31 ottobre 2008

Ciudad de Juarez femminicidi senza colpevoli

Nella città messicana oltre mille giovani donne scomparse in 15 anni. Quasi 500 sono state ritrovate uccise dopo orrende violenze.  Giglio d'oro di Firenze a Marilesa Ortiz Rivera.

di Paolo Maggi
Lilia Alejandra Garcia Andrade aveva 17 anni quando venne assassinata, nel 2001. Il suo corpo martoriato e torturato venne ritrovato in un terreno vicino alla fabbrica dove lavorava nella città messicana di Juarez nello stato del Chihuauha, al confine con gli Stati Uniti.  Un tragico destino che la lega ad altre mille donne che dal 1993 ad oggi sono scomparse a Ciudad Juarez, e di queste quasi 500 sono state ritrovate morte. Le vittime di età media tra i tredici e i venti anni hanno tutte caratteristiche simili: sono giovani ragazze di modesta estrazione sociale, operaie o studentesse, che prima di essere assassinate vengono terribilmente seviziate e torturate. Spesso il viso appare massacrato e irriconoscibile e in alcuni casi il corpo bruciato. Il femminicidio di Ciudad Juarez rappresenta un caso estremo di violazione dei diritti delle donne e dei diritti umani che si persevera inesorabilmente da molti anni nel silenzio complice delle autorità locali. "La mancanza di indagini - dice Marisela Ortiz, attivista in difesa delle vittime di Ciudad Juarez - accresce l'impunità e con questa il rischio di violenza sulle donne in una società maschista in cui le donne non hanno diritti. Vengono utilizzate come manodopera a basso costo per le tante fabbriche di assemblaggio di prodotti statunitensi".
Marisela Ortiz, psicologa  e insegnante che aveva in Lilia Alejandra una delle sue migliori allieve, in giro nel mondo e di passaggio in Toscana porta la voce di "Nuestras Hijas de regreso a casa" ("che le nostre figlie ritornino a casa"), l'associazione nata nel 2001, costituita da familiari e amici vicini alle giovani assassinate e desaparecidos, impegnata a far sì che l'opinione pubblica sostenga la denuncia del fenomeno del "femminicidio" in atto a Ciudad Juarez. Marisela si batte contro l'omertà della gente e la corruzione delle istituzioni subendo intimidazioni e attentanti e proprio questo suo impegno è diventata una delle attiviste più stimate, in cima alla lista di Amnesty International, tra le persone da tutelare. Nel maggio del 2007 un suo intervento alla Camera ha spinto il governo italiano a inviare una nota di biasimo al presidente Messicano Calderon. Ma l'ultimo importante successo dell'impegno di Marisela Ortiz e della sua associazione è arrivato l'11 ottobre scorso, quando il Parlamento europeo ha emesso una risoluzione di condanna alle violenze di genere nell'America centrale, con particolare riferimento al Messico e alle efferatezze di Ciudad Juarez. Torino le ha conferito la cittadinanza onoraria e, proprio nell'ambito della giornata mondiale contro la violenza sulle donne la città di Firenze le ha consegnato, il 24 novembre scorso, nel corso di un Consiglio comunale straordinario, il "Giglio d'oro" con l'impegno dichiarato dall'assessore alle relazioni internazionali Giani e ribadito dalla Commissione Pace di intervenire ufficialmente nei confronti dell'Amministrazione della città messicana e di avvalersi della capacità evocativa di Firenze nel mondo per aiutare l'impegno di "Nuestra Hijas de regreso a casa".
La città messicana vive ormai da oltre 17 anni nella paura. Alcune donne, quando sono sole,  indossano sempre più spesso vestiti da uomo in modo da non attirare l'attenzione. Una situazione che si è drammaticamente estesa dall'enorme quantità di "maquiladoras" o maquilas, fabbriche possedute o controllare da ditte straniere in cui avvengono trasformazioni o assemblaggi di componenti temporaneamente esportati da paesi maggiormente industrializzati in un regime di duty free ed esenzione fiscale.  In queste aziende le donne, giovani donne, vi lavorano dalle 12 alle 16 ore di fila e se reclamano vengono sbattute fuori.
Prima del 2001, i cadaveri delle vittime violentate e strangolate venivano sempre ritrovati, ma da quando le inchieste si sono moltiplicate, i corpi hanno cominciato a scomparire nel nulla.
Far scomparire i corpi delle donne assassinate è diventata una specialità della criminalità locale. Si sono fatte molte ipotesi sulle ragioni di queste violenze: riti satanici, orge, venditori di organi, sacrifici umani. Le opinioni di criminologi e antropologi convergono sempre più sul fatto che si tratti di riti per inserirsi in bande mafiose. “Si è cercato di mettere insieme tasselli per capire questi crimini - ha detto Marisela Ortiz -, abbiamo studiato i dossier e i casi, nomi, date, luoghi di sparizione-ritrovamento-posizione dei cadaveri, tipo di torture subite. Ha cominciato a delinearsi un quadro impressionante, c’erano analogie e corrispondenze, gli stessi funzionari negligenti, dettagli che si ripetono. Tutte le vittime sono giovani e belle, sono sequestrate per settimane, uccise, sfigurate e mutilate con accanimento e sadismo disumani”.
Secondo testimonianze e documenti, gli assassini sono protetti: si moltiplicano coincidenze che sembrano stabilire un legame con narcotraffico, polizia e militari.
La missione di Nuestras Hijas de Regreso a Casa è quella di ottenere giustizia sia giuridica che sociale. Le famiglie  che ne fanno parte hanno cercato di trasformare in forza il loro dolore (web:  www.mujeresdejuarez.org - Posta elettronica: nuestras_hijas@yahoo.com.mx).

Città di frontiera, zona franca industriale, città violenta

Ciudad Juárez è una città di frontiera che conta circa un milione e mezzo di abitanti ed è situata in una regione desertica dello stato di Chihuahua al confine con gli Stati Uniti, a quattro chilometri da El Paso, Texas. Juárez sorge sulla linea di 3.500 Km di frontiera che separa il mondo sviluppato dal mondo in via di sviluppo: la sola frontiera al mondo ad avere questa particolarità.
Ciudad Juárez attira le popolazioni povere degli stati dell’interno che arrivano a centinaia ogni mese alla ricerca di un lavoro o per tentare di attraversare il confine. Si stima che il 35% della popolazione economicamente attiva di Ciudad Juárez sia costituita da emigrati, sia uomini che donne.
Dopo la firma dell’ALENA (1992, accordo di libero scambio nordamericano tra Canada, Stati. uniti e Messico), Ciudad Juárez è diventata la più importante zona franca industriale di tutto il Messico. Nel 2003 c’erano 269 maquiladoras e 197  mila lavoratori e lavoratrici. Secondo le statistiche ufficiali nello stato di Chihuahua, le donne occupano il 48,3% dei posti di lavoro disponibili e hanno in media tra i 20 e i 22 anni ma si trovano anche delle minorenni (in Messico l’età legale per lavorare è 16 anni).

Il Film"Bordertown"
Jennifer Lopez, Antonio Banderas e Sonia Braga interpretano altrettanti protagonisti di "Bordertown" (Usa, 2006, film di Gregory Nava, ispirato alle centinaia di femminicidi perpetrati a Ciudad Juárez. Lauren Adrian (Jennifer Lopez) lavora come reporter per il Chicago Sentinel e vorrebbe un incarico di corrispondente dall’estero. Il suo direttore la invia invece nella cittadina messicana di Ciudad Juárez, quasi al confine con gli Stati Uniti, in cui da tempo si verificano casi di stupro e omicidio ai danni delle giovani donne che lavorano presso le maquiladoras. Non potendo contare sulla polizia, Lauren si rivolge al collega Alfonso Diaz (Banderas) ed entra in contatto con Eva (Maya Zapata), l’unica vittima a essere sopravvissuta; lavorando sotto copertura in una delle fabbriche, la giornalista mette a rischio la sua vita per far luce sui delitti.
Servizio pubblicato sul n. 89 di Coopinforma (dicembre 2008) - per ingrandire clicca sull'immagine

16 ottobre 2008

L'Aglio rosso di Proceno


di Susanna Benvenuti

















La scienza gli attribuisce un'alta digeribilita', capacita' disinfettanti, antibiotiche e ipotensive. Secondo la tradizione locale è curativo, afrodisiaco, stimolante.... è l'aglio rosso di Proceno, borgo medievale a confine tra il Lazio e la Toscana. Gli Etruschi, antichi abitatori di Proceno, lo coltivavano nelle zone particolarmente ombrose e ne facevano abbondante uso preferendolo alle cipolle. E' un ortaggio coltivato nel Comune omonimo e in una ristretta area di Acquapendente e si è conquistato una certa fama a livello nazionale per le sue qualità organolettiche: sapore intenso e gradevole, aroma pronunciato, ma soprattutto per la sua prolungata conservabilità. Anche i Romani lo somministravano ai loro soldati, agli atleti e ai marinai perché si riteneva che fosse in grado di aumentarne la forza, l'energia fisica e il coraggio. Nel Due e Trecento ritroviamo l'aglio tra gli ortaggi più diffusi negli orti della provincia di Viterbo, perché usato, oltre che nell'alimentazione, anche nella farmacopea. È caratterizzato da un bulbo di medie dimensioni, con bulbilli corti e tozzi e la pellicola esterna dal caratteristico colore rosso. Il sapore è forte e piccante, il profumo intenso e persistente. La diffusione e le caratteristiche qualitative che lo rendono così particolare dipendono dalla tipologia dei terreni, situati a 400 - 450 m. e dal clima temperato. Il suolo è un substrato del Pliocene, di origine marina, fortemente argilloso. La semina avviene tra dicembre e febbraio, mentre la raccolta a giugno e luglio. È destinato prioritariamente al consumo fresco, ma viene usato anche in alcune preparazioni tradizionali come l’agnello all'aglio, i lombrichelli all'aglione (pasta tipica della Tuscia, preparata a mano con acqua e farina) ed il pane con il burro all'aglio. L'aglio rosso di Proceno e' uno dei prodotti tipici e di qualita' della Tuscia inseriti nell'elenco del ministero per le Politiche agricole e forestali, nella sezione ''vegetali'. In agosto da oltre 25 anni il prodotto viene celebrato nella Sagra dell'aglio rosso dove le donne del paese preparano deliziosi piatti tipici.

16 Settembre 2008
Articolo pubblicato su Coopinforma n. 88 (ottobre 2008)

15 settembre 2008

Mari più blu e fiumi più inquinati


di Paolo Maggi

Mentre i mari diventano sempre più puliti, le foci dei fiumi risultano più inquinate. E’ la situazione che emerge al termine della campagna di monitoraggio sullo stato di salute del Mediterraneo svolta anche quest’anno dalla Goletta Verde di Legambiente. I risultati delle analisi della ventitreesima campagna di Goletta verde, condotte su 361 campioni prelevati da acque di balneazioni e foci “sono – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - sintomo di una capacità' di depurazione delle acque fognarie più' efficiente e di scarichi più' controllati e frutto di una maggiore attenzione da parte delle amministrazioni, soprattutto costiere''. Tuttavia il peggioramento della situazione delle foci, ha precisato Cogliati Dezza, e' la conseguenza di pochi controlli e scarichi civili e industriali non trattati mettono in crisi la salute dei fiumi in quasi tutte le regioni italiane. Goletta Verde ha toccato, in 50 tappe, Liguria, Toscana, Lazio, Campania, una, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, Puglia, Molise, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Per quanto riguarda il mare, le acque di balneazione prelevate in 50 località lungo le coste italiane risultano pulite nel 92% dei punti analizzati, contro l'87,6% del 2007. Dei 361 campioni prelevati, 333 sono risultati puliti; 22 campioni sono risultati invece leggermente inquinati, quattro inquinati e due gravemente inquinati. La campagna di Goletta Verde ha anche evidenziato che il nostro mare, nei suoi 8mila chilometri di coste ha ancora troppe spiagge blindate e deturpate dal cemento abusivo. Il record negativo va ancora alla Campania, con 673 illeciti accertati, seguita da Calabria (650) e Sicilia (617). In molti casi sono le costruzioni abusive a negare il libero accesso alla spiaggia. Ci sono poi, rileva Legambiente, ''spiagge sulle quali viene illecitamente imposto un pedaggio di accesso dai gestori degli stabilimenti balneari'', come in Liguria, dove solo 19 chilometri di spiaggia su 135 sono liberi.

La situazione dei fiumi e' peggiorata rispetto allo scorso anno, con inquinamento rilevato nel 78% dei campioni analizzati. Sono state eseguite 80 analisi, 43 delle quali hanno indicato alti valori di inquinanti microbiologici; sette sono risultati inquinati, 12 leggermente inquinati e solo 18 puliti. Salgono al 54% (contro il 47% del 2007) le foci gravemente inquinate, con uno o piu' parametri almeno dieci volte superiori ai limiti di legge. ''Una situazione sempre piu' nera - rileva Legambiente - e che non risparmia nessuna delle regioni visitate da Goletta Verde''. La maglia nera va alla Campania, mentre fanno eccezione Toscana e Puglia.

29 febbraio 2008

Un francobollo per Massaciuccoli

di Paolo Maggi

pubblicato sul Magazine di Firenze e Prato

"Viva Piazza"

nel mese di ottobre 1998

per ingrandire cliccare sull'immagine

22 febbraio 2008

Val di Cornia: sei parchi e un museo

Dalle Colline al mare
attraverso quattromila anni

Sei parchi e un museo per un viaggio nella storia dagli etruschi fino ai nostri giorni

Paolo Maggi

Siamo in Val di Cornia, nella striscia di terra dirimpetto all’isola d’Elba, dove sei aree costiere e collinari di inestimabile valore ambientale custodiscono, come un immenso scrigno naturale, i misteri, i segreti e lo svolgersi della storia nei secoli, dagli etruschi fino ai nostri giorni.
Si tratta del “sistema dei Parchi della Val di Cornia”, un progetto che coinvolge 5 comuni del comprensorio e comprende 6 aree di grande pregio ambientale e culturale e una struttura museale nella città di Piombino. Una vera novità per l’Italia, un luogo dove la vicinanza dei sei parchi consente di seguire un percorso che ha un inizio immaginario dai parchi Costieri della Sterpaia e di Rimigliano, dove il mare lambisce il vedere della boscaglia e prosegue nel parco Archeologico di Baratti e Populonia, che mette in mostra le antiche vestigia dell’unica città etrusca sul mare, che ha visto la sua fortuna nell’industria del ferro e più all’interno con il parco Archeominerario di san Silvestro dove ancora trasuda la fatica degli uomini che nel corso dei secoli hanno perforato le rocce del campigliese per estrarre i minerali. Il percorso ci porta poi sulle colline del Parco naturale di Montioni alla scoperta di rigogliose foreste che nascondono anche i resti di un villaggio minerario di epoca napoleonica, e infine, a scoprire il Parco forestale di Poggio Neri. Lo straordinario viaggio nel tempo si chiude al Museo archeologico del territorio di Populonia che rappresenta il principale polo espositivo del Sistema dei Parchi e illustra, attraverso suggestive ricostruzioni dei paesaggi, delle attività e degli ambienti antichi, le trasformazioni legate al popolamento del promontorio dalla preistoria fino all'età moderna. Il Sistema dei Parchi è nato per favorire la diversificazione economica di un 'area tradizionalmente legata a una economia industriale siderurgica ormai in crisi, ed è stato creato in funzione di una continua interazione tra le varie arie. Questa interazione si esprime con la realizzazione del progetto stesso, che vede ogni parco e museo parte integrante di una realtà che è costruita da tutto il territorio.

Parco
archeominerario
di San Silvestro
Come una straordinaria macchina del tempo, il parco di San Silvestro ti catapulta in uno scenario di rara suggestione. Tutto intorno è caratterizzato dai segni del lavoro. Scoli di lavorazione mineraria, dal periodo etrusco a quello medievale e rinascimentale, fino ai nostri giorni, si svelano agli occhi dei visitatori. Quattrocentocinquanta ettari nel sistema collinare a nord di Campiglia Marittima su un territorio ricco di giacimenti di rame, piombo, argento, zinco, stagno e di marmi pregiati. Come in un immenso archivio all'aperto, il Parco ci accompagna in un percorso alla scoperta della storia dell'uomo e dei suoi " villaggi minerari". All'ingresso i vecchi edifici delle miniere sono stati ristrutturati e ospitano il Museo Mineralogico, il Museo Archeologico, il Museo della miniera e i servizi di accoglienza. Di particolare interesse : "La Miniera del Temperino", na galleria lunga 360 metri che mostra l'evoluzine della lavorazione mineraria; il Castello di Rocca San Silvestro; i Percorsi archeominerari che si snodano in una serie di sentieri che partono dal Temperino e ci fanno visitare le testimonianze minerarie più significative del Parco; il Museo del Palazzo Pretorio di Campiglia Marittima che si può visitare con il biglietto del Parco e che mostra alcuni reperti di notevole pregio, rinvenuti durante gli scavi archeologici della Rocca.
Parco archeologico
e Museo
"Gli etruschi del ferro"
Vero e proprio regno della civiltà etrusca il Parco Archeologico di Baratti e Populonia, inaugurato l'11 luglio 1998, si estende per 80 ettari tra le pendicidel promontorio di Piombino e il Golfo di Baratti, ai piedi di Populonia, in un suggestivo scenario naturalistico, rimasto intatto nel tempo. Populonia, unica città etrusca sul mare, è divisa in due zone, quella bassa dove si trovava l'antico portocommerciale, fiorito sulla lavorazione del ferro proveniente dall'Elba, e l'acropoli, posta sul promontorio a guardia del golfo. 80 ettari di terra tappezzata dai resti delle vestigia di popoli antichissimi.
Il visitatore viene accolto nel Parco all'interno del Centro visite dove, può ammirare il corredo di una tomba rinvenuta intatta nella Necropoli delle Grotte, e attraverso una serie di pannelli espositivi ripercorrere tuta la storia di Populonia e del suo territorio. Una visita guidata alla Via dei Principi permetterà di ammirare la Necropoli monumentale di San Cerbone con le tombe a edicola e i tumuli di Populonia (VII-VIII sec. A.C.), mentre l'escursione lungo la Via del ferro mette in collegamento la parte bassa del Parco con il Centro di archeologia sperimentale attraversando i resti di antichi edifici legati all'attività siderurgica, rimasti in funzione dalla seconda metà del sesto secolo fino all'inizio del terzo secolo A.C..
Il percorso all'interno del bosco conduce alla necropoli delle Grotte, un complesso estremamente suggestivo portato alla luce di recente, con sentieri che si snodano nell'area delle antiche cave di pietra, sfruttate a partire dal VII Sec. A.C., e delle tombe che vi sono state scavate. Non mancano i percorsi naturalistici che portano alla scoperta della flora e della fauna.
Nel cuore del parco è stato realizzato un Centro di Archeologia sperimentale dove è possibile riscoprire le antiche tecniche di fabbricazione della ceramica e di lavorazione della pietra, un modo affascinante per avvicinarsi all'archeologia, per grandi e piccoli, per turisti e scuole con programmi giornalieri e anche specifici su richiesta, per bambini. Il Parco da marzo a maggio è aperto tutti i giorni (lunedì escluso), dalle 9 fino all'imbrunire, mentre da giugno a settembre rimane aperto dalle 9 alle 20 (martedì escluso), informazioni allo 0565 29002. Museo Archeologico culturalmente e funzionalmente connesso al Parco Archeologico di baratti, il Museo archeologico del territorio di Populonia, rappresenta il principale polo espositivo del Sistema dei Parchi della val di Cornia e illustra, attraverso suggestive ricostruzioni, le trasformazioni legate al popolamento del promontorio dalla preistoria fino all'età moderna. Ospita oltre tremila pezzi, tra manufatti preistorici, reperti provenienti dagli scavi delle necropoli etrusche di Populonia e materiali di epoca romana. Tra questi la celeberrima Anfora d'argento rinvenuta nel 1968 nel tratto di mare tra Baratti e San Vincenzo.
Parco costiero
della Sterpaia
Dietro la fascia dunale e pinetata che fiancheggia il tratto d'arenile tra Torre Mozza e la foce del Cornia ecco un lembo di foresta umida sfuggita come per miracolo al disboscamento. E' la Sterpaia, oggi inclusa nel sistema delle aree protette della Regione toscana in qualità di Anpil (Area naturale protetta di interesse locale) e rappresenta un rarissimo esempio dei boschi originari della Maremma. 296 ettari di superficie nel territorio di Piombino suddiviso in 17 ettari di arenili, per uno sviluppo di circa 10 chilometri di costa, 124 ettari tra aree dunali e retrodunali e 155 ettari tra boschi e radure agricole. Salvata da scempi e lottizzazioni abusive, ogni pianta di questa splendida foresta è nata spontaneamente e non ha subito alcuna modifica da parte dell'uomo. Nell'area monumentale del bosco della Sterpaia è stato predisposto un itinerario di visita che illustra con pannelli, gli aspetti storici e le peculiarità ambientali del parco in generale e della foresta in particolare. Il percorso segue anche un itinerario poetico-artistico dove viene proposto un collegamento tra natura, poesia e arte. Nei pressi delle querce più significative per forma e dimensioni, nove luoghi dsono stati contraddistinti da altrettante opere dello scultore fiorentino Marcello Guasti e accompagnate ognuna, da un verso poetico posto su tronchi di alberi caduti spontaneamente. Il bosco della Sterpaia è recintato e inaccessibile al pubblico. Per visitarlo sono obbligatorie sia la prenotazione sia il servizio guida.
Parco costiero
di Rimigliano
Una striscia di verde che s'affaccia sul mare dove la fanno da padrona lecci, sughere e pini, incastonata tra San Vincenzo e il golfo di Baratti. Si tratta di un parco di 600 ettari, prevalentemente naturalistico anche se sono ancora visibili alcune torri del sistema costiero di avvistamento e controllo di età medievale e moderna. Parte del territorio del parco era anticamente un lago lago di Rimigliano), prosciugato tra la metà del XIX e i primi decenni del XX Secolo. Oltre a un punto di ristoro, sono disseminati nel verde servizi igienici, docce, acqua potabile e aree pic-nic.
Parco naturale
di Montioni
8000 ettari di boschi tra le valli del Cornbia e del Pecora, nel sistema collinare tra Massa Marittima e Suvereto. Un aspetto caratteristico la presenza di giacimenti di allume (utilizzato per la concia delle pelli e per il fissaggio dei colori sui tessuti), sfruttati a partire dal XV Secolo e in modo particolare nei primi decenni del XIX Secolo, quando i principi di Piombino, Felice ed Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, fondarono un vero e proprio villaggio minerario: Montioni Nuovo.
Parco forestale
di Poggio Neri

A due passi dall'antico borgo collinare di Sassetta troviamo il Parco Forestale di Poggio Neri: 700 ettari di cui 600 interamente boscati. Di grande interesse vegetazionale e faunistico, presenta le caratteristiche tipiche del bosco collinare maremmano con forte presenza di ungulati allo stato libero. Tracce di un'economia antica di carbone, castagne e di caccia sono ancora percepibili nei racconti e nelle tradizioni dei Sassetani.
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Informazioni: Parchi Val di Cornia Spa V. Lerario 90 - 57025 Piombinbo (Li) - te. 056549430 fax 0565 49733. Internet: hattp://parchivaldicornia.it - email: parchi.valdicornia@parchivaldicornia.it.
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I COMUNI DEL TERRITORIO
Storia, archeologia e natura sono le credenziali della Val di Cornia. Scrigno fra terra, cielo e mare costellato di paesi e borghi dove ancora batte il cuore antico della Toscana. Un paesaggio costiero e collinare ricco di emergenze storiche, di acque termali, di verdissime foreste, di giacimenti minerari e chilometri di spiagge.
Piombino antica città sul mare, di lunga tradizione industriale e capitale di un principato fino agli inizi dell'800 che ancor oggi conserva le tracce del suo passato di piccola corte rinascimentale. Dal Rivellino al Castello cinquecentesco, dal chiostro di Sant'Antimo alla chiesa di cittadella, fino al castello di Populonia. Da segnalare, nella splendida cornice di piazza Bovio, le attività svolte dall'Istituto di Biologia ed Ecologia marina. Campiglia Marittima, circondata da colline ricche di miniere di rame, piombo e argento, è un particolare borgo che conserva ancora oggi l'aspetto dell'antico villaggio medievale, con la Rocca, il palazzo Pretorio, dove ha sede il Museo archeologico e la Pieve romanica di San Giovanni. Un servizio navetta gratuito collega, in estate, Campiglia con il parco archeominerario di San Silvestro. San Vincenzo, con il suo porticciolo, lambito da una sabbia finissima, è una cittadina balneare tra le più attrezzate della costa. Offre. oltre alle sue bellezze naturali, grandi possibilità per il turismo sportivo. L'antico borgo di Sassetta, costruito sulla roccia e sviluppato intorno al castello e alla chiesa di Sant'Andrea, si propone agli amanti della natura con la sua rete di sentieri attrezzati per il trekking. Un percorso tra una fitta rete di vicoli e stradine che si snodano nel cuore di Suvereto mostra le antiche strutture architettoniche di qeusto suggestivo borgo medievale: dal Castello, alla chiesa di San Giusto, dal palazzo comunale, alla chiesa della Madonna Sopra la Porta.


Articolo pubblicato nel febbraio 2002, sul n. 62 di Coopinforma

In libreria la guida alla Natura Toscana


pubblicato nel numero di dicembre 1998 del magazine VivaPiazza


UN PARCO PER GLI ETRUSCHI

Inaugurazione ufficiale l'11 luglio per il "Parco Archeologico di Baratti e Populonia", che racchiude in oltre 80 ettari le vestigia di civiltà e popoli antichissimi

Paolo Maggi
Festa grande nell’incantevole golfo di Baratti per l’inaugurazione ufficiale del “Parco Archeologico di Baratti e Populonia” che custodisce un vero e proprio “regno della civiltà etrusca”. Ai piedi della medievale rocca di Populonia, tra il golfo, il gruppo di piccole case, il molo e il promontorio di Piombino, il Parco racchiude in oltre 80 ettari le vestigia di civiltà e popoli antichissimi. Incastonata nella suggestiva bellezza naturale del golfo, si presenta in tutta la sua straordinaria forza anche la ricchezza delle presenze archeologiche che illustrano le diverse fasi culturali e storiche che si sono avvicendate nei secoli. Dai primi insediamenti dell’età del ferro (IX-VIII sec. a.C.) alle estese necropoli orientalizzanti e arcaiche (VII-VIII sec. a.C.), dalle tombe a tumulo e a edicola di San Cerbone, del Casone o di Poggio Porcareccia fino a quelle ellenistiche (IV-II sec. a. C.) con le suggestive tombe ipogee scavate nel tufo e nascoste nel bosco località Le Grotte e le particolarissime sepolture venute alla luce recentemente nella zona di un’antica cava di arenaria. Un’importanza del sito archeologico sulla terraferma che si conferma anche nel mare che l’accarezza, dove molti sono i relitti di imbarcazioni prevalentemente romane con rinvenimenti di veri e propri tesori, come il carico di spezie e essenze del Pozzino e la famosa Anfora d’argento, custoditi nel Museo Archeologico di Firenze. Nell’ambito della vasta possibilità di percorsi, il Parco propone due itinerari di maggior attrattiva: il primo interessa la zona centrale del golfo dove si trovano le necropoli orientalizzanti e arcaiche (tomba Dei Carri, dei Letti Funebri, Delle Pissidi ecc.), le tombe a edicola e a cassettone o sarcofago, con la possibilità di visitare anche edifici industriali utilizzati dal IV al III sec. A. C per la lavorazione del ferro; il secondo percorso continua a ritroso nella storia alla scoperta del suggestivo sentiero che attraverso il bosco porta alle sepolture ipogee di età ellenistica, accessibili attraverso un breve corridoio a gradini. A ridosso della necropoli presso le cave di calcaree poi si possono ammirare imponenti fronti di roccia con decine di tombe a camera, alcune delle quali disposte su due livelli. Nell’insieme la visita completa del parco richiede circa 6 ore. Con la nuova gestione affidata ai “Parchi della Val di Cornia”, società a prevalenza pubblica alla quale i Comuni hanno demandato la gestione del sistema dei parchi della Val di Cornia, i visitatori possono disporre anche di un Centro di documentazione multimediale, servizi di ristoro, programmi personalizzzati per le scuole e visite guidate. Il ciak sarà dato sabato 11 luglio alle 10 in punto dal vice presidente del Consiglio Walter Veltroni. A luglio il parco resterà aperto tutti i giorni dalle 9 alle 20 con chiusura il lunedì, mentre d’agosto tutti i giorni dalle 9 alle 20. Le tariffe sono differenziate a seconda dei servizi richiesti, del settore interessato alla visita e dalle riduzioni previste. Il biglietto base intero costa 12 mila lire. Per informazioni rivolgersi alla Società parchi Val di Cornia, tel. 0565/49430.

pubblicato sul magazine VivaPiazza (luglio/agosto 1998)

5 febbraio 2008

nella nursery di tartarughe e cicogne

marzo 2001 (Coopinforma n. 58)







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4 febbraio 2008

Padule di Fucecchio

Dopo tre secoli la cicogna torna a riprodursi
di Paolo Maggi (sett. 2005 - Coopinforma n. 76)

Una splendida coppia di cicogne bianche nella primavera scorsa ha nidificato su un traliccio dell'Enel ai margini del Padule di Fucecchio, allevando poi con successo un'eccezionale covata di ben cinque pulcini. Sono ormai alcuni anni che la specie è presente nel Padule nel periodo della riproduzione, ma, "mai fino ad oggi - dicono con soddisfazione gli esperti del Centro Documentazione del Padule di Fucecchio - si era verificata la costruzione del nido e l'allevamento dei picoli". E la soddisfazione sembra davvero giustificata visto che "si tratta della prima nidificazione in Toscana da almeno tre secoli!". La coppia di cicogne che si è riprodotta a Fucecchio è "mista": il maschio è probabilmente selvatico, mentre la femmina, come è stato possibile appurare leggendo a distanza la sigla sull'anello applicato ad una zampa, proviene dal centro di allevamento "Carapax" di Massa Marittima, dove è nata nella primavera del 2000. I piccoli, nati a metà maggio, sono rimasti circa 70 giorni nel nido, nutriti da entrambi i genitori che hanno dovuto battere in lungo e in largo il Padule e le aree vicine per trovare cibo sufficiente ad una famiglia tanto numerosa. A questo punto inizia il conto alla rovescia per la seconda stagione di nidificazione, dato che ci sono buone probabilità che le cicogne tornino a Fucecchio, nello stesso sito, anche nel prossimo anno; magari invogliando anche altre coppie a formare una piccola colonia nell'area del Padule. Maggiori informazioni e immagini si possono trovare sulle pagine web: www.zoneumidetoscane.it/eventi/padeventi.html.

Leon Battista Alberti

A Palazzo Strozzi si celebra l’uomo del Rinascimento

Dall’11 marzo al 23 luglio 2006 di scena la mostra “L’uomo del Rinascimento. Leon Battista Alberti e le arti a Firenze fra ragione e bellezza”.

di Paolo Maggi (febbraio2003)

C’è, probabilmente la mano di Leon Battista Alberti dietro “La città ideale”, il misterioso e suggestivo dipinto quattrocentesco, in passato attribuito a Piero della Francesca, simbolo universale del classicismo e della perfezione formale del Rinascimento. A testimoniarlo è un disegno nascosto sotto la superficie pittorica del dipinto conservato nel Palazzo Ducale di Urbino, venuto “alla luce” in seguito a ricerche effettuate con nuove tecniche diagnostiche. Il disegno è identico al dipinto, “un rarissimo caso di fotocopia monocroma”, come lo ha definito l’esperto internazionale di diagnostica Maurizio Saracini e che secondo Gabriele Morolli “prefigura alla perfezione forme, volumi e prospettiva dell'intera rappresentazione rivelando l'opera non di un pittore, ma di un architetto come Alberti”. Ma c'è di più: «Gli edifici rappresentati - aggiunge Morolli - non solo sono fedeli trascrizioni di architettura descritte nel trattato albertiano "De Re Aedificatoria", ma citano anche note opere di Alberti, in particolare Palazzo Rucellai e la facciata di Santa Maria Novella a Firenze, il tempio Malatestiano a Rimini. Niente ci proibisce dunque di pensare che Alberti abbia realizzato il disegno e che altri lo abbiano colorato». Si tratta di una delle sorprendenti, recenti acquisizioni intorno all’opera enciclopedica e spettacolare di Leon Battista Alberti che faranno parte delle circa 200 opere della mostra “L’uomo del Rinascimento. Leon Battista Alberti e le Arti a Firenze tra Ragione e Bellezza” che dall’11 marzo al 23 luglio 2006 si terrà in Palazzo Strozzi a Firenze. La rassegna a cura di Cristina Acidini e Gabriele Morolli propone opere in gran parte di Alberti e di grandi artisti sui quali si è esercitato l’ascendente delle sue teorie come Donatello, Ghiberti, Beato Angelico, Bernardo Rossellino, Andrea Del Castagno, lo Scheggia, Filippino Lippi, Filarete, Verrocchio, Botticelli, e molti altri. Si tratta di 34 dipinti, 22 disegni, 30 sculture o rilievi, 4 elementi architettonici, 11 gessi, 231 manufatti fra tessuti, modellini e oreficerie, 6 medaglie, 20 manoscritti, 5 lettere, 13 volumi a stampa. Tra i pezzi più ghiotti anche alcuni straordinari Donatello: la Madonna con Bambino eccezionalmente prestata dal Louvre, il Banchetto di Erode dal musèe des Beaux Art di Lille, la Madonna col bambino e Angeli del Victoria and Albert Museum. Ma anche la Presa di Troia del Maestro di Apollo e Dafne prestata dalla New York University, la placchetta ritenuta Autoritratto di profilo di Alberti della National Gallery di Washington, la Calunnia di Botticelloi dagli Uffizi, l’Armadio degli argenti di Beato Angelico dal Museo di San Marco e La città ideale, da Urbino. Un apporto particolarmente importante alla mostra è dato da un gruppo di documenti inediti provenienti dagli archivi familiari che consentono di ricostruire il sofferto rapporto che Alberti ebbe con la famiglia. In particolare un albero genealogico su pergamena gualcita di 14 centimetri per 25. Un vero piccolo tesoro apparentemente insignificante, che per secoli non aveva attirato l’attenzione degli studiosi, ma che oggi si è rivelato estremamente importante, scritto da Leon Battista Alberti in persona e che sarà esposto per la prima volta in Palazzo Strozzi. La mostra che si tiene a conclusione della manifestazioni per il VI centenario della nascita di Leon Battista, promossa e prodotta dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze con il patrocinio del Presidente della Repubblica, oltre a candidarsi come l’evento artistico fiorentino del 2006, sarà una pietra miliare per capire meglio “quest’uomo del Rinascimento” attraverso le innumerevoli testimonianze architettoniche, pittoriche, matematiche, chimiche, musicali. Di notevole pregio anche il catalogo realizzato da Mandragora e Maschietto editore, che insieme gestiscono anche il bookshop della mostra. Le due case editrici fiorentine si sono unite in doppio marchio “per affermare – hanno sottolineato i due editori Mario Curia e Federico Maschietto la comune volontà di costruire una realtà cittadina in grado di confrontarsi con i maggiori competitori nazionali”.

La mostra rimarrà aperta tutti il venerdì dalle 9 alle 23 e gli altri giorni dalle 9 alle 20 (info Sigma C.S.C. tel. 055 2469600).

Nuovo Museo di Strumenti Musicali

Massa Marittima

Nell’antica chiesa di S. Pietro all’Orto
il Museo degli strumenti musicali

In mostra anche un pianoforte uguale a quello usato da Mahler. Vi si può ammirare in diretta anche l’arte del restauro. Un affascinante viaggio alla scoperta dell’evoluzione degli strumenti musicali dell’occidente.

di Paolo Maggi (novembre 2003)

Forte piani, pianoforti e uno splendido clavicembalo del ‘600, muti testimoni di melodie religiose e antiche sonate, accolgono il visitatore nel Museo degli Strumenti Musicali di Massa Marittima, inaugurato nella scorsa estate, e lo accompagnano in viaggio appassionante. Un viaggio attraverso l’evoluzione tecnologica, stilistica e di gusto degli strumenti musicali, reso possibile grazie a Lorenzo Ronzoni, appassionato collezionista e restauratore di strumenti musicali, soprattutto di organi meccanici antichi.
Dopo aver stipulato un accordo con l’amministrazione comunale e aver dato vita, con il suo prezioso patrimonio, ad una Fondazione senza scopi di lucro, Lorenzo Ronzoni ha potuto allesti
re il percorso museale in alcuni locali all’interno del complesso di San Pietro All’Orto, da lui personalmente restaurati, anche riportando alla luce monofore e frammenti di affreschi della prima chiesa di Massa Marittima, dei quali non se ne conosceva neppure l’esistenza. Uno scenario suggestivo dove fanno dove possiamo ammirare,fra gli altri, un clavicembalo del ‘600, quattro Forte piani datati rispettivamente 1790 al 1820, 1840 e 1860 e un pianoforte a coda Bluthner, uguale a quello che usava Mahler, del 1904. Una vera e propria delizia per gli appassionati ma anche per i profani e per tutti coloro che intendono aprire una finestra singolare e affascinante sulla nostra storia che “racconta l’evoluzione del pianoforte, simbolo eminente della civiltà musicale occidentale”. All’interno del Museo inoltre i visitatori possono ammirare in diretta, in un apposito laboratorio, le varie fasi del restauro. Si tratta di un percorso unico nel suo genere con organi di rara bellezza e importanza – dice Lorenzo Ronzoni – raccolti soprattutto quando, in seguito ad una errata interpretazione dei dettami del Concilio Ecumenico Vaticano II, molte chiese si demolendo cantorie e svendendo gli strumenti inutilizzati che vennero per lo più trasformati in librerie, armadi, teche espositive di preziosi e altro. Alcuni vennero salvati e sottratti a questo tragico destino da appassionati musicisti e si trovano oggi nelle case di privati, sottratti quindi al godimento pubblico”. Il Museo degli strumenti Musicali (aperto tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, info 3470854024), è situato all’interno della chiesa sconsacrata nel complesso di S. Pietro all’Orto, nella cosiddetta “Città Nuova” anche se d’epoca medievale. Il complesso comprende anche la chiesa di Sant’Agostino e tutta la parte conventuale dove si trovano anche la Collezione d’Arte contemporanea del Comune e il Museo di Arte sacra.

3 febbraio 2008

Per le strade dell’isola d'Elba


pedalando fra cielo e mare

di Paolo Maggi (Coopinforma ottobre 2003)
Ogni stagione è quella buona per pedalare sospesi fra cielo e mare sulle strade dell’isola d’Elba. Meglio comunque evitare i periodi superaffollati della vacanza a tutti i costi per non subire le angherie e gli olezzi del traffico motorizzato e godersi al meglio il verde, l’azzurro e tutto l’arcobaleno di colori e lo scibile di profumi che l’isola offre, generosamente, in ogni mese dell’anno. Conosciuta fino ad un non lontano passato per le sue miniere, l’Elba, chiamata dai liguri “Ilva”, dai greci “Aethalia”, è stata dapprima ligure e poi greca, etrusca e per secoli romana. Nel medio evo dei pisani e quindi degli Appiani e custodisce ancora tante testimonianze lasciate dai Medici, dagli Spagnoli e dal breve regno napoleonico. A circa dieci chilometri dal continente la maggiore delle isole dell’Arcipelago toscano, terza in grandezza fra quelle italiane, si raggiunge in meno di un’ora di traghetto da Piombino e offre un’infinità di proposte turistico-alberghiere. Messa a “puntino” la bicicletta, mountain bike o city bike e scelta la compagnia adatta, non resta che pedalare e lasciarsi conquistare da questo vero e proprio paradiso del cicloturista. Scenari mozzafiato, scogliere scoscese, lunghe lingue di sabbia o piccole baie, borghi ricchi di storia, porti e porticcioli immersi in una natura ora incontaminata, ora ferita dal lavoro dell’uomo per trarne minerali e metalli, accompagnano il ciclista lungo una rete di strade che attraversano l’isola in lungo e largo e che svelano oltre 150 chilometri di costa e che, non a caso, la leggenda narra essere una delle gemme che caddero dal diadema di Venere, nelle onde del mare. Il nostro itinerario, diviso in due tappe, si snoda per oltre 120 chilometri, adatti a “tutte le gambe”, purché minimamente allenate a pedalare. La prima tappa parte da Portoferraio, passa per Marina di Campo e raggiunge Capoliveri. Circa 74 chilometri, dominati dalla dura ma breve fatica per salire a Poggio e Marciana.La seconda tappa da Capoliveri ritorna a Portoferraio passando dalle pendici del Monte Calamita, “dove le navi andavano a cozzare sul promontorio roccioso, perché attratte dal minerale magnetico”, come narra un’antica leggenda. 57 chilometri alla scoperta dei siti minerari più importanti dell’isola, punteggiato da paesi, ville, santuari, baie e porticcioli di rara bellezza e da una sgambata sui pedali per scavalcare il Volterraio, la più alta sentinella dell’isola.
Portoferraio – Marina di Campo – Capoliveri (74 chilometri)
Da Piombino traghettiamo fino a Portoferraio, il centro principale dell’Elba, così chiamato perché dal suo porto salpavano le navi cariche di ferro. E’ un borgo circondato da mura cinquecentesche, dominato dal Forte Stella e dal Forte Falcone dove Napoleone trascorse il suo esilio prima dei “cento giorni” e proprio per ricordare l’arrivo dell’Imperatore francese, ogni anno, il 4 di maggio , nell’isola prende il via il “Maggio napoleonico. Da Portoferraio, sede del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, imbocchiamo la strada in direzione di Marciana Marina. Arrivati al bivio di Carpani (3 Km), si svolta a destra e passiamo in prossimità dell’abitato di Biodola (7 Km), superando un piccolo colle (136 m), da dove si gode tutta la bellezza del golfo che racchiude le spiagge di Biodola e Scaglieri. Raggiungiamo l’abitato di Procchio (6 Km) e sempre pedalando sulla provinciale litoranea si raggiunge a Marciana Marina (7 Km). All’altezza dei campi da tennis della cittadina si attraversa un ponte che porta in Val di Cappone, all’inizio di un sentiero botanico ripristinato anni addietro da Legambiente dove si possono ammirare molte delle principali specie vegetali della macchia mediterranea, oltre a bellissime e superprotette orchidee spontanee. Da marciana parte la prima vera sgambata del nostro percorso. Si sale fino Poggio, 330 metri sul livello del mare (4 Km). Nella salita s’incontra anche una piccola fonte da dove sgorga l’”acqua di Poggio” che ancora oggi gli elbani vengono a prendere e che fino a non molto tempo fa, era venduta a poche lire dagli acquaioli. Da Poggio raggiungiamo poi Marciana (3 Km), alle pendici del monte Capanne 1018 m.. Qui possiamo ammirare la bella fortezza pisana e dal piazzale delle scuole medie, godere di uno splendido panorama fra “terra e mare”. Dal centro del paese parte una scalinata in pietra che porta al romitorio della Madonna del Monte, luogo deputato agli incontri tra Napoleone e Maria Walewska, nei dieci mesi che l’Imperatore soggiornò nell’isola, e alcuni sentieri escursionistici (CAI) che permettono di scoprire il massiccio del monte Capanne, una delle zone più suggestive del Parco. Dopo la sgambata in salita, un’emozionante discesa ci fa scivolare velocemente lungo la strada provinciale che man mano diventa litoranea, con vista su una costa frastagliata e a strapiombo sul mare con numerosi affacci su panorami da favola. Dopo aver raggiunto l’abitato di Zanca, 148 m., (6 Km) si procede fino a Patresi (2 Km), dove il tramonto sul mare, che qui chiamano “Posa di sole”, è uno spettacolo da non perdere. Si procede per le località Mortaio, Patresi Colle d’Orano 140 m., sospesi fra mare e monti sulla litoranea. Si scende fino a Chiessi e quindi a Pomonte, paesi dove fioriscono i “gerani più rossi e si fa un vino forte e secco”. Poco dopo possiamo ammirare le splendide insenature di Fetovaia (4 Km) e Seccheto (2 Km).
Dopo nemmeno un chilometro costeggiamo il golfo di Cavoli con l’unica spiaggia bianca dell’isola e, curiosità non da poco, nel retrospiaggia, vi cresce l’unico esemplare spontaneo sull’isola di “Maclura pomifera”, magnifica pianta del Texas dai curiosi frutti. La strada poi abbandona la costa per tagliare il promontorio di Capo Poro, vera e propria terra del vino, altra delizia dell’isola, che chiude a ovest il golfo di Marina di Campo (5 Km). Lasciato il “paese più mondano” dell’Elba e la sua bellissima spiaggia, passiamo da San Mamiliano (1 Km), da dove il nostro percorso inizia a salire per attraversare il monte Tambone che scavalchiamo a quota 261 m. (4 Km), dove si gode di un panorama mozzafiato sui golfi di Lacuna e Stella e il monte Calamita. Una bella discesa ci porta poi fino a Lacona (4 Km) che vanta, in una parte del suo arenile, una preziosa fascia dunale dove rinasce e fiorisce ogni anno quella vegetazione che ha il suo massimo splendore nel “Pancratium Maritimum”, il candido giglio della sabbia. Dopo Lacona costeggiamo una parte del golfo Stella per poi addentrarci nell’interno fino a incontrare la provinciale che unisce Portoferraio a Capoliveri e Porto Azzurro, quindi imboccarla sulla destra fino all’abitato di Capoliveri. 167 m. (11 Km). Una splendida piazzetta immersa in un borgo medievale e una spiccata iniziativa locale ne fanno uno dei centri estivi più ricercati e, d’estate, la capitale del jazz. Nei dintorni splendide insenature e ovviamente il monte Calamita, 413 m. con le sue miniere e la scogliera di Punta dei Ripalta, dove in primavera nidificano migliaia di gabbiani.
Capoliveri – Rio Marina – Portoferraio (57 chilometri)
Da Capoliveri si torna indietro per 3.5 Km e poi si prende a destra, costeggiando la baia di Mola fino a Porto Azzurro (1.5 Km). Il paese è dominato dalla Fortezza di San Giacomo di Longone, ora penitenziario. Da porto Azzurro, già Porto Longone, si procede verso Nord nella valle del Fosso di Riale e poi, risalendo nel bacino del rio di Ortano si arriva fin sotto al paese di Rio nell’Elba da dove, svoltando a destra si scende fino a Rio Marina (3 Km). E’ questa la parte dell’isola che più mostra i segni dell’escavazione secolare dei minerali. Paese caratteristico incastonato in un piccola insenatura incorniciata dalla roccia delle miniere e sovrastata da una torre Cinquecentesca costruita da Jacopo V Appiani. In paese si può visitare la chiesa di San Rocco, il museo dei minerali Elbani presso il palazzo comunale e il Museo Mineralogico “Alfeo Ricci”, che illustrano la ricca varietà dei minerali dell’isola. Da Rio Marina si procede poi per la strada provinciale attraverso una serie di tornanti che si snodano fra l’azzurro del mare e i colori delle rocce ferrose, fino ad arrivare a Cavo (7 Km), piccolo porto con una spiaggia molto bella. Da qui si torna indietro, si attraversa nuovamente Rio Marina e si procede in salita fino a Rio nell’Elba, 178 m. (10 Km). Qui suggeriamo di sostare nel punto dove la strada scorre sotto il paese per visitare gli antichi lavatoi e da lì risalire a piedi verso il paese per andare alla scoperta dei “canali”, bocche di bronzo dalle quali sgorga l’acqua che ha segnato anche nel nome l’antico e suggestivo paese. Nei pressi di Rio, lungo la strada per Nisporto s’incontra l’affascinante eremo di S. Caterina, caro alla devozione degli abitanti del versante del ferro, che a questa santa egiziana offrivano ex voto per scampati pericoli di mare e di miniera. Da Rio nell’Elba si scende fino all’incrocio con le strade che vanno verso Rio Marina, Porto Azzurro e sulla destra con quella che imbocchiamo per scavalcare il Volterraio, m. 409 (6 Km), dominato da una superba rocca pisana. Dopo aver goduto appieno del panorama che si staglia a 360 gradi si scende fino al bivio dell’Ottone (4 Km), che merita una deviazione di poche centinaia di metri fino al Camping Rosselba, per ammirare un intero giardino di palme in cui convivono esemplari di tutto il mondo con la “Camerops humilis”, la palma nana di S. Antioco, unica originaria dell’Europa. Sempre sulla strada provinciale, appena prima di una breve ma ripida discesa, in uno slargo sulla destra, s’intravedono le mura che delimitano la grande villa romana delle Grotte (5Km). La parte scavata e riportata alla luce è cento metri più avanti e guarda la città di Portoferraio offrendo un bellissimo panorama. Da qui raggiungiamo il bivio per Carpani (4 Km) e quindi Portoferraio (3 Km).
Un po’ di cucina elbana
Cacciucco
E’ forse la ricetta più albana che c’è. Un vero e proprio piatto unico tant’é gustoso e ricco. Fatto un soffritto di cipolle, pomodori e zenzero si aggiungono in pentola diverse qualità di pesce, cominciando da quello più “duro”, che necessita di un tempo di cottura più lungo, fino a crostacei e frutti di mare. Si cuoce a fuoco lento e aggiungendo molta acqua. Si serve in un piatto foderato con fette di pane abbrustolito e agliato.
Polpo Lesso
Il polpo va prima scottato almeno tre volte in acqua bollente non salata e poi fatto bollire con sale e peperoncino.
Gurguglione
Si fanno rosolare in poco olio d’oliva, a fuoco vivo, pomodori, melanzane, peperoni, cipolla, zucchine, prezzemolo e basilico. Dopo si aggiungono pomodori freschi tagliati a pezzetti e si continua la cottura finché le verdure non sono cotte sufficientemente.
Riso al nero di seppia
Si puliscono le seppie mettendo da una parte le vesciche con il “nero” e si fa un trito con i tentacoli. In un tegame versiamo un bicchiere d’olio d’oliva e facciamo appassire un po’ di cipolla, aggiungiamo le seppie e il trito dei tentacoli. Cuociamo per qualche minuto e versiamo un bicchiere di vino rosso, si lascia evaporare e poi aggiungiamo pomodoro a pezzetti, prezzemolo, aglio, sale e peperoncino. Quando le seppie sono cotte mescoliamo con il nero e il riso.
Stoccafisso alla riese
In un recipiente, meglio se di terracotta, facciamo soffriggere in olio d’oliva un trito di cipolla, zenzero, basilico, prezzemolo, sale, pepe, capperi, olive e pinoli. Si aggiungono pomodori freschi a pezzetti e cuociamo a fuoco moderato. Alla fine aggiungiamo lo stoccafisso. Per completare la cottura andrà aggiunta man mano dell’acqua. Si serve spolverato di parmigiano grattugiato.

Nota: un grazie davvero di cuore a Giovanna Neri, amante e profonda conoscitrice dell'isola.

2 febbraio 2008

In Toscana la "Chiocciola" va forte

di paolo Maggi (Coopinforma n. 84)

21 osterie toscane premiate con la “Chiocciola”, lo speciale riconoscimento attribuito dalla guida 2007 di “Osterie d’Italia - sussidiario del mangiarbere all’italiana” di Slow Food. La Toscana risulta così la regione più premiata insieme alla Lombardia. Quest’anno sono stati insigniti della “chiocciola” in tutto 200 locali, particolarmente in sintonia con la filosofia Slow Food per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza. Complessivamente la guida, giunta alla diciassettesima edizione, propone ben 656 soste di piacere, osterie, trattorie, ristoranti, enoteche e aziende agrituristiche. Le osterie premiate con la “chiocciola” in Toscana Sono: Antica fattoria del Grottaione a Castel del Piano (Gr), La Solita zuppa a Chiusi (Si); il Cibreo e Mario a Firenze; Locanda Borgo antico a Lucolena (Fi); Hosteria la Vecchia Rota di Marciano della Chiana (Ar); Osteria Bonanni a Montelupo Fiorentino; Il frantoio di Montescudaio (Pi); Il Pozzo di Pieve Fosciana (Lu); Il Garibaldi innamorato, Piombino (Li); Re di Puglia, Coltano (Pi); Da Bussé, Pontremoli (Ms); La Tana degli orsi, Pratovecchio (Ar); Boscaglia opificio del Bosco, Radicandoli (Si); Osteria del carcere di San Gimignano (Si); La Vecchia cantina, Maresca (Pt); Da Gagliano, Sartiano (Si), Hosteria il carroccio (Si); Il Caminetto da Ghigo, Suvereto (Li); Costachiara e L’acquolina di Terranova Bracciolini (Ar).

Rocca di Frassinello, cantina d'autore in Maremma

Inaugurata la cantina progettata da Renzo Piano. La barriquerie, scavata 50 metri nella roccia contiene 2500 botti di rovere francese. Conferita dal comune di Gavorrano la cittadinanza onoraria all'architetto.



di Susanna Benvenuti (Coopinforma n. 84)

La trasformazione del vino è un rituale sacro e misterioso, che avviene sottoterra, in segreto e la cantina è il luogo antico dove questo accade. Questa l’idea ispiratrice per la realizzazione della cantina Rocca di Frassinello a Giuncarico di Gavorrano che è nata dall’amicizia e dalla collaborazione tra Paolo Panerai, giornalista editore e proprietario del podere Castellare nel Chianti e Renzo Piano, uno dei più grandi architetti contemporanei.Dopo una ricognizione in elicottero (perché Piano ha bisogno prima di “capire l’ambiente dall’alto, come gli uccelli, perché un architetto deve anche imparare a volare”) i suoi post-it gialli erano già pieni di segni e tratti di pennarello: il primo sogno del progetto. Sulla collina di Poggio alla Guardia, sulla rocca testimonianza appunto di un antico posto di guardia, davanti al borgo medievale di Giuncarico nel cuore della maremma ha preso vita la cantina, immaginata come spazio segreto da Piano, maestro di essenzialità. Un insolito progetto “piccolo” per Piano, che è solito lavorare a grandi opere, ma non per questo più facile. Un luogo nobile, ma realizzato senza sfarzi e lusso perché una cantina rimane pur sempre “una fabbrica e non un monumento”, come precisa l'architetto. Il cuore della cantina è la barriquerie o barricaia, che è stata scavata 50 metri nella roccia e contiene 2500 botti di rovere francese disposte a gradoni concentrici e discendenti come un’arena. Poi la Torre, che svetta insieme ai cipressi del poggio, come se facesse parte da sempre del territorio, e che acchiappa la luce con un sistema di specchi e illumina con un improvviso squarcio di luce il centro della barriquerie; infine un grande sagrato di mattoni rossi pensato per accogliere il viavai delle operazioni di vendemmia, ma anche per ospitare eventi. Rosso il colore che Piano ha scelto per Rocca di Frassinello, il colore della frugalità della Maremma e dei suoi paesaggi medioevali. Dopo quattro anni di progettazione la cantina è stata inaugurata il 30 di giugno scorso e in quella occasione il consiglio comunale di Gavorrano, riunito in seduta straordinaria,al suono delle chiarine e dei tamburirini, nel teatro di via Matteotti ha conferito la cittadinanza onoraria all’architetto Renzo Piano con la motivazione di “aver accresciuto il prestigio del territorio con la progettazione della cantina Rocca di Frassinello". Intanto sul mercato sono già arrivate le 130 mila bottiglie delle tre etichette importanti prodotte nel luogo dalla vendemmia 2004: Poggio alla Guardia, Le Sughere di Frassinello e Rocca di Frassinello.La cantina è aperta per visite guidate su prenotazione ogni giorno (compresa la domenica) dalle ore 9 alle ore13 e dalle ore 15 alle ore 19. Per prenotazioni telefonare al Direttore tecnico della cantina,Sig.Massimo Casagrande, 3382405654 oppure 0566-88201