tasca era come portare un’arma. Ma che sparava idee.”
l’Unità cercava di creare un popolo che leggesse, capisse e discutesse.

Dopo la fine del PCI (1991) iniziano i problemi economici e politici e all’inizio del 2000 chiude per poi riaprire come quotidiano vicino ai Democratici di Sinistra. Nel 2014 nuova chiusura per tornare in edicola l’anno successivo con una nuova proprietà e linea editoriale.
Nel 2017 ultima chiusura. Da allora esiste solo in forma saltuaria digitale.