13 maggio 2011

Una legge contro la sofferenza

di Susanna Benvenuti *
 

 La Toscana in prima linea anche nel combattere il dolore che accompagna le patologie gravi. Non una legge per legalizzare i derivati della cannabis, ma piuttosto una legge per sancire il diritto del malato a utilizzare il farmaco più adatto quando il dolore è cronico o accompagna il fine vita. Un gruppo di consiglieri del Pd ha presentato una proposta di legge regionale per l'utilizzo di farmaci cannabinoidi nella terapia del dolore e nelle cure palliative. “Una legge che ho pensato dopo aver lavorato con Alessia Ballini (consigliera regionale uccisa dal cancro nel febbraio scorso) - ha detto fra l'altro, il consigliere regionale Enzo Brogi, primo firmatario della proposta di legge- che mi raccontava quanto fosse importante assumere sostanze cannabinoidi prima della chemioterapia per combattere dolore e nausea". Importanza ma soprattutto efficacia confermata da numerosi studi internazionali su riviste accreditate scientificamente che hanno dimostrato infatti da tempo che i derivati naturali, di sintesi e semisintetici della cannabis possono essere farmaci  utili per l'impiego terapeutico nella cura del glaucoma, nella prevenzione degli effetti collaterali di terapie come nausea e vomito da chemioterapie, nel controllo di alcune spasticità croniche e come adiuvante nel controllo del dolore cronico associato alla sclerosi multipla. La Regione Toscana già nel 2002 aveva deliberato che le Asl toscane potevano importare ed erogare farmaci non registrati in Italia facendosi direttamente carico delle spese per l'acquisto. Di fatto non essendo poi seguita nessuna norma applicativa è stato comunque impossibile garantire il diritto all'accesso a questi farmaci. Ulteriori passi avanti a livello nazionale sono stati fatti nel 2007 quando Livia Turco, allora Ministro della Salute, aveva inserito nella lista delle sostanze stupefacenti e psicotrope, due farmaci derivati dalla cannabis, il Delta-9-tetraidrocannabinolo ed il Trans-delta-9-tetraidrocannabinolo (Dronabinol) ed un farmaco cannabinoide di sintesi, il Nabilone.Sancendo così la possibilità di utilizzare tali farmacinella terapia farmacologica (terapia del dolore, sclerosi multipla), creando importanti basi normative per autorizzarne l'immissione in commercio nel mercato italiano. Allo stato attuale, i derivati cannabinoidi non sono ancora reperibili nelle farmacie aperte al pubblico e chi si trova in condizioni dolorose e potrebbe alleviare le proprie sofferenze, di fatto ancora non può utilizzare i farmaci più adatti. “E’ qui che si inserisce la proposta di legge toscana – spiega Brogi - colmando un vuoto legislativo in una materia così delicata". L'iter sarà lungo ma Brogi è convinto che la legge, il cui testo prima di arrivare in commissione è stato a lungo modificato ed emendato, possa trovare un largo consenso nel gruppo di maggioranza. “Speravamo di poterla approvare entro maggio – aggiunge con rammarico il consigliere regionale del PD -, ma spesso i tempi della politica si allungano in maniera inversamente proporzionale ai bisogni dei cittadini". Il testo della legge è stato scritto pensando ad un utilizzo di questi farmaci solo in strutture sanitarie nelle cure palliative e nel dolore cronico, ma non è escluso che in futuro si possa prevedere di estenderlo ai pazienti a casa sotto rigido controllo medico, anche come farmaco adiuvante gli effetti collaterali di altre terapie farmacologiche . Di sicuro questa è una nuova battaglia di civiltà che vede ancora una volta la Toscana capofila.

* Articolo pubblicato  nel numero 99 della rivista Coopinforma (maggio 2011)

1 commento:

Paolo ha detto...

mi piace, speriamo che vada in "porto"