14 dicembre 2014

Auguri per tutti i "generi"

     
Care e cari che vi affacciate su questo blog è con piacere che quest'anno insieme ai miei auguri più cari, posso permettermi di fare anche un bel regalo!

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Si tratta di "Donne, grammatica e media", la guida voluta da Gi.U.L.i.A (Giornaliste Unite Libere Autonome) e realizzata grazie al prezioso contributo dell'Accademia della Crusca e della sua presidente onoraria Nicoletta Maraschio, scritto dalla linguista Cecilia Robustelli, a cura di Maria Teresa Manuelli.
Penso che oggi sia necessario, per le donne ma anche per gli uomini, un uso della parola che non svilisca la figura femminile con un linguaggio stereotipato che ne dà un’immagine negativa, o quanto meno subalterna rispetto all’uomo, anche e soprattutto nonostante le intenzioni. Nella lingua italiana, come tutte le lingue che distinguono morfologicamente il genere grammaticale maschile e quello femminile (francese, spagnolo, tedesco, ecc.), la donna risulta spesso nascosta “dentro” il genere grammaticale maschile, che viene usato in riferimento a donne e uomini (gli spettatori, i cittadini, ecc.). Frequentissimo è anche l’uso della forma maschile anziché femminile per i titoli professionali e per i ruoli istituzionali riferiti alle donne: sindaco e non sindaca,  chirurgo e non chirurga, ingegnere e non ingegnera, ministro e non ministra ecc.
Se nascondiamo, neghiamo qualcosa, anche nel linguaggio, contribuiamo a far si che quella cosa non esista, non venga riconosciuta fino ad arrivare a scrivere “che il signor ministro è rimasto incinta...” o altre mostruosità. I luoghi comuni, gli stereotipi sono sempre in agguato, ben confezionati, pronti all'uso e purtroppo condivisi e non è certo facile "scartare di lato".

    C'è un uso della lingua italiana, anche da parte di giornaliste e giornalisti così ubbidiente ai modi di dire e ai luoghi comuni che ha soggiogato anche le regole più semplici della grammatica a una cultura dominante che esclude una parte del genere umano.
    Non è raro sentir dire da una professionista dell'informazione, com'è successo a me durante un corso di aggiornamento su Deontologia e giornalismo "non uso termini come sindaca, ministra o architetta perché non mi piacciono, li trovo di cattivo gusto...".

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Auguri davvero di cuore per l'anno nuovo e per tutto il resto

paolo maggi

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